Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (II corso)
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IL PANE DELL'ANIMA SECONDO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica decima prima dopo Pentecoste Buon senso e buon cuore

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Evangelio della domenica decima prima

dopo Pentecoste

Buon senso e buon cuore

  1. [283]Possedere intelligenza per salvare un'anima, quest'è il miglior senso del cristiano. Avere volontà per far bene al prossimo, quest'è il miglior cuore di un seguace del Salvatore. Ascoltate ciò che nello Evangelo di questo ne riferisce san Marco: "In quel tempo uscendo Gesù dai confini di Tiro, venne per Sidone al mar di Galilea, fra il mezzo dei confini della Decapoli. Gli presentano poi un meschinello sordo e muto e lo pregano che gli imponga le mani. E Gesù, traendolo fuori della turba, pose le dita nelle orecchie di lui e poi disse: Ephpheta, che vuol dire: Apritevi. E tosto si aprirono le orecchie di lui e si snodò la lingua sua e parlava poi speditamente. Comandò poi loro che non facessero parola ad alcuno. Ma quelli discorrevano tanto più alto e ne facevano plauso con dire: Ha fatto bene ogni cosa, fece udire i sordi e parlare i muti"136.

- 557 -  Fratelli miei, piaccia al cielo che come il popolo [284]della Decapoli aveva argomento di benedire con sì buon affetto il Salvatore, così il popolo del nostro paese abbia buon motivo di lodare la persona di ciascun di voi. Abbiate buon senso per discernere i bisogni altrui, abbiate buon cuore per provvedervi e ve ne porgeranno lode e ringraziamento i parenti ed i vicini.   Intanto poi che facciamo bene altrui, guardiamo a salvar noi medesimi. L'Ecclesiastico ci porge avviso opportuno in questa buona massima: "Ricupera il prossimo secondo la tua virtù e guarda a te perché non cada"137. Attendiamo, o fratelli, perché qui abbiamo una guida utile per tutta la vita nostra.

  2. Chi ci suggerisce ad aver buon senso e buon cuore per salvare un'anima è il Signore: quale degnazione! Iddio, il quale è la beatitudine e la gloria del paradiso, gode <di> rivolgersi a noi e dire: "Aiutatemi a salvar le anime!". E Gesù Cristo, il vero Figlio di Dio, viene con affetto di Salvatore trafelante di sudore e bagnato di sangue e ci dice: "Aiutatemi <a> salvare le anime!". Che onore per noi! Meschinelli, che cosa potressimo regalare in ossequio alla maestà dello Altissimo? Ma se ci adoperiamo per [285]salvare un'anima, subito gliene procacciamo onore e godimento alto. Ottimo <è> il Signore, il quale ci ha chiamati a sì nobile impresa. Fortuna nostra se sappiamo degnamente corrispondervi.

  3. Compassione vivissima fanno quei meschinelli che in tempo di pubblica caristia o di peste che infierisce vagolano intorno incerti. Hanno le guancie infossate, gli occhi stravolti, la mente istupidita. Gli cadono dalla persona a brandelli le vestimenta e muovono guardi e accenti che straziano l'animo. La vista di questi miseri commoveva sì al vivo gli animi di Carlo Borromeo vescovo di Milano, di Belsunce vescovo di Marsiglia, non che della turba di cristiani e di cristiane che a quelli affollavansi per soccorrere ai miseri.

  Ma quando voi scorgete dei figli che corrono per le piazze a lacerarsi l'anima, dei giovani che si affrettano smaniosi per spregiare il meglio che loro rimane, l'onestà, quando scorgete

- 558 -fanciulle che si perdono a tutti i capricci e quando anche vediate padri di famiglie che sono pronti ai vizii dell'ubbriachezza e madri di famiglie atte a metter la casa a sus<s>urri ed a maledizione, ah come dovete allora compatire a [286]tante infermità! Le malattie spirituali sono ben più <difficili> a curarsi delle corporali, benché per caso atterriscano meno il senso umano. Ed è per le necessità spirituali del prossimo che noi dobbiamo angustiarci. Ah, se abbiamo buon senso per discernere, avremo anche buon cuore a provvedervi.

  4. Molto più che l'anime dei peccatori si tratta di strapparle dalle ugne di Satana. Quel ladrone ne ha già rovinate troppe anime! Quell'omicida già troppi ne ha uccisi! Il superbo volle far guerra contro allo Onnipotente. Sta bene che allo iniquo sieno fiaccate le corna. Chi può tollerare che, dopo aver veduto Gesù Cristo a morire in croce, il diavolo si guadagni ancora un'anima? Satanasso allo inferno! Lucifero ai tormenti sempiterni e non osi mai più funestare il regno di Gesù Cristo!

