Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (III corso)
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IL PANE DELL'ANIMA TERZO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica in albis Alla patria, alla patria!

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Evangelio della domenica in albis

Alla patria, alla patria!

  1. [145]Gesù, nostro capitano e padre, ha lasciato le ombre del sepolcro. Risorse da morte ed or eccolo glorioso ed immortale. Gesù Cristo con il suo corpo glorificato passa a porte chiuse ed a finestre serrate, con il suo spirito che è la carità di Dio annunzia il complesso d'ogni bene agli uomini. Saluta i discepoli suoi e con essi i fedeli suoi seguaci, dicendo: "La pace di Dio sia con voi". E levando sopra di essi un soffio

- 693 -di divina potenza, dona la virtù di risuscitar le anime, come un giorno con un soffio divino traeva un corpo umano da una massa di terra terrena. Dice agli apostoli suoi: "Ricevete lo Spirito Santo; saranno perdonati i peccati a quelli ai quali voi li perdonerete e ritenuti a quelli ai quali voi li riterrete". E perché non credano essere illusoria la persona che loro parla, fa loro intendere: "Mettete pur le mani nel foro di piaghe delle mani mie e de' miei piedi, perché sono io, Gesù salvator [146]vostro"72.

  Con questi fatti ammirabili di potenza divina e cari discorsi di divina pietà, Gesù Cristo par che dica: "Discepoli miei, che pensate ancora od a che guardate? Alla patria, alla patria!". Bene profittarono gli apostoli del divin Salvatore. Pietro in guardare al paradiso ne andava poi estatico come gli altri e scriveva ai fedeli di tutto il mondo: "Io vi scongiuro perché come forastieri e come pellegrini vi asteniate dai carnali desideri che combattono contro l'anima, avendo buona la vostra conversazione fra le genti"73. Che facciamo pertanto noi? Ascoltiamo l'apostolo. Percorriamo come pellegrini su questa terra e intanto gridiamo: "Alla patria, alla patria!".

  2. Figurate che tre personaggi distinti vengano <a> bussare allo ingresso della vostra abitazione. Viene un buontempone che dice allegramente che il primo giorno di carnovale è spuntato: "Non perdiamo tempo per tripudiare". Questo birbone vi fa indignare, non è vero? Ebbene lasciatelo, che egli è un cittadino su questa terra. Crede <di> essere eterno quaggiù e non pensa <a> staccarsene. Lasciatelo, che egli è un cattivo cristiano.

  Succede un viandante impolverato [147]per lungo cammino continuato. Questi vi si presenta in atto di ospite che desidera passare con voi una serata tuttavia lieta per riposare di poi in comodo letto. Voi lo conoscete e l'accettate. Egli è forastiero e merita che non lo ripudiate da casa. Questi è

- 694 -l'immagine di quei cristiani che vivono da forastieri su questa terra, perché sel sanno di non dover dimorare eterni quaggiù. Il paradiso vedonlo e v'aspirano, ma intanto che sono in terra nemmeno vogliono omettere di goderne quanto possono. Illusi cristiani! Voi non siete cattivi, no, ma quanto migliori potreste essere! Vi riconoscete pellegrini quaggiù; perché almeno non vivete da pellegrini?

  Ecco la terza figura che appare allo ingresso della vostra abitazione. È un pellegrino. Viene a voi a capo scoperto, a piedi scalzi, con una sol<a> bisaccia alle spalle. Viene in abito di pietoso. Voi ne siete commosso e gli apprestate il meglio della casa. Ma il buon capitato vi dice: "Son pellegrino, un pane mi basta pel nutrimento; domattina allo spuntar dell'alba riparto per riveder la patria, mi basta per breve riposo uno stramazzone qualsiasi". Intanto intuona lieto: "Alla patria, alla patria!", e in cantare il [148]suo volto si fa raggiante di gioia. Voi in udire piangete di tenerezza. Associate la vostra alla voce del pietoso e continuate: "Alla patria, alla patria!".

  Eccovi la storia dell'uman genere quaggiù. Eccovi la similitudine dello stesso genere cristiano. Ha di quelli che vivono a mo' di cittadini guadenti, e sono i cattivi. Ha di quelli che vivono a mo' di forastieri, e sono i cristiani ordinari. Ha di quelli che vivono a mo' di pellegrini, e sono i cristiani perfetti. Ciascun di noi a qual di questi appartiene?

