Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (III corso)
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IL PANE DELL'ANIMA TERZO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica fra l'ottava del santo Natale Un saggio di dottrina cattolica

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Evangelio della domenica fra l'ottava

del santo Natale

Un saggio di dottrina cattolica

  1. [31]Il demonio, quando vuol ingannare più miseramente gli uomini, compare loro sotto forma di uno spirito buono e tiene in apparenza discorsi salutari. Intanto, come il satanico è spirito benché reo, così adopera sottigliezza speciale in sedurre le anime. Se ben confrontiamo, le eresie più scandalose che hanno guasta tanta parte di cristiani sonosi insinuate con astuzie e con sottigliezza finissima.

  A questi giorni l'eresia ha sollevato in alto il capo mostruoso ed è salutata come regina nelle contrade in cui è ricevuta in qualità di padrona. Sono poi paesi e persone che hanno occhio per avvisare la detestabile e ne dicono il male che la traditrice si merita. Ma nel medesimo tempo non omettono di accarezzare certe dottrine che troppo lusingano il senso e le soddisfazioni proprie.

  Prendiamo ad esempio l'insegnamento di Gesù Cristo che dice: fate bene a tutti... perdonate agli inimici... [32]non prendete a vendicarvene con qualsiasi... conviene mortificarsi su questa terra a fine di aver diritto a godere in paradiso. Questo è un saggio di dottrina cristiana cattolica. Però a questa stessa oppongono gli uomini del liberalismo: sostenere

- 630 -conviene quando si è obbligati per forza... perdonare e non vendicarsene non conviene in genere, perché ognuno deve aver cura del proprio buon nome...

  Abbiamo dunque due maestri; a quale crederemo noi?... Meglio è credere a Gesù Cristo. Direte: chi ha che ancora creda letteralmente alle massime evangeliche? Ma vi rispondo con il fatto che ci racconta l'odierno Evangelo.

  "Il divin Salvatore era infante di pochi e fu portato al tempio e due santi vecchi l'incontrarono, Simeone ed Anna, e l'un di essi <disse> senza ambage alla madre: Questo fanciullo è posto per rovina e per risurrezione di molti in Israello e per bersaglio alla contraddizione, e l'anima vostra sarà trafitta da una spada di dolore affinché sieno manifestati i pensieri di molti cuori. Anna tolse ancor ella a parlare di questo fanciullo a tutti quelli che aspettavano la redenzione d'Israello"17.

  Che vi pare intanto?... Gesù Cristo venne [33]<ad> insegnare la verità e tutti avrebbero dovuto credergli, ma prenunzia qui il vecchio Simeone che egli sarebbe stato come un segno di bersaglio, contro il quale tutti avrebbero fatto a gara per lanciargli un dardo. Gesù e la sua dottrina sono ancora un bersaglio oggidì. Quanti vi contraddicono!

  Ma questi son degni di riputazione? Anzi, meritano biasimo altissimo. Ecco ciò che ne scrive san Paolo a Timoteo: "Se alcuno insegna altrimenti e che non si acquieti ai sani discorsi del Signor nostro Gesù Cristo ed a quella dottrina che è secondo pietà, questo è superbo che niente sa, ma langue intorno a questioni ed in contrasti di parole"18. Misero adunque chi s'arroga di saperne sopra agli insegnamenti di Gesù Cristo. Io vo' qui porgervi un saggio di dottrina cattolica e sarà intorno al perdonare. Vedremo poi come meschine sono le ragioni che pretendono in lor favore i contradditori alle massime evangeliche.

  2. Nel mezzo del mondo cristiano abbiamo una mostruosità pagana. È una statua di fango, è l'immagine di ogni vizio

- 631 -e di ogni errore. È quella che si chiama [34]divinità del materialismo vizioso e del razionalismo filosofico. Ed ora ha di quelli che avanti a tutti si mettono ginocchione presso a quella figura e dicono: "Tu sei il mio dio". Ha altri che rifuggono da far questo, ma vi guardano da lontano e poco manca non si scoprano il capo. Questi ultimi non sono infedeli, no, ma oh come fiaccamente professano la dottrina del divin Salvatore!   Porgiamo l'esempio al quale allude san Paolo. Ha, dice, di quelli che non si acquietano ai discorsi del Signor nostro Gesù Cristo. Chi son dessi? Molti se ne contano. Emergono poi fra gli altri quelli che dicono non doversi perdonare perché ciò è troppo duro, non doversi perdonare perché è disonorevole all'uomo cristiano non mostrarsi e non far valere le ragioni proprie. Intanto né con la mente né con il cuore si acquietano agli insegnamenti del comune salvatore Gesù Cristo. Ha poi di quelli che ciò dicono in discorso e lo sostengono nel fatto in modo assoluto. Costoro possono ancora chiamarsi cristiani? Sono cristiani di nome e pagani nel fatto. Sono altri che il proferiscono a mezza bocca e che nel fatto si sforzano di obbedire al precetto del Signore. Costoro non [35]sono a condannare, ma si hanno ad incoraggiare, perché con più vivo affetto credano alla parola di Gesù che è verità per essenza.

