Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (III corso)
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IL PANE DELL'ANIMA TERZO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica seconda dopo l'Epifania Un'ombra fugace

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Evangelio della domenica seconda

dopo l'Epifania

Un'ombra fugace

  1. [45]Il viaggiatore, che ascende i gioghi delle Alpi, nei giorni di stagione estiva vede addensarsi intorno a sé una figura strana di gigante, che si affretta innanzi ed a passi fuormisura lunghi. Il pellegrino che si intende non teme. Guarda in alto e dice: "Ti conosco, sei un'ombra di nube che passa". Così passa il mio tempo quaggiù; or che mi importa dei godimenti terreni? Così passa il cammino della mia vita; che mi importa che abbia a sostenere giorni di qualche tribolazione?

  Leggiamo nel santo Evangelo che due sposi, poveri di condizione ma fidenti nella Provvidenza, sentironsi chiamati a congiungersi in mutua società di vita. Ma come viaggiatori che non attendono a perdere ora di tempo più del necessario per un onesto riposo, adunarono anch'essi nel delle nozze i parenti più stretti, gli amici più confidenti; si assisero per assaporare un pane di cordiale amicizia, quando nel [46]meglio del frugale pranzo vedonsi mancare il vino.

  Sedevano alla mensa di quei buoni sposi Maria e Gesù. La vergine si rivolse al figlio per dirgli all'orecchio: "Non hanno

- 638 -vino". E Gesù le soggiunse: "L'ora del far miracoli non è ancor giunta". Nondimeno Maria fe' segno ai servi e disse: "Fate ciò che dirà Gesù". Il divin Salvatore comandò dunque: "Riempite di acqua le idrie e poi spillate e recate alla mensa". Quelli obbedirono e fecero servire di ottimo vino la mensa, sicché tutti ne meravigliavano23.

  Primi a goderne furono questi sposi i quali, nondimeno nulla omettendo del proprio costume semplice e religioso, non cessarono di ripetere quella massima dell'Ecclesiastico che dice: "Che bisogno è all'uomo di cercare maggiori cose, mentre ignora che gli giovi nella vita sua, nel numero dei giorni del suo pellegrinaggio e nel tempo che passa a mo' di ombra?"24. Saggio pensiero che ci dovrebbe essere presente tuttodì alla memoria. Questo tempo di vita è un'ombra fugace. Che serve perdere il tempo e impiegar le forze per una figura di apparizione che di subito sparisce?

  2. Ponetevi dinanzi un padre assennato [47]che suggerisce il da farsi in quel giorno dal proprio figliuolo. Questi è giovanetto che prova di voler faticare, ma non è senza i suoi difetti di inconsideratezza e di focosità. Attendete. Il padre gli dice adunque: "Recati a quel campo lontano e tieni questa via25 che ti addito che, per <essere> quantunque lunga, non lascia di non esser la più sicura. Pervenuto sopra <il> luogo, incomincia il tuo lavoro di mietitura e continualo pian piano sino alla sera. Allo indomani ti assegnerò altri lavori e poi altri, sinché prosegua la carriera tua".

  Quel giovine figlio accenna col capo di voler obbedire puntualmente, ma con il cuore pensa di voler agire più prontamente di proprio giudizio. Scorgetelo. Si affretta nel cammino che pare un inseguito, vuol tenere i sentieri più corti ma pericolosi, e intanto incespica e perde tempo e si impazienta. Giunge sul campo quando il sole è già innanzi sul suo orizzonte, e allora mano a certi strumenti di falce distesa che

- 639 -non sono i comuni per la mietitura e con quelli passa nel campo con una furia disperata. Gronda sudori dalla fronte e non si adagia, perché egli aspira a compiere un lavoro maggiore del prescritto dal proprio [48]genitore. Viene la sera e appena ha forza per reggersi. Il padre scorge quella confusione di lavoro e uno spreco di grano sparso intorno. Vede il figlio cadergli infermo nelle braccia. Allora si duole e dice: "Che t'importa, o giovinetto, <di> aver voluto fare lavoro superiore a quello che ti fu imposto?".

  Ha molti che rassomigliano <a> quello sventatello benché affettuoso. Iddio li ha posti in una condizione, da cui aspirano ad altra maggiore. Il superiore in nome di Dio ha loro comandato di adagiarsi26 in quel ministero ed essi non vi si adagiano punto. Aspirano a maggiori cose. Vogliono impieghi, vogliono occupazioni devote. Si affrettano soverchiamente nelle opere loro imposte, epperciò le eseguiscono malamente, con il pretesto di attendere a più rilevanti negozi.

