Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (III corso)
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IL PANE DELL'ANIMA TERZO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica fra l'ottava del Corpo del Signore Al Signore chi pensa?

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Evangelio della domenica fra l'ottava

del Corpo del Signore

Al Signore chi pensa?

  1. [190]Il Signore è il tutto dell'anima nostra. Egli ci ha creati. Egli ci ha redenti. Egli ci dispone un posto di gloria nel suo paradiso. Ma al Signore chi pensa?

  Leggiamo nel santo Evangelo un fatto che davvero mette raccapriccio. Ecco come lo riferisce l'evangelista san Luca: "Gesù disse a' suoi discepoli: Un uomo fece una gran cena e invitò molta gente. E all'ora della cena mandò un servo suo per dire agli invitati che venissero, perché tutto era pronto. E tutti d'accordo cominciarono <a> scusarsi. Il primo disse: Ho comperato un podere e bisogna che vada a vederlo; di grazia scusami presso al padrone. E un altro disse: Ho comperato cinque paia di buoi e vo a provarli; di grazia tienmi per iscusato. E un altro: Ho preso moglie e perciò non posso venire. E tornato il servo, riferì queste cose al suo padrone. Allora sdegnato il padre di famiglia disse al suo servo: Va tosto per [191]le piazze e per le contrade della città e mena qua dentro i mendici, gli storpii, i ciechi, gli zoppi. E disse il servo: Signore, si è fatto come hai comandato ed è ancor luogo. E disse il padrone al servo: Va per le strade e lungo le siepi e sforzali a venire, affinché si riempia la casa mia. Perocché ti dico che nessun di coloro che erano stati invitati assaggierà la mia cena"92. Fin qui il santo Evangelo.

  Discorretela ora voi medesimi, e interrogate: chi pensa al Signore? Nemmeno vi pensano quando Dio invita <a> sedere a mensa di godimento altissimo, pensatelo se vi penseranno quando si tratti <di> sedere ad un banco per difendere l'onor di Dio e la gloria della sua religione! San Paolo scrivendo a' suoi Filippesi, si lamenta apertamente con dire: "Tutti cercano- 719 - le cose che son loro proprie, e non quelle che sono di Gesù Cristo"93. Amarissimo rimprovero! Scorgiamolo parte a parte per sapercene almen correggere.

  2. Figuratevi anche qui un ricco padrone e buon padre, che sia tutto cura per i suoi dipendenti, tutto cuore per i suoi figli. E quei servi figuratevi che non pensino ad altro più che a prendersi le loro soddisfazioni,[192] a poltrire nell'ozio, a curare e gli interessi propri e niente que' del signore e padre loro94. Povero padrone! E se gli s'aggiungano i figli medesimi a dilapidar le sostanze più che ad accumularne, povero padre, oh come ne è amareggiato!

  Quel padrone o padre è Dio medesimo. Egli ha sotto di sé dei servi che sono i fedeli in generale, ossia quei cristiani in massa che non professano di essere intimi a Gesù. Questi oh quanto trascurano l'onor del Signore! Molto perciò gli recano di offesa. Ma sono anche come figli diletti quegli altri che al suo servizio sonosi specialmente dedicati, che pel suo ministero sono stati consacrati, ed anche questi si vedono pensare più agli interessi propri che alla gloria di Gesù Cristo. Ah figli, figli, quanto più voi stessi spiacete allo Altissimo!

  3. Scorgetelo voi stessi il cuor tristo. Voi, se accada che uno vi dica una sola parola di affronto, subito la ribattete, subito volete che sia riparata. E contro a Dio non sentite mai un'ingiuria di bestemmia, un vilipendio di scandalo? E di quante enormità che vi incontrate ad osservare, quante volte vi siete fatti animosi a difendere[193] l'onore del Signore? Come sapete curare l'onor vostro, così voi sapete difendere la roba vostra. Se uno vi ruba un frutto dalla vigna vi risentite. Se vi reca un danno al campo volete che sia riparato.

