Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (III corso)
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IL PANE DELL'ANIMA TERZO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica quarta dopo Pentecoste Le saette del Signore

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Evangelio della domenica quarta

dopo Pentecoste

Le saette del Signore

  1. [205]Si vantano tanto i soldati di Annibale o di Cesare o di Napoleone che sotto al comando dei loro capitani sono percorsi come saette a commuovere la terra. Ma che hanno a fare cotestoro con gli apostoli e con gli uomini apostolici, soldati del Signore, che come saette in mano a Cristo hanno percorso la terra e la percorrono tuttodì? <è> di questi che a ragione si contano le meraviglie prodigiose?

  Ascoltatene anzitutto il testo del discorso evangelico. Voleva il divin Salvatore trarre a sé alcuni che scossi da lui fossero poi atti a commuovere tutta la terra. Adoperò dunque così, come narra l'apostolo san Luca:

  "Stando Gesù alle rive del lago di Genezaret, una gran turba di popolo si affollò intorno a lui per ascoltare la parola di Dio. Gesù vide alla sponda del lago due barche che stavano ferme, i pescatori che erano discesi e lavavano le [206]loro reti. Salito su in una di dette barche, che era di Simone, e dettogli di trarre un po' al largo, si assise e indi prese ad ammaestrare le turbe. Finito che ebbe di parlare,

- 727 -disse a Simone: Va in alto e getta le reti per fare la pesca. Simone gli rispose: Maestro, abbiamo faticato tutta notte e nulla abbiamo preso, ma sulla vostra parola getterò le reti. Avendo ciò fatto, presero una sì smisurata quantità di pesci che la rete si rompeva. E fecero segno ai compagni che erano nell'altra barca perché venissero in loro aiuto; quelli vennero ed empierono le barche talmente che erano per affondare. Veduto questo, Simon Pietro si gettò ai piedi di Gesù e gli disse: Ritiratevi da me, o maestro, perché io sono peccatore. Conciossiaché restò sopraffatto dallo stupore <egli> e gli altri che erano presenti alla pesca, non che Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano compagni di Simone. Gesù disse a Simone: Non temere, d'ora innanzi prenderai degli uomini. E avendo ricondotte a terra le loro barche, abbandonarono ogni cosa e lui seguitarono"98.

  In mano a Gesù Cristo divennero così soldati, e furono saettatori valentissimi in trarre [207]le anime a Dio. Alludendo ad essi già scriveva in ispirito il Salmista: "Come le saette in mano di un potente, così i figli degli scotitori"99. Scorgiamole queste saette prodigiose di soldati gagliardi e ponderiamo quel molto che in mano a Dio sanno operare.

  2. Pietro, Giacomo e Giovanni, come gli altri che poi seguirono il divin Salvatore, non attendevano omai che al lezzo delle loro reti, al traffico dei loro pesci. Viene Gesù e li scuote e dice: "Non sapete che il mondo è in mano a Satana?... Levatevi su, perché possiate scacciarlo e scuotere le genti e dire che si salvino". Bastò questa intimazione divina. Quegli uomini lasciarono tutto il fango delle terrene cose e non vi pensarono finché vissero. Si fecero premura per osservare l'invito del Salvatore. Corsero e salvarono poi la terra, come voi ben sapete. Gli apostoli scossi da Gesù ci hanno scossi noi. Noi siamo i figli fortunati di que' scotitori gagliardi ed or cantiamo l'inno del giubilo e della salvezza nostra.

- 728 -  Scossi da Gesù Cristo, gli apostoli non temerono più le scosse che gliene diedero e filosofi e giudici pagani, ovvero il furore di gente che ripudiava i [208]loro insegnamenti. Figli degli apostoli son tutti i giusti della terra. Questi sono scossi da Dio e son chiamati per essere scotitori. Vi piace il nobile ufficio che vi assegna il Signore? Ascoltatene in proposito ciò che in questo operò un solo fra i molti vostri compagni, un solo fra gli uomini apostolici. Voglio accennare a san Francesco Saverio.

  3. Egli attendeva già nell'Università di Parigi a' suoi diletti studi, allo scopo di farsi un grido nel mondo, quando Ignazio lo sorprende con dirgli: "Quando tu abbia acquistati i primi posti nel secolo e poi che ti danni l'anima, che t'importa? Son tanti pagani da istruire, tante anime da salvare", e intanto bellamente gli estese come in un quadro lo stato del mondo. Arse di zelo Francesco e levatosi su gridò: "Ebbene, io vo' esser saetta in mano a Dio".

  Portossi a Roma per dire al pontefice: "Io vo' esser saetta in mano a Dio. Voglio percorrere tutta la terra e ricondurre ai piedi della Croce tutti i popoli che ne sono ancor lontani". Intanto non badò più a studio profano, non considerò compagni. Né meno volle dare un passo fuori per salutare la vecchia madre. Francesco volò [209]come saetta per ferire le anime e condurle a Cristo.

