Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (III corso)
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IL PANE DELL'ANIMA TERZO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica di Passione Un amico noioso

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Evangelio della domenica di Passione

Un amico noioso

  1. [131]Ha nella società certi amici di tanta noia che già voi non sapreste se sia meglio perderli che averli trovati mai. Sono pieni di sospetto e di malfidenza. Sono facili a criticare ogni passo ed ogni parola vostra. Sono importunissimi in domandarvi e tanto più scarsi in corrispondere o di servigio o di affetto. Raro non è che direttamente o indirettamente non vi tramino degli inganni e che con il titolo di amici vi producano un mal pessimo di avversari accaniti.

  Di questo genere par che fossero gli ebrei di cui racconta il Vangelo di questa domenica. Avevano Gesù nel mezzo loro che li riempiva d'ogni bene e additava loro una dottrina di celeste insegnamento. Ma quei tristetti non se ne addavano. Meglio si convertivano a criticare i discorsi e le opere di lui. In questo giorno medesimo, mentre Gesù dice: "Ascoltate la parola di Dio, se volete essere del Signore", [132]gli altri soggiungongli con asprezza: "Andate, che siete un samaritano e un indemoniato". Giustificavasi il divin Salvatore, ma quelli non ne volevano intendere. Infine per farlo tacere diedero di piglio ai sassi67.

  Noiosissimi amici che siete diventati voi ebrei, popolo già

- 686 -diletto al Signore! Ma sono forse meno noiosi certi cristiani tiepidi e quasi indifferenti? Il ciel vi guardi che non siate in numero di amici sì poco cari, che in pensar loro muovono a sdegno. Vediamo, vediamo, perché troppo importa.

  Nella Apocalisse di san Giovanni troviamo che il Signore parla spaventosamente così: "So le opere tue e tu non sei né caldofreddo. Almeno fossi tu freddo o caldo, ma perché sei tiepido e non sei né freddocaldo, io incomincierò a rigettarti dal mio cospetto"68. Che vi sentite, o fratelli? Io mi sento inorridire. Scorgiamo subito quanto convenga temere.

  2. Accenniamo qui a due casi che non sono punto rari a venire. Voi andate <a> visitare una persona che riputate amica, che vi è parente, ma della quale ancora [133]non conoscete ben addentro l'indole. Questa persona vi usa cortesie mezzane e voi ne andate subito soddisfatti. In cuor vostro dite: "Non è poco che per la prima volta che io visito costui egli mi si proferisca con qualche cortesia. Altra volta mi si mostrerà più benevolo". Fate ora attenzione. Se voi da peccatori che foste sempre lontani da Dio, cominciate ora a fargli visita e che gli offeriate, benché in modo non assai fervoroso, in omaggio gli affetti del vostro cuore, allora non vi sdegnerà certamente. Voi comparite in atto di amici tiepidi bensì, ma che mostrano di volere infervorarsi in avvenire.

  Ovvero voi siete venuti <a> visitare un amico che altre volte si mostrò cortesissimo in esibirvi tutti i comodi della casa, tutti i servigi della sua persona, e che in questo momento vi appare arido arido. Vi ritorna il saluto con freddezza, con indifferenza vi invita <a> sedere e intanto nello atteggiamento della persona poco è che non dica che egli è stanco omai di voi. Che colpo al vostro cuore! Che sbalordimento nella mente! Vi pare calar giù dalle nubi, il respiro vi preme nel petto e voi provate un eccitamento che vi dice: [134]"Via di qui, via di qui! Come è diventato noioso quest'amico fin qui sì caro!".

- 687 -  Fatene or voi l'applicazione. Foste fin qui fervorosi nel servizio del Signore e solleciti per Iddio?... Ed or ripassate addietro e il vostro cuore inaridisce d'affetto, e la mente non vuol portarsi che con noia a lui, e voi omettete le pratiche di pietà, di Sacramenti, di opere di misericordia... ohimè, ohimè! Inorridite prima che il Signore non vi dica: "Incipiam te evomere ex ore meo. Incomincerò da averne schifo per voi, come voi primi mostraste d'averne schifo per me".

