Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (III corso)
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IL PANE DELL'ANIMA TERZO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica terza di Avvento Guardate le iniquità vostre

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Evangelio della domenica terza

di Avvento

Guardate le iniquità vostre

  1. [17]Ci viene innanzi stamattina una figura mestissima di penitenza, Giovanni Battista. Tiene il petto squarciato, il viso ardente per la foga de' suoi affetti. Veste con la pelle d'agnello, e con i piedi scalzi e con capo scoperto si affretta per le selve, gridando penitenza ad ognuno che incontra della folla di gente che viene <a> domandarlo di consiglio. Lo intima a tutti: "Fate penitenza!".

  In questo giorno poi una ambasciata nobilissima scelta fra i capi del popolo viene per dirgli: "Chi siete voi dunque, che vi possiamo onorare secondo il merito? Siete un profeta, ovvero Elia risuscitato, o siete voi lo stesso Salvatore?". Risponde Giovanni: "No, no, io sono la voce che grida nel deserto: Fate penitenza! Io battezzo nell'acqua di penitenza. Nel mezzo vostro poi è già venuto il Salvatore. Di questi io non sono tampoco degno di sciogliere i legacci delle scarpe"8.

- 622 -Dopo ciò lasciava [18]le interrogazioni importune di quelli e si affrettava altrove per ammaestrare le turbe e ripetere a tutti: "Fate penitenza!".

  Facciamo penitenza noi stessi. Il Salvatore è per mostrarsi a noi pure. Come lo potremo incontrare noi peccatori, se almeno non gli offriamo un cuore contrito? Il santo re Davide, benché sapesse che il suo peccato gli era stato già da Dio perdonato, nondimeno ripeteva di continuo al Signore: "Lavatemi sempre più dalla mia iniquità, o Signore, e mondatemi dal mio delitto, perché io conosco la iniquità mia e il peccato mio mi è sempre d'incontro"9. Peccatori meschini lo siamo noi medesimi. Impariamo a dolercene come ci insinua<no> e l'Evangelio e lo stesso reale Salmista.

  2. Leggiamo nella Santa Scrittura che un giovinetto venuto al campo colla madre sua prese male assai grave al capo. Allora si torceva le membra e gridava colla voce: "Mi duole il capo, mi duole il capo!". In questo atteggiamento compassionevole seguiva <a> sclamare finché morì.

  Oh che male di capo è mai un peccato mortale!... Non è solamente male di capo, ma lo è fieramente di cuore, è tormento per tutto il corpo e per tutte le potenze [19]dell'anima. Il divin Salvatore nell'orto del Getsemani, per causa dei peccati mortali, era venuto in agonia e pioveva sangue dal volto e dal corpo suo. Pietro apostolo a motivo di un triplice peccato mortale pianse per tutta la sua vita. Lagrimò poi sì dolorosamente che giù per le sue guancie si erano formate due scan<n>ellature. Il Signore gli aveva perdonato a Pietro il suo enorme fallo, ma il tenero cuore dell'apostolo, in riflettere da una parte alla maestà ed alla bontà di Dio da lui offesa e dall'altra <al>la iniquità della sua colpa, pareva trovare un qualche sfogo al suo dolore non in altro che in piangere ogni più vivamente.

  Così dobbiamo noi avere le ciglia umide di lagrime sino alla fine. Chi più piange, più cordiale perdono ottiene e maggiori- 623 - grazie. Dobbiamo piangere sino alla fine, perché il lagrimare è il meglio che si possa fare dai peccatori miseri.

  3. Noi non deploriamo con abbondanza di lagrime le nostre colpe perché non ne conosciamo bene addentro la malizia. Figuriamoci dinanzi un giovine figlio che da primogenito del re è diventato schiavo di un tiranno barbarissimo. Geme in oscura [20]carcere, l'affligge un tormento di lebbra, di pestilenza, ha perduto tutto e si aspetta che di ora in ora vengano a dischiudere la prigione per condurlo all'estremo supplicio. Povero figliuolo! Quanta pietà per un giovine così sciagurato!

  Ma se abbiamo peccato, risolviamo<ci al>le lagrime per detestare le colpe nostre. Un'anima che dallo stato di grazia è caduta nel laccio al peccato è un figlio del Signore che, lasciata la reggia celeste, è disceso a mettersi nella carcere dell'inferno. Il peccato mortale è l'inferno di colpa per le anime. Sicché oh quanto si deve dolere un cristiano così sciagurato! Dogliamoci tutti, perché il peccato mortale è il peggior male che possa venire all'anima cristiana.

