Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (III corso)
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IL PANE DELL'ANIMA TERZO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica quarta dopo l'Epifania In tempo di milizia

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Evangelio della domenica quarta

dopo l'Epifania

In tempo di milizia

  1. [59]L'uomo apre gli occhi alla luce del giorno, si scorge in un campo di battaglia ed emette un grido di dolore. Quel gemito non l'interrompe poi più mai, sino all'ultimo della vita. Intanto è uno sclamare continuo: "La vita di quaggiù è una battaglia!". Miseri gli uomini ai quali tocca di arruolarsi per sempre ad una milizia.

  Gli apostoli del divin Salvatore vivevano accanto a Gesù e nondimeno non erano fuori del campo di combattimento. Leggiamo nell'odierno Evangelo che, entrati in una barchetta per tragittare il lago e postosi Gesù a dormire, levossi <così> furiosa tempesta che gli altri parvero naufragare omai e gridavano poi con voce pietosa: "Signore, salvateci, che noi periamo". Ai quali Gesù: "Che fede è dunque la vostra? Nol credete di avere con voi il Salvatore?" Di poi rivoltosi al mare disse: "Rabbonacciati". In un momento si fece tranquillità grande33.

- 646 -  [60]Il pericolo degli apostoli è il pericolo nostro, il sostegno degli apostoli è altresì l'aiuto nostro. Siamo in questa terra, in un campo di combattimento. Dicevalo già il santo Giobbe: "La vita dell'uomo sopra la terra è una milizia"34. Viviamo in tempo di milizia. Che abbiamo a fare noi in tempo cosiffatto?

  2. Diamo uno sguardo al campo di battaglia cattolica. Eccolo il segnale: è quello della croce. Le armi eccole disposte in bell'ordine, sono <quelle> dei santi Sacramenti, delle orazioni, delle opere pie. I nemici a combattere sono gli appetiti scorretti.

  Entriamo nel combattimento. In questo una delle due: o bisogna vincere ovvero morire. Chi vince ha in guiderdone il paradiso. Chi poi perde ha per punizione l'inferno. Vi preme vincere per saper trionfare? Attendete che dirovvi tosto quello che si ha a fare da un soldato cristiano in tempo di milizia.

  3. Siamo sotto alle armi e ci troviamo in campo aperto. Non ci crediamo di poter spassarci a nostro bell'agio, di poter andare a diporto, di poter riposare quando ci aggrada. Come è ciò possibile in tempo [61]di guerra? Annibale aveva già operato sforzi incredibili per recarsi dall'Africa35 fin sotto a Roma, ma pervenuto36 nei piani di Capua, volle per una vernata godere. O dolci ozi di quel clima ameno! Per questo perdette poi in un momento quanto aveva già acquistato con molto sacrificio di tempo e di persone e fu costretto <a> ritornare vinto e confuso a' suoi paesi.

  Persuadiamocene: in tempo di guerra non si va alla commedia di divertimento. Or come questa guerra continua a tutta la vita nostra, così è vero che finché viviamo dobbiamo faticare.

  4. Siamo in tempo di guerra. Ha molti cristiani i quali

- 647 -vorrebbero essere premiati quaggiù. Ma quando s'è inteso che la rimunerazione si dia in momento che ancor ferve il combattere? La mercede si al termine del combattimento.

  Voi pregate e non ne sentite consolazione. Fate del bene e avete per compenso tribolazioni e disturbi. Beneficate e ne ricevete delle sconoscenze non poche. Voi faticate e siete sempre in povertà. Ma che è questo vostro lamento? Aspettate, aspettate. Un generale che sa ben dirigere i suoi soldati espone i più valorosi [62]nei maggiori pericoli, perché ai soldati più cari brama dare i premi più segnalati. Incoraggiatevi con guardare all'alto del paradiso e nel paradiso ci sarà dato premio conforme alla fatica sostenuta.

