Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (III corso)
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IL PANE DELL'ANIMA TERZO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica decima nona dopo Pentecoste Un po' di luce

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Evangelio della domenica decima nona

dopo Pentecoste

Un po' di luce

  1. [310]Fratelli miei, alimentiamo intorno a noi almeno un po' di luce. Gli invidiosi ce la vogliono togliere affatto. La luce del giorno è così vasta ed è così universale; perché i liberali della giornata la fanno da prepotenti e da tirannici con minacciarci se guardiamo all'alto? Vogliono che non abbiamo a guardare che in basso, terra a terra. Hanno rabbia se scorgono che altri non tuffi il muso nei terreni godimenti, ma volga anche in alto la sua fronte cristiana. È sempre stato così. I gaudenti sensuali hanno sempre fatta guerra ai cristiani spirituali. Ascoltate pure ciò che ne riferisce il santo Evangelo.

  "Gesù, seguitando a parlare in parabole, disse ai principi dei sacerdoti e degli scribi: Il regno de' cieli è simile ad un re il quale fece le nozze di un suo figliuolo e mandò i suoi servi a chiamare gli invitati, e questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri [311]servi dicendo: Dite agli invitati: il mio convito è preparato, i buoi sono uccisi ed anche gli animali a ciò serbati; venite alle nozze. Ma quelli non se ne diedero pensiero e se ne andarono chi alla sua villa, chi al suo negozio. Altri poi presero i servi di lui e trattarongli ignominiosamente e li uccisero.

  Udito questo, il re si sdegnò e mandate le sue milizie sterminò quegli omicidi e diede alle fiamme le loro città. Allora disse a' suoi servi: Le nozze erano all'ordine, ma quelli che erano invitati non furono degni. Andate dunque ai capi delle strade, e quanti incontrerete fate venire tutti alle nozze. I servi andarono e radunarono per le strade quanti trovarono e buoni e cattivi, e il banchetto fu pieno di convitati.

  Ma entrato il re per vedere i convitati, osservò un uomo che non era in abito da nozze e gli disse: Amico, come entrasti qua senza la veste nuziale? Ma quegli ammutolì. Allora il re disse a' suoi ministri: Legatelo per le mani e pe' piedi, gettatelo- 785 - nelle tenebre esteriori; ivi sarà pianto e stridor dei denti, imperocché molti sono i chiamati e pochi gli eletti"143.

  Questa lezione evangelica ci rischiara [312]un po' di luce innanzi gli occhi. I superbi e i sensuali e gli interessati trovano meglio di razzolar nel fango che di sedere alla mensa di un sovrano santo. Noi no, noi no! Vogliamo aderire a quello che ne insinua, con il sacro Evangelo, lo stesso san Paolo, che scrivendo ai Filippesi diceva: "Quelle cose che a me furono guadagno, queste giudicai un detrimento per la gloria di Gesù Cristo. Però stimo convenga far getto di tutto per avere l'eminente scienza di Gesù Cristo signor mio, per il quale rinunciai a tutto, e <tutto> reputo come sterco per guadagnarmi Cristo"144.

  Quanta luce nel discorso apostolico! Facciamoci ad ammirare, perché in questo splendore sono sprazzi di luce divina atti per diradare le tenebre del mondo.

  2. Porgiamo attenzione ad un esempio pratico. Un bambino scorge un primo raggio di sole entrare al mattino dalla finestra sulla culla, e lo vuol abbracciare. Scorge poi un giuocat<t>olo e per quello darebbe ogni altra cosa. Cresciuto giovinetto, scorge una farfalla, scorge una lucciola e a quelle corre con tutta sollecitudine. Lascia il padre, lascia la madre per tener dietro a quelle vanissime cose. Fatto adulto, scorre [313]il mondo in compera di oggetti che crede preziosi, in perle, in quadri, in oggetti di arte classica. Però giunge a casa in trionfo, ma quale disinganno mai! Quello che ha riportato in valore estimato di perle, non è che puro vetro di cristallo, e il meglio delle tele o degli oggetti reputati d'arte sono tele e legni di impaccio, <buoni> per essere bruciati. Vivissimo disinganno! Finalmente apprende quello che il sapiente padre gli insinuò per tempo e allora battendosi la fronte sclama: "Stolto me e cieco, il quale fin qui son corso allo scuro delle tenebre, mentre aveva in casa la luce di ottima guida!".

  Pensate ora che i mondani, i quali tengono dietro alle

- 786 -vanità dei godimenti o delle glorie terrene, sono maggiormente a compatire che il fanciullaccio in discorso? Se ne avvedranno quando Dio ad uno faccia grazia di aprire gli occhi. Signore, illuminateci tutti! Stolto chi lascia la luce del cielo per brancicare nelle tenebre di questa terra!

  3. Tutto è tenebre quel che vien da terra. Scienza umana, gloria umana e potenza e ricchezza, tutto egualmente è fitta oscurità. Per questo non vi meravigliate [314]se tanto di mondo stia allo scuro, perché quasi tutti hanno il cuore immerso in queste caligini.