  E noi, o fratelli, dobbiamo accingerci a questa guerra. Impariamo dalla battaglia che san Michele ingaggiò contro il Lucifero. Quell'arcangelo combatté dal cielo, noi combattiamolo Satanasso dalla terra. Facciamo sì che il leone si giaccia accovacciato, percosso da' nostri dardi, che il fiero se ne stia brutto e confuso.

  5. Intanto se gli salviamo delle anime, [287]quanto ne godrà Gesù Cristo! Argomentatelo voi stessi. Quanto gode un padre in scorgere che un'anima pietosa gli ha ricondotti i figli che piangeva perduti! Quanto ne gode o il fratello o l'amico in riabbracciarsi al fratello od all'amico che forse per un pezzo sospirò assenti nel pericolo! Ed io non vi so dire quanto sia per goderne il cuore di Gesù Cristo. Ben vi posso dire quello che egli rivelò a più di un cristiano fedele, le anime essergli così care che per salvarne ancor una da morte eterna sarebbe disposto a morire, se fosse possibile, sul legno di croce!

  Immaginate ora Gesù in sudor di sangue all'orto, Gesù in bagno di sangue al Calvario e poi riflettete: "Io, se lo voglio, posso risparmiare a Gesù quelle agonie e quel sangue! A vece di quel patire così intenso, gli posso procurare un godimento

- 559 -tanto più vivo". Questi devono essere i pensieri. E se noi abbiamo senno per intendere, non sarà poi possibile che ci manchi il cuore a provvedere.

  6. Iddio intende sol che ci adoperiamo per quanto è nelle forze di ciascuno. I predicatori a tuonar dal pergamo per ridurre i traviati e voi, padri di famiglia, a [288]farla da savi maestri con i figli nella casa. I ricchi a sparger copiose elemosine per strappar le anime dal pericolo e voi con pietà nella famiglia e nel paese a far tacere tanti lamenti, a metter fine a tante discordie. Ha chi è in grado di far sentir i suoi ammonimenti a mezzo della stampa, e chi di voi non può far questo, che attenda in privato a correggere i bestemmiatori, in privato a scongiurare i scandalosi.

  Gli idioti bensì, ma che sieno di buon senso e di buon cuore, possono essere missionari e salvatori di anime nella via che loro assegna il Signore. Quanto di bene operò Francesco d'Assisi, benché non sacerdote! E quanto ne operò Girolamo Emiliani e Giovan di Dio, benché semplici soldati; le Catterine e le Chiare operarono forse un bene inferiore a quello di un missionario valente perché furono povere cristianelle? Sicché, a seconda delle proprie forze e come inspira il Signore, tutti possiamo con molto profitto attendere alla salvezza delle anime.

  7. In compiere un atto sublime di carità procuriamo nel medesimo tempo di giovare agli altri e di non nuocere a noi [289]medesimi. Ha dei soldati i quali sono coraggiosi, ma perché sono troppo arrischiati nei pericoli, perciò han bisogno che una guida li freni. Ha dei cristiani i quali volontieri comunicano con tutte le persone di mal costume o di dottrina perduta, e lo fanno con l'animo di non nuocere a sé e di salvare altrui, ma intanto che si trovano in mezzo al puzzo del vizio esalano poco a poco l'alito pestifero. Quando si trovano in mezzo al vento di falsi insegnamenti, facilmente si lasciano portar via da quello il buon frutto di virtù che nel cuore si è coltivato con molto stento di fatica.

  In una parola, che gioverebbe se noi potessimo giungere a salvare più di un'anima e poi che dannassimo disperatamente l'anima nostra? Sicché uopo è di attenzione in ogni luogo e in

- 560 -ogni tempo. Buon senso e buon cuore per salvare altrui, buon senso e buon cuore adoperiamo ancora per salvare noi medesimi.

Riflessi

  1. Buon senso e buon cuore per giovare al prossimo fratello.

  2. [290]Il Signore ce ne porge caloroso invito.

  3. Le infermità spirituali del prossimo sono tante e così misere!

  4. Sono a discrezion di Satana.

  5. Se salviamo un'anima, che giubilo ne avrà Gesù Cristo!

  6.  Adoperiamoci con tutte le forze.

  7.   E in salvar altri cerchiamo di non perdere noi medesimi.





p. 556
136 Mc 7, 31-37.



p. 557
137 Sir 29, 27.



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