  4. Consideriamo ancor meglio la iniquità di un cristiano. Nabucodonosor re eresse la propria statua in metallo prezioso d'oro. Chiamava la turba del popolo e poi diceva: "Adoratemi come dio in quella statua, perché io sono eguale all'Altissimo. Adoratemi, o voi morrete tutti". Antioco, crudissimo monarca, aspettava che il popolo fosse radunato in un luogo [21]solo e poi lo faceva massacrare come un ovile di pecore. Il re Saulle, venuto a guerra coi nemici suoi e trovatosi perdente, dispose lo stilo in terra, vi cadde sopra col corpo e si uccise miseramente.

  Detestabilissimi eccessi! Ma il cristiano quando ad occhi aperti, a sangue freddo commette una colpa di malizia tale, lo sciagurato con uno stilo ferisce se stesso, con una spada di scandalo il più delle volte ammazza l'anima del prossimo. E con un dardo di empietà che scaglia10 all'alto, mira a far guerra all'Altissimo. E poi ditemi che un cristiano con un peccato mortale sull'anima non è una mostruosità detestabile!

- 624 -  5. Molto più se consideriamo che il peccato lascia sempre le sue funestissime conseguenze. Prima fra queste è la inclinazione all'abito reo. Può benissimo uno <non> morire da un male o di ferita o di snodatura, ma intanto quel male sofferto gli lascia nel corpo una imperfezione11 speciale per molte magagne di malattia. Per questo neppure non sono mai abbastanza <da evitare>.

  La ferita di un peccato mortale lascia nell'anima una fiacchezza di forze, una propensione alla ricaduta [22]per cui vengono guai al cristiano se egli non istà in continua attenzione. Di qui il bisogno di piangere i propri peccati, per curare sino all'ultimo le reliquie del male che ha<nno> lasciato nell'anima. Di più il bisogno di piangere continuamente per non ricadere mai più in colpa di sorta.

  Catterina, chiamata a vedere in visione l'orridezza del male, piangeva poi come una desolata. E Maddalena de' Pazzi domandava a Dio di poter col suo corpo attraversarsi nello ingresso dell'inferno per impedire che un'anima vi precipitasse ancor dentro. Noi preghiamo per tutti affinché si salvino. Supplichiamo per noi medesimi per mettere in sicuro l'anima nostra.

  6. Perocché quando il Signore opera in pro del peccatore un miracolo di misericordia, si richiede appunto che Dio abbia pietà del misero. Vuolsi poi che noi abbiamo a gridare misericordia con gemito allo Altissimo. Dio richiede da noi il sacrificio di pentimento e di molte buone opere.

  A questo punto egli vi aggiunge l'impulso della sua grazia ed il beneficio della sua misericordia. Il tralcio forma il suo grappolo di uva perché è aderente al tralcio della vite e da essa ne riceve [23]vigore. Un cristiano riceve la sua vita dalla grazia che è la forza12 di Gesù Cristo. Il divin Salvatore poi nei misteri della sua ineffabile misericordia ha disposto il sacramento di Penitenza, nel quale versando il frutto del proprio sangue il peccatore rimane giustificato. Il sangue di Gesù

- 625 -Cristo guarisce le umane infermità e riveste l'anima di virtù celesti.

  7. Luigi Gonzaga pianse due falli leggeri della sua vita con lacrime che continuarono <a> sgorgargli dagli occhi per tutta la sua vita. Il re Davide per un peccato assai grave si cingeva le carni di cilizi, <si> versava la cenere sul capo e non dava mai tregua al pianto. In far questo imparavano sempre più a distaccarsi dalla vanità della terra. Vieppiù continuavano la guerra contro alle pretese della carne. E al demonio movevano sempre più colpi di disfatta. Quest'è il frutto di un lagrimare assiduo.

  Noi come detestiamo le nostre colpe? Se non le abbiamo in abbominio all'alto segno che abbiamo indicato, segno è che non ancora abbastanza abbiamo rinunciato alle follie del mondo, agli inganni di Satana, alle pretese inique della concupiscenza.

Riflessi

  1. [24]Per un male pessimo uno si duole per sempre.

  2. Un peccato mortale duole all'anima più vivamente che un tormento al corpo.

  3. Cruda sciagura è una colpa grave.

  4. È mostruosità spaventosa che con un colpo solo compie tre assassinii.

  5. Ancor dopo che è perdonato, lascia un'inclinazion di male nell'anima.

  6.  Piangere e fare il bene, quest'è l'unico conforto che rimane al peccatore.

  7.   Con questo il cristiano rinuncia alle follie della colpa e si dispone per farsi santo.





p. 621
8 Cfr. Gv 1, 19-28.



p. 622
9 Sal 51(50), 4s.



p. 623
10 nell'originale: scambia.



p. 624
11 Nell'originale: protezione.



12 Nell'originale: foga.



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