  Uno fra i savi guardò che gli fosse fatta un po' di luce. Fu Francesco d'Assisi. Questi appena scoprì quello splendor di luce che veniva dalla povertà di Betlemme, subito guardò , vi tenne l'occhio e per sempre. Quando vide lo splendor di quella luce che veniva da Gesù, il quale predicava dalla celebre montagna, subito ritenne per sé il chiarore di quel discorso che diceva: "Beati quelli che aspirano <a> veder Dio, beati quelli che piangono e che soffrono di esser perseguitati per amor di Gesù Cristo". E quando vide Gesù in croce che sclamava: "Ho sete di maggiori patimenti", anche Francesco vi si applicò a desiderare martirio e, non ottenutolo, almeno volle sentir in sé il martirio delle piaghe sacrosante del divin Salvatore. Che dite?... Oh, se aveste udito Francesco parlare, se l'aveste veduto camminare!... I suoi discorsi segnavano un torrente di luce, la sua presenza un sole di vero splendore.

  Ah, se il Signore ci faccia grazia di scorgere alla persona ed alla dottrina di Gesù Cristo, oh come di cuore detesteremmo le [315]tenebre di questa terra! Un po' di luce, o fratelli! Imploriamo dall'alto almeno un po' di luce agli occhi nostri.

  4. Scorgeremo a somiglianza dello apostolo Paolo che i beni quaggiù non solo non sono da apprezzare, ma che son da fuggire come il puzzo dello sterco. Nella Scrittura Santa si ha che appunto il piacere dei sensuali è paragonato allo sterco dei giumenti vili <per> il puzzo che manda a sé ed agli astanti. Il godimento degli avari è paragonato allo escremento bovino per la pigrizia con cui quell'animale bue aderisce alla terra. La gloria poi degli ambiziosi già si paragona ad uno sterco inverminito145- 787 - perché più che gli altri manda puzzo pestifero. Avete posto mente ad un branco di cani che si avventano con ardore a pascersi di quelle interiora di un animale sventrato? Appunto si immergono con maggior godimento nel pasto di quelle perché acutissimo è l'odore che esce dalle feccie di quel budellame esposto.

  Quelle vanità di avarizia o di sensualità o di superbia sono uno sterquilinio fetidissimo. Ed ora chi mai si trovò che ad uno sterquilinio mettessealto affetto, che desiderasse averlo vicino alla casa?... [316]Anzi chi non può sbarazzarsene, almeno deve desiderare di starsene lontano. Eppur si trovano cristiani i quali in questo si immergono con gran piacere, che in questo respirano, che in questo vivono. Miseri, miseri! Lasciano da parte Gesù Cristo per tuffarsi entro. Tanta cecità non sarebbe credibile, se non fosse pur troppo vera.

  5. Ed è così che si stima Gesù Cristo dagli uomini?... Ma noi che siamo cristiani penseremo ben altrimenti. Un fedel cristiano niente desidera allo infuori di Gesù Cristo. Tutto trova per sé nella persona adorabile di Gesù. Guardate a Paolo apostolo. Egli per amor di Gesù rinunciò al pregiudizio dell'onore mondano e meritò che Gesù lo ricevesse nella confidenza dei misteri più segreti del suo cuore adorabile. Ascoltate come poté più tardi parlare l'Apostolo. Diceva: "Vivo io, ma non sono io che vivo, è Gesù Cristo che vive in me"146.

  E Francesco d'Assisi si presentò al suo vescovo spoglio di tutto, desideroso solamente di seguitare il divin Salvatore. Gliene venne immenso prò. Francesco fu elevato a tanta altezza di umiltà e di confidenza in Dio che sembrava un altro Gesù Cristo. [317]Vedetelo: Francesco come Gesù è povero, come Gesù è perseguitato, come Gesù è piagato, come Gesù ha il suo cuore in preda alle fiamme del desiderio e dell'amor santo. Cristiani, cristiani, questo è godimento, questo è guadagno.- 788 - Ah, perché il mondo non guarda a luoghi ed a persone di tanto splendore di buon esempio? Un po' di luce, o Signore, anche a noi! Oh, scenda a diradar queste tenebre, scenda un po' di luce dal cielo!

Riflessi

  1. Un po' di luce.

  2. I beni della terra sono da desiderarsi?

  3. Ma se son tenebrosi!

  4. Anzi son vili come lo sterco.

  5. Oh come è meglio attenersi a Gesù Cristo!





p. 785
143 Mt 22, 1-14.



144 Fil 3, 7s.



p. 786
145 Nell'originale: inverniciato. L'intervento redazionale riprende l'espressione della fonte segneriana sterco già inverminato (P. Segneri, La manna dell'anima, IV ottobre, San Francesco di Assisi, Opere del Padre Paolo Segneri, III, Torino 1881, p. 553).



p. 787
146 Gal 2, 20.



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