  Ma mentre operateprontamente per l'interesse vostro, come trattate poi l'interesse di Dio? I poverelli di Gesù Cristo vi sono cari? Le vedove ed i pupilli vi stanno a

- 720 -cuore? I peccatori sapete almeno frenarli, se non potete convertirli? E come riparate lo squallore delle chiese che sono la casa del Signore?... O sareste di quelli che dei beni della Chiesa se ne valgono in prò nei contratti, nelle amministrazioni?

  Ed or studiate come nello interesse della gloria di Dio <si> adoperano i saggi; confrontate quello che sapete solo eseguire voi, e poi decidete se Dio non abbia alta ragione di dolersi che finalmente gli uomini cercano i comodi propri e non guardano alla gloria di Gesù Cristo.

  4. Ma ha di peggio. Non ha forse cristiani i quali si fingono religiosi per far meglio i propri interessi? Ha di quelli che baciano un crocefisso, ma per assicurarsi[194] quella carica; che vanno ad una Messa, ma unicamente per non esser pregiudicati in quello interesse. Ed ha perfino chi veste un abito di Chiesa e che apparisce nelle pubbliche funzioni, ma allo scopo di poter palliare le proprie usure e di nascondere perfino le proprie turpitudini. Eccesso, eccesso! Si servono di Dio per peccare con maggior franchezza. E questi si può mai dire che pensino al Signore? Vi pensano, ma per oltraggiarlo.

  5. Sicché che abbiamo a far noi? Questo senza dubbio, cioè compatire a tante ingiurie che si fanno a Dio. E per non comparire che altra cosa diciamo con le labbra e altra abbiamo in cuore, noi portiamoci in modo, e nei discorsi e nelle opere, che prima di accingerci a veruna cosa esaminiamo se tanto riesca a gloria di Dio, e se il cuore ci dice che tal sia, poniamoci con affetto. Se il cuore probabilmente ci seduce, correggiamo i passi nostri. Ignazio da Loiola non faceva che ripetere: "Omnia ad maiorem Dei gloriam", e con questo motto perenne nel cuore e in sulle labbra ottenne felicemente di piacere a Dio e di riparare agli immensi [195]oltraggi che alla gloria di Dio già fece una sterminata eresia di un secolo.

  6. Vi voglio in questo nobile proposito proporre un esempio. Giuseppe si reputa a buon diritto che sia il primo tra i santi. Fu primo perché essendo stato deputato per sposo a Maria vergine, ne tenne di questo ufficio sol quanto fu di

- 721 -gloria a Dio. Fu padre a Gesù ma sol quanto valse per coprire il mistero ineffabile della incarnazione. In vita apparve sol poche volte, quando volle l'onor del Signore. Dopo la morte il suo nome rimase oscuro per tanti secoli, finché la gloria di Dio dispose che fosse più manifesto. Nel restante, per gloria a Dio Giuseppe sostenne non poco di disagi, di fatiche, di pericoli ed anche di persecuzioni manifeste, come fu nella Giudea ed in Egitto.

  Giuseppe sì che fu fedele custode dell'onor divino! Ben merita che ce lo eleggiamo ciascuno a particolare protettore per ben combattere le battaglie del Signore. Eleggiamolo in avvocato e difensore per difenderci da noi stessi, o sia dal senso che in tutto cerca il proprio comodo a costo perfino di tanta ingiuria all'onore di Gesù Cristo.

Riflessi

  1. [196]Al Signore chi pensa?

  2. Tutti pensano per sé.

  3. Curano l'interesse dell'onore e della roba propria e non quello di Dio.

  4. Con il pretesto della gloria di Dio si valgono per sfogare i propri capricci.

  5. Chi compatisce a tanti oltraggi che si fanno a Dio?

  6.  Compatiamovi e provvediamovi con sì retta intenzione come fece Giuseppe, sposo a Maria, casto padre nutritizio95 a Gesù.





p. 718
92 Lc 14, 16-24.



p. 719
93 Fil 2, 21.



94 Nell'originale: suo.



p. 721
95 Nell'originale: padre a Gesù nutritizio.



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