Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (III corso)
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IL PANE DELL'ANIMA TERZO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica quinta dopo Pentecoste Cristiano a metà?

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Evangelio della domenica quinta

dopo Pentecoste

Cristiano a metà?

  1. [213]Nei primi tempi della Chiesa si vedeva volontieri che una donna cristiana si sposasse ad un marito infedele, perché era moralmente sicuro che una donna fervorosa avrebbe certamente ridotto fervente il proprio sposo ai piedi della croce di Gesù. Le buone figlie del Signore ottenevano con prestezza l'intento, e così guadagnavano l'estendersi della santa fede e del regno di Gesù Cristo. Ma se una sposa tardava a ottener la conversione del proprio marito, era un cordoglio in casa e fuori. Guardavasi con mestizia in volto alla sfortunata e dicevasi: "Quella è una cristiana a metà".

  Or dopo tanti secoli di Cristianesimo si trovano ancora cristiani a metà?... Duole il ricordarlo. Quanti si trovano, quanti!... Non osservano i doveri verso a Dio, non quelli verso agli uomini. Ascoltate come se ne lagna il divin Salvatore [214]nell'odierno Evangelo, come scaglia le sue minaccie. Udite per esteso ed inorridiamo poi tutti.

  "Gesù disse a' suoi discepoli: Vi dico che se la vostra giustizia non sarà più abbondante che quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Udiste che fu detto dagli antichi: Non ucciderai; chiunque avrà ammazzato sarà reo in giudizio. E io vi dico che chiunque si lascierà trasportare dalla collera contro al suo fratello sarà reo in giudizio, e chi dirà al suo fratello racha sarà reo in concilio, e chi gli darà taccia di stolto meriterà di essere condannato al fuoco della Geenna. Se dunque mentre offrite il vostro dono all'altare, vi ricordate che il fratello ha qualche amarezza contro di voi, lasciate la vostra offerta davanti all'altare e andate tosto a riconciliarvi con lui, dopo di che tornerete ad offerire il vostro dono"101. Fin qui il santo Evangelo.

- 732 -  Or io mi fo a domandare: può starne sicuro un cristiano a metà?... Nientemeno. E lo stesso san Luca si fa innanzi per dirci: "Niuno che metta la mano sua all'aratro e poi che si volga addietro, è atto al regno di Dio"102. Spaventosissima sentenza,[215] che per intendere prenderemo tosto a esaminarla in tutte le sue parti.

  2. Il divin Salvatore predicava sui campi di Giudea, quando un giovinetto gli si accosta per dirgli: "Maestro, io vo' seguirvi in ogni luogo e per sempre, ma per condizione voglio che io ritorni a casa per dare assetto agli affari domestici". Gesù guardollo con atto di pietà e gli disse queste crude parole: "Niuno che mette sua mano all'aratro e poi che si guarda addietro è atto al regno di Dio". Minacciosissime parole! O per regno di Dio si intende quello che è in terra e dove faticasi, ovvero che si intende il regno del paradiso. Ed or chi pon mano ad un'opera buona e poi che la lascia non è atto più né per il regno di Cristo in terra o per il regno di Cristo in cielo. Terribile discorso! Ma è così anche nelle umane cose.

  Alessandro Magno aveva nel suo esercito un cotal che portava il nome di Alessandro, ma che era soldato timido e pigro. A questi disse Alessandro: "Una delle due io ti impongo: o muta il nome che porti o partiti almeno dalle mie schiere". Un soldato conviene che sia somigliante al suo capitano, un figlio somigliante al padre suo.

  3. [216]Quel giovinetto sarebbe stato assunto allo apostolato, ma perché tenne il suo cuore diviso in due, tra l'affetto cioè a Gesù e l'affetto agli affari terreni della casa, perciò fu tosto ripudiato. Chi entra nell'apostolato entra in una impresa di grande estimazione. Si tratta di arare, che è l'atto più importante. Si tratta di tirar a filo i solchi, ossia di far cosa che non si può ben ottenere da quelli che volgono lo sguardo addietro.

  Ponete attenzione alla regola che tenne Gesù in scegliere i suoi apostoli. Si rivolge egli a Pietro, a Giacomo ed a Giovanni- 733 - e trova che subito questi, lasciato tutto, lo seguono. A Matteo che numerava le sue monete al banco dice: "Seguimi", e tosto gli tiene dietro come un fanciullo. Questi piacquero sopram<m>odo a Gesù. Questi elesse in suoi apostoli. Quanto al giovine di cui è discorso, perché lo vide con l'affetto ancora attaccato alle cose della terra, disse subitamente che egli non era punto atto pel regno di Dio. Oh come ci deve confondere l'attacco che ancora noi conserviamo verso alle terrene cose!

  4. Poi udite ancor fulmine di minaccia. Dice il Signore: "Niuno che mette mano [217]all'aratro e poi che si volge addietro è atto al regno di Dio". Che significa ciò?... Senza dubbio vuol dir questo, che se il Signore ci inspira a fare un'opera di bene, e noi che proponiamo bensì di farla, ma senza venir mai ad un incominciamento, perché ieri scorgemmo una difficoltà e perché oggi ci pare scorgerne altra, questo non giustifica punto al cospetto di Dio.