  3. Povero divin Salvatore! Viene sulla terra per dire: "Amate Iddio che è il padre di tutti, rispettate i fratelli vostri che sono i figli di Dio. Amate tutti". Ma questi che ripugnano di perdonare, con il fatto dimostrano di saperne più che Dio medesimo. Sono ambiziosi che attentano per mettere a soqquadro la casa del Padre. Gesù dice: "Amate il Signore e i figli suoi". Con questo insegna una dottrina piissima che estende la pace e la carità sulla terra e la fa arrivare sino al cielo. Ma questi che insegnano non doversi perdonare, sono empi che negano la parola di Dio, sono empi che maltrattano la persona del prossimo.

  Figuratevi che in casa vostra entri <una> persona e che ecciti i figli a ribellion contro del padre, i membri della famiglia in guerra fra di loro; tollerereste a lungo un rivoluzionario dissoluto?... Ed or pensate se a Dio possono piacere quelli che,

- 632 -o direttamente per sé od indirettamente per altri, eccitano comec<c>hes<s>ia le ire e non acquetano le discordie.

  4. [36]Pure questo è il vizio dominante nel secolo nostro. Volete però intendere perché molti si avanzino a giudicarescioccamente di Dio e della religione? La ragione è che molti sono i superbi e gli ignoranti. Quando uno non sa, nemmeno vuol credere ai discorsi altrui. Non li intende, li interpreta a modo proprio, sdegna di ascoltarli. Quanto poi è ignorante, altrettanto è superbo. Sprezza tutti e si ride di tutto.

  Molte volte le nostre orecchie son costrette <ad> udire cotali discorsi da far inorridire chi ancor crede a Gesù salvatore. Dicono molti: "La mia ragione mi basta per tutto... non farò se non quello che mi addita l'intelletto e il criterio d'uomo". Intanto ributtano il giudizio del pontefice, intanto abbandonano il consorzio dei sacerdoti, intanto si ridono di quelle massime scritturali che, per essere divine, sono da adorare come la persona dello stesso Verbo incarnato.

  Dicono che il perdonare degrada l'uomo. Ma dunque si dovrà più credere alla parola di un uomo che a quella di Dio? Ascoltate e inorridite. Dice il Signore: "Quello che è alto al cospetto degli uomini, dinanzi a Dio è abbominazione"19. [37]Nel mezzo nostro non sia un ignorante, epperciò superbo che nulla sa, eppur che giudica20 ancora in altissimo.

  5. Intanto fa pietà scorgere come questi languiscano intorno a questioni frivole e si perdano in conflitto di parole. Quanto alle questioni, non versano mai in meglio che nella meschinità dell'onore ovvero della roba. Ed è forse il fumo di un onore che rende grande l'uomo, ovvero un pugno di fango che lo rende fortunato? La pensi chi ha senno.

  Mente gagliarda è quella di uomini illustri che, con la forza dello ingegno e con la costanza di volontà, giungono a scoprire quel meglio che si ammira poi da tutto il mondo nel genere di industria ovvero di arte cristiana. Il Saverio che in breve periodo di dieci anni compié tanto viaggio quanto basterebbe- 633 - a percorrere in giro cinque volte la terra e che battezza colla sua destra dugentomila infedeli, una Teresa che riforma tutto l'ordine carmelitano e che fonda più che trenta monasteri, un Francesco di Sales che in una giornata riduce alla fede sessantamila rabbiosi calvinisti, questi mostrano forza di intelletto.

  Ma questi <altri> di cui è discorso ripongono in una vanità di onore [38]tutta la vita dell'uomo, in un pugno di roba, che forma poi un turpe egoismo, tutto l'esercizio della propria attività. E quanto sono snervati in operare, tanto sono frivoli in discorrere. Un titolo di onore è l'affare di alta impresa che li occupa. Per un titolo di onore si armano in contesa. Per un titolo di onore vengono alle risse e talvolta ancora al sangue. E questi sono i grandi del mondo! Apprezzi chi vuole quella grandezza, io l'abbomino. L'ira e la indignazion di Dio è riservata a questi sciagurati. Io per me mi eleggo di essere bersaglio alle genti a guisa del mio salvatore Gesù. Meglio una massima santa di insegnamento evangelico che la dottrina corrotta di un mondo bugiardo.

Riflessi

  1. Un saggio di dottrina cattolica nel mezzo delle contraddizioni liberalesche.

  2. Una statua di divinità pagana nel mezzo del Cristianesimo.

  3. Gesù Cristo insegna la pietà del perdono e tanti gli contraddicono.

  4. Gli contraddicono gli ignoranti e i superbi.

  5. Questi languiscono intorno a questioni vane e si perdono in conflitto di parole.





p. 630
17 Cfr. Lc 2, 33-40.



18 1 Tm 6, 3s.



p. 632
19 Lc 16, 15.



20 Nell'originale: giudicato.



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