  Che ne dite? Sarebbe fra di voi più di uno il quale abbia argomento di rimproverarsi difetto cosiffatto? Certo è che tutti gli ambiziosi cercano per sé cose che non hanno, perché son future. E come son da venire, che cosa ne sapete se sieno di vantaggio all'anima, ovvero di danno?

  3. Non convien pensarvi tampoco. Il [49]pellegrino che ha lungo viaggio a percorrere, non si ferma ai giardini incantati27, ai palagi dorati, alle vie ornate di fiori. Ei pensa fra sé: "Ho cammino mio a compire. Convien che guardi fis<s>o alla patria per giungervi avanti notte". Tale deve esser il pensiero nostro. Una cosa sola è necessaria, salvar l'anima propria. Per mettere in salvo quest'anima si devono impiegar tutte le cure possibili. Questo è affare massimo dinanzi al quale deve cedere ogni negozio di interesse materiale.

  Abbiamo un cammino a percorrere. Che ci importa guardare a destra della via, fermarci alla sinistra, se intanto perdiamo il sentiero che ci deve condurre salvi in patria? Dice il

- 640 -filosofo: "Age quod agis". Attendi a fare quello che operi, per saperlo compiere con perfezione. A Dio nostro padre abbiamo a render conto dell'opere che egli ci affida. Non accadrà mai che ci interroghi intorno all'esito di cose che sonosi assunte più per volontà propria che per manifesta chiamata del cielo.

  4. Non perdiamo tempo, perché alla fin fine a quanto periodo di anni si può ancor [50]estendere la vita nostra? Si può credere che tocchi almeno cento anni? Ma se ne abbiamo già trascorsi tanti! Poi chi può assicurare che noi viviamo ancora per pochi giorni? E campassimo ancora qualche dozzina di anni, è forse un periodo di tempo lungo se <lo> confrontiamo con i secoli della eternità? Non si tratta che di giorni. E noi reputiamo che pochi giorni sieno già troppo per disporci al viaggio alla eternità, e ne perdiamo tanta parte in disegni, in aspirazioni, in vanità mondane?

  5. E non ci accorgiamo che intanto il tempo passa? Passa più veloce che il dardo di saetta, più veloce che il volo d'uccello. Passa anzi più veloce che il fulmine. Anzi perché si affretta con velocità immensa, noi nemmeno ci accorgiamo che passi. Accade che noi dimoriamo alla piazza in una conversazione, ovvero che altri attenda al divertimento di una commedia. su quel muro è la meridiana che con la sua ombra segna le ore. Quell'ombra passa tanto adagio che voi nemmen vi accorgete che si muova, ma intanto sapete quanto viaggio ha compiuto la terra intorno al sole per segnare quel movimento benché [51]tenuissimo? In un'ora ha percorso milioni di chilometri. Quanto rapido sia il tempo sul suo corso! E noi non ce ne avvediamo.

  Diligenza vuolsi. Prestiamo attenzione per non perdere un sol momento di tempo. Rubiamolo alle conversazioni, rubiamolo al sonno, rubiamolo alla mensa. Quando una merce di ferro, di grano o di checchessia è scarsa, bisogna tenerla da conto assai. In tempo di assedio si misura anche l'acqua, benché vile, perché è poca. Brevissimo è il tempo del nostro pellegrinaggio quaggiù. Affrettiamoci per compiere il cammino nostro ed entrare in quella patria nella quale il comun Padre di famiglia possa porgerci compenso per i buoni servigi prestati nel cammino di quaggiù.

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Riflessi

  1. Un'ombra fugace, il tempo che passa.

  2. Dobbiamo eseguir bene l'officio nostro e non perdere il tempo in aspirare a posto più elevato.

  3. Che ne sappiamo se una condizione più elevata ci possa giovare?

  4. Il tempo è così breve.

  5. E fugge come l'ombra, senza che uno s'avveda del suo passaggio.





p. 638
23 Cfr. Gv 2, 1-10.



24 Qo 7, 1.



25 Nell'originale: vita.



p. 639
26 Nell'originale: esentarsi.



27 Nell'originale: gradini.



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