  Figuratevi che un padrone dica al servo: "Dissodami il giardino che si è riempiuto di rovi". E quel servo dica: "Sissignore". Poi venendo al suo gerbo103 prenda paura ad incominciare e vi s'addormenti nel mezzo, che direste voi di un agricoltore cosiffatto? E qui io faccio questo ragionamento: o noi crediamo che Dio vuol da noi medesimi tale opera, e in questo caso perché non vi ci accingiamo di buon grado e subito?... O crediamo bensì di essere chiamati perché il cuor ce ne parla, ma dubitiamo che Dio ci possa o ci voglia prestar l'aiuto suo, e in quest'altro caso dove è la fede nostra?

  Quale sciagura!... Forse Iddio chiama tanti ancora oggidì e della classe di Aronne e dello stato di Mosè a dirigere le sorti di un popolo, a consolare le lagrime di [218]tanti oppressi, a sciogliere tanti legami di schiavitù, ma perché non si crede, non si eseguiscono le chiamate. Quale sciagura per i chiamati, quanto danno per le anime che per loro mezzo e in tanti travagli della Chiesa erano a salvare!...

  5. Quando Dio chiama alle cure spirituali, non bisogna

- 734 -nemmen guardare o agli impacci delle terrene cose od alle difficoltà che ponno insorgere. Quelli che vi guardano stabiliscono un confronto odiosissimo. Dicono in lor cuore: "È meglio che mi applichi alle cose di Dio od a quelle del mondo? Che pensi al cielo ovvero alla terra?...". Questo confronto, benché formato alla sfuggita e con uno sguardo semplice della mente, riesce a Dio così disgustoso che per questo medesimo egli giudica <chi lo fa> inetto per gli affari importanti di sua gloria, nell'ufficio nobile del suo apostolato.   Oltreché guardarsi addietro alle <cose> terrene e non attaccarvi subito l'affetto, è cosa più prodigiosa che rara. Guardano alla terra, corrono alla terra, servono alla terra; dalla terra riceveranno, se il possono, quel compenso che solo vuol per sé l'anima.

  6. Cresce il terrore in riflettere che il Signore qui parla in modo generico. Dice: [219]"Nemo mittens104... Niuno che si accinga di mal animo...". Qualsiasi adunque, o dell'apostolato o del laicato, qualsiasi del clero o del popolo... qualsiasi uomo o donna fra i cristiani che sia chiamato <a> fare un'opera di bene e poi che si intimorisca e che non corrisponda, qualsiasi entra nelle conseguenze delle divine minaccie! Dio vuol che i suoi seguaci sieno forti, che i suoi cristiani sieno costanti, che sieno intrepidi e perseveranti sino alla fine.

  Andate adesso e assolvete, se potete, quei cristianelli di oggidì, i quali son generosi a parole indicando che bisogna fare, che bisogna dire, e poi che sono i primi a ritirarsi entro al guscio della lumaca al primo apparire di un pericolo.

  7. Costoro dunque sono i soldati di Gesù Cristo?... Non sono atti al combattimento. Costoro sono gli aratori destinati a sfidare i calori del sole primaverile e le noie della stagione?... Non sono atti al travaglio. E come non sono atti né a combattere né a lavorare, perciò nemmeno sono atti al difendersi per non morire, impossibilitati a raccogliere un grano di frumento per non morire. Cadranno dunque vinti. Morranno

- 735 -dunque di fame! Buon Dio, che sarà di [220]me? E di tanti cristiani di oggidì, che sarà dunque, che sarà?...

  8. Che ha di peggio ancora?... Ha di quelli oggidì che si accingono tuttavia di buon animo ad un'impresa di bene e poi che la lasciano. Alle prime difficoltà che insorgono cadono smarriti. Ai primi assalti si danno per vinti e ritornano addietro. Vili, vili!... O se non si danno in effetto come prima alla vita mondana, vi ritornano coll'affetto, che è egual delitto. Vili, vili! Sono costoro traditori di una causa santa. Vili, vili! Avete dinanzi l'onor di Gesù Cristo. Avete dinanzi il ben della vostr'anima. Avete innanzi la mercede del paradiso e non vi date una sollecitudine? Avanti, avanti o sarete vili per sempre! Avanti fino alla morte! Un cristiano a metà impossibile è che si salvi!

Riflessi

  1. Cristiano a metà?

  2. Il Signore chi chiama all'apostolato vuol che subito corrisponda.

  3. Chi tiene il cuore diviso fra Dio e le cose terrene non è più atto al regno di Dio.

  4. [221]Proposta un'opera, bisogna eseguirla subito.

  5. E non guardare a difficoltà ovvero a disagi.

  6.  Chiunque non sia generoso e costante non è al certo sicuro.

  7.   Perché non è atto pel regno di Dio.

  8. Meno poi sono atti quelli che, abbracciata una vocazione, ritornano addietro in effetto o con il desiderio.





p. 731
101 Mt 5, 20-24.



p. 732
102 Lc 9, 62.



p. 733
103 Voce dialettale che indica un terreno incolto.



p. 734
104 Nell'originale: mitteris.



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