  4. Una saetta in un momento percorre100 tutta la terra. Francesco Saverio in poco d'ora fece tanto viaggio per salvare le anime quanto basterebbe a percorrere quattro volte intorno alla terra. Appena intese per bocca del suo superiore che Dio lo voleva alle terre infedeli, subito vi corse. E per essere più spedito in camminare, si contentò di prender seco un breviario e un bastone per tutto il tempo che ancor visse e che fu per dieci anni.

  Confrontiamo ora con noi stessi. Siamo disposti noi a lasciar tutto per convertire un'anima? Corriamo veloci senza esser rattenuti da intoppi di famiglia ovvero da agio di comodità? - 729 -Ah, noi siamo ben altri! Per salvare un'anima, non che scomodarci con lungo viaggio, appena sappiamo dir parola per comprimere l'audacia di un bestemmiatore.

  5. Proseguiamo. Francesco fu di più saetta rettissima. Non mai piegò né a destra né a sinistra. Volle la conversion delle genti e l'ottenne. Non si lasciò deviare da stenti, da pericoli, da onori o da persecuzioni.[210] L'avreste veduto servo coi servi per convertirli, ignorante con gli ignoranti, sapiente con i sapienti, ma allo scopo solo di ridurli a salvezza. Oggi, se così <si> richiedeva per salvar le anime, si faceva presso agli appestati, o entrava negli opifici dei garzoni, o si faceva innanzi al campo con i lavoratori. In levarsi di , se fosse richiesto che si dovesse sostenere una nobile ambasciata e ricevere onori principeschi, volontieri l'avrebbe fatto, per ritornare subito allo indomani ai modesti uffici di prima. Ad una cosa sola egli mirava: salvare le anime, che gli importava a lui di tutto il resto? Così Francesco, ma noi non otteniamo molto vantaggio perché subito con la mente ci lasciamo trasportare dall'amore di noi medesimi.

  6. Francesco non pure curò sé, ma sprezzò ancora i consigli di tutti gli altri che gli si opponevano perché o non si accingesse, o che almeno non si affrettasse cotanto. Avanti partire trovò chi gli pose sott'occhio i pericoli di terra e di mare appena scoperti, ma ei non badò. Sopra <il> luogo degl'infedeli non temé difficoltà di sorta. Andò incontro ai morsi dei serpenti, andò incontro alla morte che si affacciava nella [211]figura di tanti appestati. Nessuno poté mai penetrare nello impero della China, ma Francesco vi s'accostò e morì in sulla soglia di quella. Questa è risolutezza di servire a Dio!... E noi a paragone di tanto esempio che possiamo rispondere?... Ah, noi ci lasciamo vincere da ogni piccola difficoltà. Subito accenniamo che non è prudenza far cosa che sia più del costume comune.

  7. Francesco fu saetta che ferì ben addentro i cuori. Le sue parole erano come una battaglia. Migliaia a migliaia cadevangli innanzi le anime di pagani. Basti dire che di sua mano ne battezzò un milione e dugentomila. Ma in maggior numero dispose che fossero battezzati da altri, perché egli

- 730 -sempre anelava alle conquiste maggiori. E quelli che cadevano vinti alle sue parole erano i più sicuri. Cinque re incoronati si prostrarono riverenti avanti la croce del Salvatore. Il Saverio con le parole congiungeva altra cura di zelo e fuoco di affetto, che chi l'avvicinava una volta era vinto per sempre. Che nobile battagliero fu Francesco! E noi come lo siamo?... Ah, noi non valiamo a penetrare addentro il cuore di veruno, perché ancora non abbiamo permesso che addentro ci penetrasse<ro>[212] le saette della grazia del Signore.

  8. Una saetta è potente quando è lanciata da un braccio potente. Iddio ci deve lanciare. Ma da parte nostra il male è grave. Noi non ci lasciamo lanciare. Poniamo ostacoli alla grazia del Signore. Poniamo ostacoli al volere del superiore. Noi vogliamo sol quello che ci soddisfa, e intanto come può Dio valersi di uno strumento che ripugna di prestar l'opera sua? Anche questa è verità da parte di Dio ed è confusione pessima da parte nostra. Noi finalmente riusciamo a sì piccole imprese in gloria del Signore, perché da Dio non ci lasciamo maneggiare come ei vorrebbe.

Riflessi

  1. Le saette del Signore sono potenti.

  2. Saette del Signore sono gli uomini giusti e sovrat<t>utto gli apostolici.

  3. Questi come gli apostoli e come già il Saverio lasciano tutto.

  4. Percorrono con velocità la terra.

  5. Proseguono con rettitudine senza piegare a destra od a sinistra.

  6.  Superano tutte le difficoltà.

  7.   E feriscono per bene.

  8. Perché si lasciano pienamente maneggiare da Dio.





p. 727
98 Lc 5, 1-11.



99 Sal 127(126), 4.



p. 728
100 Nell'originale: percosse.



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