  3. Intanto che ne avviene?... Una rottura totale, una inimicizia dichiarata che è tanto più funesta. Dopo che l'amico tiepido, di cui si disse, mostrò quel carattere così malcontento, che ne ha da avvenire?... Voi omettete di ritrovarlo ancora ed egli scansa di incontrarvi, finché tutto l'affetto di un si converte poi in odio fierissimo.

  Una caldaia bollente che si cavi dalla sua bragia conviene che diminuisca dal suo calore, che intiepidisca fino a raffreddare completamente. Cristiani miei, noi che siamo stati infervorati [135]presso alla fornace d'amore di Gesù nel Santissimo Sacramento, guai a noi se in presente ritornassimo freddi! Meglio sarebbe non esser stati caldi mai; meglio non aver conosciuto Gesù Cristo, che dopo conosciuto abbandonarlo così perversamente.

  4. Potremo, se vi piace, paragonare il nostro cuore a quel carro misterioso che apparendo sopra all'esercito di Giuda Maccabeo incoraggiavalo a combattere e aiutava per sconfiggere gli inimici. Il nostro cuore è come il carro che è tirato da destrieri, se pur il volete, focosi e avidi della corsa. Questi si affrettano in correre innanzi; dare poi addietro e compiere un viaggio a tergo, questo non è più possibile.

  Il nostro cuore quando ha appreso ad amar Dio corre veloce al paradiso e non si stanca di spaziare in quelle regioni infinite. Ma se il cuore s'arresta, se il cuore si raffredda, esso muore ormai. Non fa più un passo. Misero cuore! Meglio che non si fosse mosso un .

  Saulo durò a lungo in una freddezza glaciale, ma quando si riscosse divenne Paolo, che vuol dire vaso di elezione e apostolo di alta predicazione. Per ottenere che si ravvivi uno che dal [136]fervore sia ricaduto nella tiepidezza, vuolsi un

- 688 -miracolo della grazia. Teresa era venuta in tanta miseria. Lasciato aveva le pie meditazioni, le pratiche più divote e si era già convertita alle letture vane, alle mode pericolose. Allora le comparve Dio e spalancatole dinanzi l'inferno dissele: "Eccola la tua abitazione! Se non ti riscuoti sarai perduta per sempre". Fortunata figlia, che inorridì per tempo e si ravvide.

  E noi come stiamo?... Se ci avvediamo d'esser tiepidi, non aspettiamo che Dio compia un miracolo cosiffatto, perché raro opera con prodigio. Riscuotiamoci noi prima che la tiepidezza ci abbia agghiacciati.

  5. Volete voi intendere i sintomi di questa tiepidezza fatale? Il primo è un indebolimento di fede, un offuscamento di intelletto ed una noia incipiente delle buone pratiche di pietà o di religione. A questo punto Iddio ancor non vi abbandona, ma diminuisce dei suoi favori e ritoglie dell'abbondanza di sua grazia.

  Il secondo segno di tiepidezza è l'abbandonare, che da noi si faccia, le pratiche della pietà; lasciar il pio meditare, omettere il pregar supplichevole, lasciar correre [137]il prossimo nella via del male e non addarsene, son segnali che già il cuor del cristiano attende per lasciar Dio, per ingolfarsi mano a mano nei godimenti della terra.

  Finalmente viene l'induramento di cuore, l'acciecamento dello intelletto, lo che è segno non che di tiepidezza, ma di morte assiderata.

  6. Considerate ancora voi stessi la malignità di questa colpa. Professarsi amico e poi staccarsene a mano a mano. Conoscere Dio e ossequiarlo e poi ritornare al demonio della vanità e della superbia. Trovarsi <vicino>, farsi quasi a vista del paradiso e poi dar addietro per ingolfarsi in un pantano putrido, dicalo chi vuole, questa è una iniquità pessima, è una sconoscenza che davvero muove a stomaco. E così voi potete aver intesa la noia profonda che eccita un amico tiepido. Il ciel vi guardi che siate cristiani tiepidi.

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Riflessi

  1. Un amico noioso.

  2. Due casi di un amico tiepido.

  3. Chi da amico fervoroso indietro, [138]non cesserà finché divenga nemico dichiarato.

  4. Ritornare poi all'amicizia di prima è un miracolo.

  5. Segni della tiepidezza.

  6.  Chi lascia Dio per la terra muove a stomaco.





p. 685
67 Cfr. Gv 8, 46-59.



p. 686
68 Ap 3, 15s.



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