Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (II corso)
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IL PANE DELL'ANIMA SECONDO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica nona dopo Pentecoste In tempo di sciagura

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Evangelio della domenica nona

dopo Pentecoste

In tempo di sciagura

  1. [270]Si succedono nella vita certi momenti nei quali è bisogno che l'uomo presti tutta la attenzione sua. In ora di pericolo e di sciagura convien che sieno vigili i sensi del corpo, che sieno pronte ad operare le potenze dell'anima. Sovrat<t>utto nel caso ultimo, quando il pericolo è l'estremo. Ah, la sciagura di morte com'è spaventosa!

  Leggiamo nell'Evangelio della presente domenica che il divin Salvatore fecesi per un momento a riflettere sopra alla sciagura che avrebbe incolto Gerusalemme. Pianse sopra quella sgraziata città e intanto diceva: "Aprissi almen tu gli occhi alla minaccia che ti sovrasta, ma non vuoi credere, e così di te, Gerusalemme, la prima città del mondo, non rimarrà più pietra sopra pietra. I nemici ti metteranno rasa a terra perché non hai voluto profittare del giorno della grazia". Intanto Gesù Cristo entrò nel tempio, ne scacciò i profanatori che entro vi stavano a comperare [271]ed a vendere e disse: "La mia casa è casa di orazione, voi ne fate una spelonca di ladroni". Dopo di ciò Gesù Cristo con pazienza infinita tolse ad ammaestrare le turbe130.

  Fratelli miei, l'avviso che il divin Salvatore porse alle turbe di Gerusalemme è ammonizione che volge a ciascun di noi. L'ora della nostra morte si avvicina. Già bussa alla porta di casa. Presto, presto! Guardiamo laggiù: eccola la morte; vegliamo e preghiamo che Dio ci aiuti. Chi parla così è il Signore per bocca di san Marco. Dice Iddio: "Guardate, vegliate e pregate, perché non saprete quando sia il tempo"131. Attenzione, fratelli miei, perché siamo in grave pericolo.

  2. Dura fatica è dover discendere giù per burroni su l'orlo

- 550 -di orrendi precipizii. Ah come conviene allora aver vista buona! Chi è cieco, è certo di precipitare. L'uomo che discende nei sentieri della morte viene attraverso a burroni in fondo ai quali è l'abisso d'inferno. Oh come di cuore convien gridare: "Signore, che io vegga! Signore, che io vegga!"132. Perocché la cecità spirituale è assai più terribile che la temporale.

  Chi è sol cieco negli occhi del corpo può, fra molti disagi, aver [272]anche il bene di non lasciarsi tirare dallo splendore delle umane vanità. Può poi cercar l'aiuto altrui e ottenerlo. O se gli incontri di cadere, tutt'al più ponendo il piè in fallo discende in una fossa. Ma chi è cieco nello spirito ha perduto ogni bene, perché ha smarrito il potere di guardare al cielo. Non può farsi aiutar da veruno, perché a nessuno egli crede. Reputa egli medesimo di saperne di vantaggio assai sopra ogni altro. Che se lo sciagurato precipiti, l'abisso che l'attende è rovina irreparabile, perché precipitando cade allo inferno.

  Che dite adunque? Ve ne scongiuro a mani giunte. Guardatevi da ogni colpa mortale che vi toglie <di> poter guardare al paradiso! Guardatevi ancora da ogni colpa veniale, perché anche il peccato veniale, sovrat<t>utto quando è avvertito, offusca gli occhi della mente!

  3. Il peccato veniale fa l'effetto che <cagiona> il sonno nella gente dedita al dormire. Quelli che dormono troppo intiepidiscono le facoltà mentali, si lasciano opprimere dalla miseria che comodamente entra e dalle porte e dalle finestre di casa. Poi i dormigliosi son circondati sempre da nuvoli di mosche e di insetti che continuamente [273]li molestano.

  Questi medesimi danni cagiona nell'anima il peccato veniale. Fa diventar languidi nello spirito. Cagiona una carestia spaventosa dei beni spirituali. E poi lascia che si scaraventino addosso una turba di demoni, spiriti malignissimi, i quali tormentano al mal fare e inducono alla disperazione. Sicché è bisogno di vegliare. Sovrat<t>utto bisogna non mai stare in ozio. L'ozio è il padre dei vizi. Quando un cristiano dimora - 551 -nell'ozio, egli è in pericolo come l'uomo che muove i passi sulle corde tirate in alto. Filippo Neri voleva che i suoi fossero sempre occupati. Quando scorgevane uno inoperoso, subito gli imponeva un'opera, benché leggera, a farsi prima e poi a disfarsi. Soggiungeva intanto: "Lavorate, perché il demonio venendo e trovandovi occupati non abbia modo per potervi tentare".

  4. E intanto che si veglia e che si lavora, convien anche rivolgere lo sguardo al cielo. Così fa anche il contadino. Dopo che egli ha lavorato il suo campo, lo guarda con affetto di timore e di speranza. Fissa poi gli occhi al cielo e dice: "Benedite, o Signore, alle fatiche mie. Mandatelo voi il [274]sole e la pioggia nel tempo opportuno".

  Preghiamo noi medesimi con affetto pari e Dio ci esaudirà. Non si richiede che il nostro pregare sia prolisso, che sia assai studiato. Anzi piace a Dio un sospiro del cuore, un salutare pensiero della mente. Questo gli aggrada ancor meglio che i discorsi prolungati. Non è vero che anche al padre più che altro piacciono i saluti del fanciulletto, le carezze e le sue proteste di affetto? Tre cose dunque voglionsi a ben disporsi per morire. Conviene guardare e intanto vegliare e supplicare Iddio.

  5. Poiché finalmente noi non sappiamo quand'egli verrà. Può tardare ad alcuni anni. Può tardare solo a mesi e può esser imminente la sua presenza. Il pesce, quando è già preso nella rete, ancor non s'avvede e si diverte e guizza e salta. Gode il meschinello in veder che molti compagni gli si stringono intorno sempre più. Il misero non sa ed esso è spacciato omai. In un minuto di tempo lo vedete palpitante, tratto fuori dalle acque e poi morire in fondo alla navicella.

  L'ha detto il Signore che noi non sappiamo il giorno in cui verrà. Che serve lusingarsi? Non giova considerar età, non [275]vale far caso di salute propria o di auguri o di vaticini d'altri uomini. Il Signore ha detto: "Voi non sapete quand'io venga"133, e bisogna credergli. Il padrone del tempo e della

- 552 -vita non è altri che Dio. Stanno in attenzione gli scolari quando non sanno se il maestro tarderà ancor poco a giungere. Stanno in attenzione i soldati quando sanno che presto giungerà il comandante. E noi aspettiamo il sovrano del cielo, il quale dovrà giudicare della nostra fortuna eterna, eppure noi non temiamo? Fissiamo lo sguardo in alto. Stiamo in attenzione e supplichiamo. A questo patto Iddio ci salverà.

Riflessi

  1. In tempo di sciagura conviene prestare attenzione diligente.

  2. Anzitutto bisogna guardare con occhio sicuro.

  3. E poi prestar attenzione e non star sonnacchiosi.

  4. Convien poi pregar di cuore.

  5. Perché, finalmente, quando Dio venga noi nol sappiamo.





p. 549
130 Cfr. Lc 19, 41-47.



131 Mc 13, 33.



p. 550
132 Mc 10, 51.



p. 551
133 Cfr. Mt 24, 44.



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