Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (III corso)
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IL PANE DELL'ANIMA TERZO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica di Settuagesima Il combattimento cristiano

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Evangelio della domenica di Settuagesima

Il combattimento cristiano

  1. [80]Lo scorgete a prova di fatto che l'uomo quaggiù deve combattere in ogni della sua vita. Ogni giorno ha il suo lavoro. A chi tocca fatica di mano, a chi studio di mente, ad altri sollecitudine di cuore. La sentenza contro dell'uomo peccatore fu pronunciata già seimila anni passati: "Mangerai il tuo pane con il sudor della tua fronte"45. Il lavoro è tuttavia una benedizione. Lo scorgiamo in persona. Con il lavoro ripariamo in buona parte i danni della colpa, l'ozio li aggrava di continuo.

  Leggiamo nel santo Evangelo che più operai trovavansi alla piazza in diversa ora. Altri vederonsi all'ora prima, altri all'ora terza e sesta e nona, e altri ancora all'ora undecima. E fu un ottimo padrone il quale, uscendo a tutte l'ore, diceva a quei : "Andate alla mia vigna e lavorate, che quel che sarà giusto vi darò". E quelli se n'andarono contenti. Venuta poi la sera, tutti ricevettero mercede eguale a quella [81]pattuita per i primi arrivati. Questi parvero dolersene, ma il padrone aggiunse: "I denari sono miei; non posso io distribuirli come voglio? A voi non diedi già la mercede patteggiata?"46.

  Tutti abbiamo a lavorare. Fatichiamo in quell'epoca e in quel modo che Dio ci assegna. Questo è il combattimento nostro. Lo stesso Apostolo scrivendo a' suoi di Corinto diceva: "Io dunque corro così, ma non alla rinfusa; io combatto non come chi batte l'aria, ma castigo il mio corpo e lo riduco in servitù, perché per caso intanto che avrò predicato agli altri, io stesso non diventi reprobo"47. Con queste parole l'Apostolo ci addita due cose: il campo del nostro combattimento, e quanto esso debba essere ordinato.

- 658 -  2. Il combattimento nostro è un cammino incessante fino a che siamo arrivati in vertice di quel monte di perfezione al quale Dio vuol che arriviamo. Intanto badiamo che per giungervi Dio ci assegna certi aiuti di virtù e ci impone di combattere certi abiti rei di vizio. Gli aiuti di virtù son come l'appoggio di un angelo benedetto, il peso dei vizii è come lo [82]sforzo di più demoni che attendono per farci precipitare. Miriamo in volto a queste figure o di virtù o di vizio. A quali virtù ci sentiamo più inclinare? A quella di misericordia o di giustizia? A quella di pazienza o di severità?

  Operiamo poi in conformità della vocazione a cui Dio ci chiama. Il Signore dona molteplici grazie a' suoi: a chi dona lo spirito di mansuetudine, a chi quello del timore o del pianto o del desiderio casto, ovvero di altro dei molteplici doni dello Spirito Santo. Or tocca a noi discernere quell'uno fra gli angeli che ci deve specialmente accompagnare ed a quello attenerci con tutto l'affetto possibile.

  Parimenti son figure diaboliche a fuggirsi. Demoni a combattere son tutti quelli dei vizii abbominevoli. Ma ha fra questi taluni che specialmente assalgono con impeto. La concupiscenza è bestia sfrenata che molesta la maggior parte. Dopo di questa e insieme con questa sono più altre passioni di ira o di invidia o di superbia o di avarizia, ovvero altre ancora di quelle sette furie infernali che, colme di furore, escono dall'abisso per rovinare le anime.