  5. Siamo in tempo di combattimento. Chi nol sa che in tempo di battaglia tutti i soldati devono fedelmente obbedire al proprio capitano? E non sol <si> deve obbedire nelle cose facili, ma ancor nelle difficili. Pensatelo. Perfino quando il capitano alza la verga per castigare, il soldato è obbligato <a> sommettersi rispettosamente. Non si obbedienza maggiore al mondo che questa della milizia. Se uno contraddice, è castigato con la carcere od è punito nel capo.

  Ecco altro dovere nostro: dobbiamo obbedire ciecamente. Al soldato nemmeno è lecito osservare se i comandi del capitano sieno meno opportuni. Il dover suo è di obbedire ancor ciecamente. Ed or pensatelo se mai abbiate ragione voi, quando in operare credete di fare a seconda del capriccio vostro. In tempo di combattimento uno comanda e gli altri obbediscono.

  6. Siamo in tempo di battaglia. Chi si reputò sicuro finché dura il combattere? [63]Sono sempre agguati da cui guardarsi, sempre sono assalti a ribattere nella lotta spirituale. Gli agguati sono gli inganni del demonio, che voi attenti potete scorgere; gli assalti poi sono le aggressioni manifeste del mondo o del demonio o della carne. Questi assalti sono comuni in ogni . Conviene pertanto che in ogni noi stiamo in timore. Non vale qui essere più veterano che coscritto. I cristiani perfetti avranno a temer meno che i cristiani incipienti, però sta sempre il fatto che l'uomo finché vive quaggiù può dannarsi. Sicché in tempo di guerra chi può

- 648 -essere sicuro? Più sicuro è quegli che maggiormente teme per saper guardarsene.

  7. Siamo sul campo del combattimento. Ha di quelli che perché hanno combattuto per qualche tempo si reputano santi ormai. Inganno! La milizia che cosa è? È tempo di prova. Il soldato si esperimenta nel combattimento se sia valoroso o vile. Ma per distinguere con sicurezza conviene che <d>al soldato si badi finché la battaglia è terminata. Non presumete mai di voi. Finché siete in combattimento non potete essere abbastanza provati. Vi riconoscerà poi Dio alla fine. Se voi primi ve ne vantate, correte [64]il rischio di perdere il premio di sofferenze diuturne già sostenute.

  8. Siamo in campo di battaglia. Non è mai lecito al soldato strapparsi la vita per non pugnare. Chi fosse trovato in questo sospetto sarebbe dichiarato infame. Gli è lecito dopo lunghi anni di servizio domandare il permesso di uscirne. Quando un soldato è affranto da molte fatiche, lo può con giustizia domandare.

  Ha dei cristiani che per non combattere dicono di strapparsi la vita. Vilissimi cristiani. Chi lo facesse si avrebbe per castigo l'obbrobrio dello inferno. Ma gli è permesso al cristiano che è afflitto da straordinaria fatica domandare a Dio di uscire da questa terra. Questa domanda porgevala al Signore anche Giobbe, benché pazientissimo. Chi dicesse che domandarne di ciò Iddio è segno di debolezza, potrebbe lasciar credere che lui sia tuttavia gagliardo, perché forse non ha combattuto un giorno solo da valoroso.

  Né più voglio qui aggiungere osservazioni di vantaggio. Vi ho esposto quanto è necessario per il buon governo. Siamo in luogo di combattimento. Voi avete inteso che abbiasi a fare in tempo di milizia.

Riflessi

  1. [65]Siamo in tempo di milizia.

  2. Diamo uno sguardo al campo del combattimento.

  3. Non è luogo o tempo di riposo, ma di fatica.

- 649 -4. La mercede poi non si quaggiù, ma in cielo.

  5. Sul campo di battaglia convien obbedire.

  6.  E guardarsene perché i pericoli sono continui.

  7.   Finché combatte uno può perire.

  8. Uno che è affranto dalle fatiche, per uscirne deve domandare il permesso.





p. 645
33 Cfr. Mt 8, 23-27.



p. 646
34 Gb 7, 1.



35 Nell'originale: da Grecia.



36 Nell'originale: ma perché pervenuto.



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