Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (III corso)
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IL PANE DELL'ANIMA TERZO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica quarta di Quaresima La vita apostolica

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Evangelio della domenica quarta

di Quaresima

La vita apostolica

  1. [125]Gesù Cristo è venuto a insegnare il modo di vivere in questa terra. Leggiamo nel santo Evangelo che predicando egli, le turbe di popolo gli si affollavano intorno per ascoltarlo. Accadde perfino che lo seguissero all'alto di un monte, contenti solo di pendere dal suo labbro e nel resto rassegnati perfino a patire di fame e di stento. Era già il terzo che stavano ascoltando, erano in una solitudine. Gesù n'ebbe compassione e fattisi recare due pani e cinque pesci li benedisse e feceli distribuire. Tutti trovarono con che satollarsi, e raccogliendone poi i frammenti trovarono di riempierne ancora dodici ceste. Quella gente levò le mani e la voce a lodare la provvidenza di Gesù salvatore. Con due pani d'orzo e con cinque pesci il divin Salvatore satolla le turbe65.

  Ecco, quanto al vivere corporale, la regola di costume che recò da cielo in terra il divin Salvatore. Un po' di pane e pochi [126]pesci, ossia quanto è sol strettamente necessario per vivere. Questo costume che Gesù usava per sé, che additava agli altri, fu poi il costume della vita apostolica. Scriveva per tutti san Paolo al suo Timoteo: "Avendo noi gli alimenti e di che coprirci, di questo siam contenti; perocché quelli che vogliono farsi ricchi, cadono nella tentazione e nel laccio del diavolo e in molti desideri inutili e nocivi, che volgono gli uomini nella morte e nella perdizione"66. Nel senso di questo discorso si accenna in breve il tenore della vita apostolica e si additano i pericoli di una vita mondana e gaudente. Scorgiamo di ambedue la sicurezza ovvero il pericolo e sappiamo valercene.

  2. Certissimo è che l'uomo si accostuma, specialmente se giovine, a quell'abito di vitto, di vestito, di alloggio benché

- 683 -meschino, al quale, secondo il bisogno, vuole adattarsi. Vive l'uomo in ogni clima o di caldo o di freddo, o di secco o di umido. Il corpo nostro si adatta ad ogni costume di trattamento. Ma ha questa proprietà, che se cominciate <a> trattarlo ruvidamente, si mansuefà come un giumento fino a contentarsi di poca paglia e di un misero ricovero [127]o di capanna o di grotta. Che se incominciate <ad> accarezzarlo, il delicato si fa pretenzioso e poi si fa prepotente e infine tiranno crudele.

  Sicché che vi sembra omai? Non ha recato gran beneficio l'Apostolo <con insegnare che> quando <il corpo> ha di che mangiare e di che ricoprirsi convien che s'accontenti? Un pezzo di pane, una vestimenta, una casa, a questo si può attenere senza più l'uomo, e se vi s'attiene è fortunato perché con stipendio misurato può condurre innanzi felicemente il servo del proprio corpo.

  Ponete qui una semplice osservazione. La gente della montagna, che conduce vita apostolica epperciò patriarcale, non è forse tanto più felice e robusta e prospera, meglio che nol sia un cittadino nel piano, che si ingolfa in tutti i godimenti della delicatezza effeminata?...

  3. Quando voi vedete gente che con soverchio affanno cerca le terrene ricchezze, voi dovete inorridirne altamente. I meschini con cercar le ricchezze smoderatamente cercano quel demonio Mammona, che è forse di tutti il più terribile. Questo Satanasso sparge i traboc<c>hetti e vi lascia entro precipitar la gente. Quando sono presi così, allora vi getta al collo un laccio [128]e li tiene sicché non fuggano poi mai più. Oh quanto è difficile che ne sfugga almeno uno fra tanti! Sovrat<t>utto quando la roba siasi acquistata a mezzo di raggiri e di frodi, appena è possibile che uno se ne spogli per far tacere i gemiti della vedova delusa, dell'orfanello tradito.

  Intanto che avviene? Quelli che smisuratamente appetiscono le ricchezze, si involgono in molteplici sollecitudini. Mentre poi pensano a tante e sì svariate cose di terra, com'è possibile che ancor pensino per assicurare quello interesse massimo di eterna salvezza, per il quale non sono mai troppo i pensieri e le sollecitudini di tutta la vita?

- 684 -  Invece i trafficanti delle mondane cose si avvolgono affatto in pensieri vanissimi. Procurarsi ogni comodo della vita, ogni agio per la casa, ogni trastullo per i divertimenti, questo è la cura massima dei gaudenti. Ed ha di peggio, che si abbandonano manifestamente alle oscenità, manifestamente alle crapule ed agli scandali. Di qui ne vengono acciacchi al corpo e poi la morte. Ma sovrat<t>utto ne viene la perdizione che è la rovina dell'anima. Questa, perduta una volta, è perduta per sempre. Non si ripara con lagrime di sangue,[129] non si redime mai più con sagrificio di patimento. Consideratelo questo tenore di vita gaudente che conduce a sì mal termine. Considerate i buoni frutti della vita apostolica e intanto valetevene a norma del viver vostro.

  4. Né mi ritornate <a> dire che uno può benissimo bramare anche le ricchezze e avvantaggiare <il> suo stato <e> tuttavia non correr verun pericolo di dannazione. Non dite questo, perché l'Apostolo si esprime chiaramente. Dice che quelli che bramano troppo disordinatamente le ricchezze incidunt, cadono issofatto nella tentazione e nel laccio di Satana. Chi s'attacca smoderatamente alle ricchezze, in un momento omette di pensare all'anima seriamente, in un momento lascia di amar Dio sovrat<t>utto, in un momento cade in tutti quei lacci di cui si è parlato.

  E se volete essere imparziali in giudicare o di voi o del prossimo che per caso avete veduto smanioso delle terrene ricchezze, troverete essersi da tutti posposto l'affare della salvezza dell'anima.

  Specialmente <quei> contadini che lasciano il lavoro innocente della campagna per recarsi ai [130]trambusti dei negozi cittadini, questi sono i primi a lasciarsi adescare nelle pazzie dei godimenti, i primi a rovinarsi. Vengono poi altri ed altri che, potendo vivere secondo necessità in casa, vogliono procacciarsi a fin di vivere secondo piacere e lasciano a tale scopo e la famiglia e la patria per ritrovare oltremare una fortuna costosa. Anche fra questi, quanti illusi e quanti che alfin si perdono! Noi preghiamo il Signore che ci tenga in capo la sua santa destra. Accostarsi alle ricchezze e poi dannarsi è rovina di un momento.

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Riflessi

  1. La vita apostolica.

  2. Indole della vita apostolica è vivere secondo necessità.

  3. Indole della vita gaudente è vivere secondo piacere.

  4. Non si può vivere secondo il piacere e poi salvarsi l'anima.





p. 682
65 Cfr. Gv 6, 1-15.



66 1 Tm 6, 8s.



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