  Consideriamole le malvagie; in ispecie badiamo quale infra esse emerge [83]per combatterci con più ardore. Alla bestia sanguinaria poi opponiamo tutte le nostre forze di virtù celeste, i nostri dardi di forza divina, e respingendola fin laggiù nell'abisso diciamole: "Non ti è permesso rovinare un seguace del Salvatore; tu che sei il bugiardo e l'omicida fin da principio, rintanati nell'inferno tuo". Con questa viva fermezza combattevano gli Antonii, i Macarii, gli Ilarioni, i Paoli nel deserto. Con questa fede si affrettano alla città i confessori e i vergini di Dio, e con questo giungono in luogo sicuro.

  3. Il cammino il quale sentissi l'Apostolo di fare fu quello della predicazione; l'arma per ottenere l'intento suo <fu> lo zelo accompagnato dalla mortificazion del corpo. Anzi reputò

- 659 -l'Apostolo che questa mortificazion del corpo dovesse essere la guida celeste per andargli innanzi nelle sue peregrinazioni. Però protesta qui che il corpo suo lo castigava, lo percuoteva e lo riduceva perfino alle piaghe ed al sangue. Santo Apostolo! Voi che già avevate tante fatiche a sostenere, tanti viaggi a compiere, tanti pericoli a superare, non fu già conveniente che aveste a risparmiare il corpo per conservarlo più a lungo in prò [84]di tanti? Niente meno. Reputò egli che per convertire il mondo l'unico mezzo fosse la mortificazione del corpo. E noi che pensiamo di essere? Forse più necessari al mondo che non fu utile Paolo nella predicazione del Vangelo?   4. Ma notate per qual alta ragione Paolo castigava il suo corpo. Castigavalo per timore che si aveva che finalmente, dopo aver convertito tanti, non avesse a dannarsi egli medesimo. Di questo temeva l'Apostolo. E se temeva quel santo predicatore, oh come abbiamo a tremare noi che siamo tanto meno, ossia peccatori miserabili!

  O se qualche cosa ebbimo fatto di bene, è forse calato da cielo in terra un angelo a dirci che noi saremo salvi? Non siamo dunque certi, e se nol siamo, oh che paura dobbiamo aver noi! Finalmente si tratta di essere o felici ovvero infelici per sempre. O sempre in paradiso o sempre con Lucifero nello inferno. E noi, con un dubbio benché per caso leggero, ma certamente fatale per la causa a cui riguarda, noi impariamo a stare allegramente?

  5. Forseché la concupiscenza in noi è estinta appieno? Ma se non l'era punto [85]affatto nello apostolo Paolo! Anche nei personaggi perfetti è quel fomite. Rimane per lo più sino all'ultimo. Molto più poi si fa sentire in cuore ai cristiani ancora imperfetti.

  Sicché conchiudete pur voi medesimi: l'apostolo Paolo che pur aveva convertitogran parte di mondo, lui che aveva domato di continuo il corpo suo temeva, e voi vi state sicuri? Pensate almeno che la concupiscenza è veleno il quale vive e si nutre dentro di voi. Il cuore o infermo o maligno lo fomenta. Il pericolo di morte l'avete in casa vostra; la rovina vostra in caso <di una fine> sciagurata, ve la procacciate voi stessi. Il ciel ci guardi, il ciel ci guardi. Ci tocca combattere?

- 660 -Pugneremo da forti. Intanto l'ordine a tenersi è questo: guardare sovrat<t>utto a noi in quella stessa ora che cerchiamo <di> far un po' di bene altrui. Dobbiamo ora e sempre mortificare in particolare modo il corpo affinché trionfi lo spirito.

 

Riflessi

  1. Il combattimento cristiano.

  2. Consiste nel cammino al monte della perfezione al quale Dio chiama.

  3. [86]Giova in questo viaggio castigare sovrat<t>utto la carne. 4. Per timore di non dannarsi all'ora stessa che si attende per far bene altrui.

  5. Il tristo stimolo alle iniquità è nello stesso mezzo del cuor nostro.





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45 Gen 3, 19.



46 Cfr. Mt 20, 1-16.



47 1 Cor 9, 26s.



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