Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (III corso)
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IL PANE DELL'ANIMA TERZO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica terza dopo Pentecoste Esempio di divina pazienza

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Evangelio della domenica terza

dopo Pentecoste

Esempio di divina pazienza

  1. [197]Noi ci diamo attorno coll'occhio e vediamo crescerci dintorno una schiera di pessimi cristiani, ingiuriosi a Dio, nemici al paese, infesti all'umana società. Ne scorgiamo nel numero taluni che sembrano demoni incarnati e minacciano <di> sobbissare l'ordine religioso e civile. Inorridendo noi rivolgiamo lo sguardo in alto a dire: "Signore, perché non comandate alla terra che si apra in voragine al passaggio dei più scellerati". Ma stolti noi!... Il confine della bontà e della benignità di Dio chi lo ha ancor inteso fra noi? E possiamo negare che il Signore non abbia già usato verso a noi un prodigio di pazienza? Perché ci ha sostenuti peccatori a non morire? "Ignori tu -- scrive san Paolo -- che la benignità di Dio ti eccita a penitenza?"96.

  E nel Vangelo di questo giorno leggiamo quanto sono per dire: "I pub<b>licani e i peccatori si avvicinavano a Gesù Cristo [198]per udirlo. E i farisei e gli scribi ne mormoravano dicendo: Costui si addomestica coi peccatori e mangia con essi. Ed egli propose loro questa parabola e disse: Chi è tra voi che, avendo cento pecore e perdutane una, non lasci le novantanove e non vada a cercar di quella che si è smarrita, sino a tanto che la ritrovi? E trovatala se la pone sulle spalle. E tornato a casa chiama gli amici e vicini dicendo loro: Rallegratevi meco perché ho trovato la mia pecorella che si era smarrita. Vi dico che nello stesso modo si farà più festa in cielo per un peccatore che fa penitenza che per novantanove giusti che di penitenza non hanno bisogno. Ovvero qual è quella donna che avendo dieci dramme, perdutane una non accenda la lucerna e non iscopi la casa e non cerchi diligentemente finché l'abbia trovata? E trovatala,

- 723 -chiama le amiche e le vicine dicendo: Rallegratevi meco perché ho trovato la dramma che ho perduta. Così, vi dico, faranno festa gli angeli di Dio per un peccatore che faccia penitenza"97.

  Ed or non meravigliate più perché Dio lasci a lungo i peccatori a questa vita. Li lascia perché finalmente si riducano a [199]penitenza. Quest'è l'esempio di divina pazienza che vo' in breve mostrarvi.

  2. Facciamoci ad esaminare un caso non raro <ad> accadere in seno della famiglia. Fingete un padre che è tutto cura pe' suoi figli. Tre di questi passeggiano nella casa, ma non gli recano una consolazione di sorta. Sono scorretti, sono indisciplinati, sono perfino ribelli. Or non è a dire quanto il padre adoperi di sollecitudine per riaverli all'ordine ed alla pace domestica. Ma non gli giovano le carezze, ed egli sentesi in obbligo di ricorrere alle minaccie. Castiga pertanto, ma il fa con amor di padre che vuol perdonare.

  Quei giovincelli ricevono con impressione varia la punizione. Il primo conosce il buon intendimento del padre ma si rimane insensibile, e questi è certamente ingrato. Il secondo conosce parimenti, ma non che ravvedersi si burla. Questi è non solo ingrato, ma è iniquo figliuolo. Il terzo poi riceve il castigo e non si persuade che venga da buon cuore, e costui inalbera vieppiù. Meschinello! Egli è nel numero degli incorreggibili.

  Facciamo ora l'applicazione. Quel padre amante è Dio signor nostro. Oh come gli duole che molti figli gli disobbediscano! Per fargli [200]ravvedere parla soave al loro cuore, e se questo non basta usa ancor castighi di desolazione interna di spirito, ovvero castighi di malattia esteriore, di malattia o di stento. Ma i cristiani come si portano? Ha di quelli che non si avvedono che è Dio che punisce per salvare, e questi son come disperati omai. Ha degli altri che intendono, ma o se ne ridono o si stanno freddi. Ah cristiani, movetevi! Non vedete che chi castiga è il Signore e che punisce- 724 - per il ben nostro? Non è buon padre quegli che abbandona il figlio scorretto, ma quegli che riprendendolo lo converte.

  3. Considerate meglio. Non è forse beneficio alto e degnazione ammirabile quella di Dio che aspetta sì a lungo finché un figlio sciagurato si ravveda? Potrebbe mandarlo allo inferno, chi nol sa?, ma aspetta e intanto sopporta tante ingiurie e tante iniquità degli uomini.