  3. Chi è cristiano cattivo si apparti di qui, perché già a lui non è diretto qui il discorso. Si parla volontieri in questo luogo ai cristiani che vivono da pellegrini od almeno da forastieri. Ebbene, voi che pur siete buoni rinunziate alle voglie della carne. Un diletto corporeo vi giova forse? E un'ambizione della mente vi innalza di un palmo, od un interesse di roba forseché vi aggiunge di felicità? Non vi badate tampoco. Che fate voi mai?

  Sovrat<t>utto ai piaceri del corpo nemmeno accondiscendete con un desiderio. È troppo bugiarda la carne. Se le accordate un pensiero di voluttà, subito vuole anche l'opera e così fa [149]essere cristiani di terra, che vuol dire inetti, incostanti, ciechi e al sommo schivi di pensare al secolo avvenire.- 695 - Attendetemi dunque voi. Alle pretensioni della carne non accordate soddisfazione di sorta. Non l'avete per ventura fin qui esperimentato che l'incendio nella carne si sviluppa con una scintilla, come in una massa o di legna o di paglie ben disposte? Pensiamo tutti alla patria, non pensiamo un istante ai piaceri corporali.

  4. Verissimo è che quei pensieri malaugurati si fanno audaci a entrare in casa e sedere a mensa, come fanno le mosche al nostro desco, come fanno le rondini sotto le grondaie dei tetti di nostra abitazione. Ma appunto, basta non spandere miele intorno perché le mosche vi s'attacchino a nugoli, basta non invitar le rondini a fare il nido sotto al capezzale del nostro letto. Anzi, le mosche si allontanano con facilità quando si ordisce loro un facile traboc<c>hetto o di acqua composta o di oscurità studiata. Le rondini, quando troppo frasto<r>nino, facilmente si distolgono con turare il pertugio della loro abitazione. E così fate con i pensieri molesti. Scacciamoli subito. Divertiamo ad altro la [150]mente. Quando i desideri mali ci disturbano, non stiamo nemmeno a rimirarli. In guardare operano l'effetto dell'aspide, che se giunge a fissare il suo sguardo penetrante nel nostro occhio ci fa cader la testa e ci avvelena. Dai pensieri tristi si fugge. Gli spiriti brutti quando veggonsi abbandonati si partono confusi.

  5. Altra cosa da osservarsi è questa. Noi siamo obbligati <a> vivere in questo mondo, che vuol dire in mezzo ad una società di gente d'ogni costume. Ha di quelli che sono cristiani di nome, ma che pur troppo sono pagani di fatto. Che fare in tanta confusion di gente?

  Qui vuolsi attenzione cauta. Dovete camminare sul collo ai draghi ed ai serpenti e non lasciarvi punto ferire. Si richiede attenzione e coraggio. Noi diremo che vuolsi fede e preghiera. Mentre conversiamo con la moltitudine, proferiamo pur discorsi con le labbra e rispondiamo al discorso che ci si dirige, ma intanto il nostro sguardo sia rivolto a Dio, il nostro cuore che tenda al paradiso, la nostra mente che tenga presenti le ultime cose a venire. E guardiamoci che un motto, che una parola, che un ghigno possa<no> come<c>chessia- 696 -[151] prestare alimento ad un pensiero meno che onesto.

  Quest'è un viver da pellegrino quaggiù. Non bisogna attaccarsi alle persone ed ai godimenti della terra, ma guardando all'alto sclamare incessantemente: "Alla patria, alla patria!", e tendervi poi con tutte le forze al paradiso.

Riflessi

  1. Alla patria, alla patria!

  2. Tre figure d'uomini e di cristiani.

  3. Forastieri e pellegrini, staccatevi affatto da qui e viaggiate solleciti verso alla patria.

  4. Non alloggiate pensieri vani o pericolosi.

  5. E dovendo conversare colla moltitudine, non dimenticate che la vostra patria è il paradiso.





p. 693
72 Cfr. Gv 20, 19-31.



73 1 Pt 2, 11s.



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