  Un cristiano, benché dabbene, si risente agli oltraggi replicati. Un padre, benché amorevole, si risente alle ribellioni. Ed il Signore, che è tanto più, sopporta. Che dite? I cieli ne stupiscono, la terra ne rimane come attonita. Gli angeli del paradiso[201] e i giusti della terra uniscono lor voce per cantare: "Le misericordie del Signore sono senza confine".

  Ma se i cristiani a questo eccesso di divina pietà non si arrendono ancora, che cosa avrassi a dire?... Che mostruosa senza pari è la ingratitudine e la cecità loro.

  4. Molto più se voi ponete in confronto la benignità con cui il Signore tende per tirare i figli suoi a sé. Vi porgo innanzi un esempio scritturale. Gesù Cristo per tre anni tenne Giuda alla sua scuola. Lo alimentava alla sua mensa, lo ammaestrava alle sue predicazioni, edificavalo con i suoi esempi divini. Intanto porsegli segno di special benevolenza con affidargli l'amministrazione del peculio apostolico, e lui, il divin Salvatore, fu sempre intento a coprire in casa i difetti di Giuda perché se ne ravvedesse, sempre sollecito a parlarne bene agli estranei perché non ne perdessero stima. Che non fece all'ultima Cena, quando per la prima volta distribuì a tutti ed a Giuda medesimo il Corpo santissimo di sé, Verbo incarnato? E quando nell'orto di Getsemani venivagli innanzi tutto bagnato in sudor di sangue e che dissegli: [202]"Amico mio, anche tu qui", e gli porge le labbra per dargli un bacio?... A questi tratti di benevolenza un cuor di tigre si sarebbe ammansato. Ma il cuor di Giuda non così. Mano a mano che Gesù gli usava benignità, ed egli abusavasene a turpitudine di interesse, abusavasene a superbia di ambizione, fino a quel miserabile termine che io inorridisco ad accennare, ma che voi ben ricordate. Che dite intanto?

- 725 -  Mi appello a voi, buoni padri di famiglia. Quando avete adoperato ogni cura per condurre su buona via un figlio, e che questi usa di malignità tanto maggiore per isfuggire, voi ne rimanete sbalorditi nella mente, desolati nel cuore. La pazienza sfugge mano a mano. Poco è che non imprechiate al figlio che vi fa invecchiare anzi tempo, che anzi tempo vi apre una fossa per seppellirvi.

  Ed or pensate che poco torto n'abbia il Signore in vedere che il peccatore tanto insolentisce nel peccato quanto intende che Dio è buono? Abusare a turpitudine di peccato della benignità dello Altissimo, oh che eccesso di male!... Or non intendiamo assai bene, ma conosceremo chiaramente un .

  5. [203]Eppoi vi tollererà finalmente un pezzo Iddio quaggiù? Lo sapete fino a quando sia per sopportarvi? Un padre terreno, benché buono, alla fine perde la pazienza. Un amico benché caro, ma finalmente se vi scorge incorreggibili, vi abbandona. Loro che sono uomini, ovvero creature che non dovrebbero sì presto reputarsi offesi alla ingratitudine di creatura pari a sé, pur si lagnano. E non si lamenterà Iddio, mentre sappiamo che una iniquità commessa contro a lui è peccato di malizia quasi infinita? Minor male è mancar di rispetto ad un fratello in casa, ma è pessimo male mancar di rispetto al vescovo nella diocesi, al pontefice nel mezzo dell'orbe cattolico; che non sarà poi venir meno affatto all'ossequio dovuto allo Altissimo?... Non dubitate, Iddio castiga... Iddio castiga.

  Chi ve lo assicura che il Signore sia per tollerarvi ancora fino a domani?... E se vuol castigarvi subito, forse gli manca la potenza per farlo? O non ha luogo in cui precipitarvi e dal quale non possiate uscirne più mai? Temiamo dunque il Signore, temiamolo in quell'ora medesima che ci usa benevolenza. Temiamo il Signore, perché quanto [204]è benevolo in aspettare, tanto sarà severo in giudicare.

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Riflessi

  1. Esempio di divina pazienza.

  2. Tre esempi di umana malizia.

  3. Intanto il Signore aspetta benevolo.

  4. Ed adopera industrie di una pietà divina.

  5. Ma se noi non ci arrendiamo, quella benignità celeste, che ci attende invano, si convertirà in furore di altissima punizione.





p. 722
96 Rm 2, 4.



p. 723
97 Lc 15, 1-10.



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