Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (III corso)
Lettura del testo

IL PANE DELL'ANIMA TERZO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica vigesima quarta dopo Pentecoste Nel fine di tutto a questo mondo

«»

[- 806 -]

Evangelio della domenica vigesima quarta

dopo Pentecoste

Nel fine di tutto a questo mondo

  1. [351]Uomini, uomini, che facciamo noi dunque su questa terra? Impieghiamo tante cure per le cose di quaggiù e tanti discorsi continuiamo per il godimento in questo mondo. Ma nel fine di tutto che cosa ci attende? Ci attende la morte e dopo la morte il giudizio del Signore. Terribile aspettazione! Udite pure per intiero il discorso evangelico che a ciò si riferisce, e intanto inorridiamo in fondo al cuor nostro.

  "Gesù disse a' suoi discepoli: Quando vedrete l'abbominazione della desolazione, predetta dal profeta Daniele, posta nel luogo santo (chi legge comprenda), allora coloro che si troveranno nella Giudea fuggano ai monti, e chi si trova sopra il

- 807 -solaio non iscenda <a> prendere alcuna cosa di casa sua, chi si trova al campo non ritorni a prendere la sua veste. Ma guai alle donne gravide o che avranno bambini al petto in quei giorni. Pregate per ciò che non abbiate a fuggir di verno o in giorno di [352]sabato, perocché grande allora sarà la tribolazione, quale non fu dal principio del mondo fino a quest'oggi, né mai sarà. E se non fossero accorciati quei giorni, non sarebbe uomo che possa star salvo, ma saranno accorciati quei giorni in grazia degli eletti.

  Allora se alcuno vi dirà: Ecco qui, ecco il Cristo, non date retta, perocché usciranno fuori dei falsi cristi e dei falsi profeti e faranno miracoli grandi e prodigi da fare che sieno ingannati, se fia possibile, gli stessi eletti. Ecco che io ve l'ho predetto. Se dunque vi diranno: Ecco che egli è nel deserto, non vogliate muovervi; Eccolo in fondo alla casa, non gli credete. Poiché siccome il lampo si parte dall'oriente e si fa vedere sino all'occidente, così la venuta del Figliuolo dell'uomo. Dovunque sarà il corpo, quivi si raduneranno le aquile. Immediatamente poi dopo la tribolazione di quei giorni si oscurerà il sole e la luna non darà più la sua luce e cadranno dal cielo le stelle e le podestà del cielo saranno sommosse. Allora il segno del Figliuol dell'uomo comparirà nel cielo, allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra e vedranno scendere sulle nubi dal cielo con podestà [353]e maestà grande il Figliuolo dell'uomo. E manderà i suoi angeli, i quali con tromba e voce sonora raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un'estremità de' cieli all'altra.

  Dalla pianta del fico imparate questa similitudine. Quando il ramo di essa intenerisce e spuntano le foglie, voi sapete che la state è vicina. Così ancora quando voi vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino alla porta. In verità vi dico: non passerà questa generazione che adempite non sieno tutte queste cose. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno"164.

  Ecco dunque il fine nostro, o fratelli: cadere sotto al giudizio - 808 - del Signore. Al giudizio universale saremo giudicati tutti quanti al cospetto dell'universo. Al giudizio particolare sarà giudicato ciascuno alla sua volta. Ricorda san Paolo agli Ebrei: "È fisso che gli uomini abbiano a morire e che dopo ciò venga il giudizio"165. Inorridiamo molto più, perché la morte insieme con il giudizio del Signore ci può sorprendere quandochessia.

  2. È stabilito per legge divina che noi abbiamo a morire. Abbiamo a morire perché [354]siamo peccatori. Infelice Adamo quando peccò! Il Signore in collocarlo nel mezzo del paradiso terrestre lo insediò come un re in mezzo all'universo e gli disse: "Tu non morrai, ma a condizione che mi abbia ad obbedire con non toccare mai dei frutti di quell'albero ". Adamo ed Eva, se avessero obbedito, sarebbero stati sempre agili, sempre lieti, sempre spiritosi e avrebbero vissuto per molti secoli, finché Dio li avrebbe poi trasportati dalla terra al cielo. Ma i miseri hanno voluto ribellarsi e per questo ebbero di subito a intendere quest'alta intimazione: "Morrete!". Or comprenderete perché si reputa da tutti che il massimo male quaggiù non è altro che il peccato.

  Moriremo dunque tutti, benché sia certo che nel sepolcro dimoreranno meno gli ultimi a spirare e che saranno più prossimi al finale guidizio. Chi vivrà ancora all'ultimo momento dovrà morire per risorgere tantosto, quando dopo breve ora suonerà la tromba dell'angelo. Questo avverrà in fine di tutto. Noi ci procacciamo tanto per le cose di questa terra, ma in fine di tutto avremo a morire.

  3. [355]Sono morti Adamo ed Eva, che furono con tanta cura cavati fuori dal fango dalla mano stessa di Dio. Sono morti e Lamecco e Maalaleel166 e Matusalem, che pur parevano sfidare i secoli campando quale settecento, quale ottocento e quale novecento e più anni. I patriarchi ed i profeti sono morti. Sono morti gli apostoli del divin Salvatore, i vergini puri, i confessori invitti. Sono morti ai nostri personaggi il

- 809 -lustrissimi che parevano non dovere morir mai per il bene delle anime. Morremo dunque noi pure. Non è morto Gesù Cristo che è il Santo dei santi? E non è già morta Maria vergine che è la vera madre del Salvatore, pura ed immacolata? Ah, noi che siamo miseri peccatori, noi morremo certamente. Ma se abbiamo a morire, perché dunque attacchiamovivamente il cuore alle cose di questa terra?

  4. Molto più che morire si può una volta sola. Dopo che l'anima è uscita dal corpo, non è più a sperare che vi entri. Dopo che noi saremo portati cadaveri al cimitero, non è più speranza che noi abbiamo a risuscitare per rientrare al possesso delle case ovvero dei territori abbandonati. Verissimo è che Gesù Cristo [356]risuscitò Lazzaro e poi fecelo morire dopo qualche tempo, ma quest'è un miracoloraro ad accadere, che ormai saremo troppo presuntuosi o semplici al tutto se noi credessimo che Dio ci voglia a nostro favore usare tal riguardo.

  Dopo che si è morti non si ritorna su questa terra. Ma se non vi si ritorna mai più, perché almeno non provvediamo per incamminarci santamente a quel viaggio che è l'ultimo? Abbiamo a morire una volta sola, dunque pensiamo a morire nelle braccia non di altri che del Signore.

  5. Chi ci deve giudicare è il Signore. Noi spireremo in quel luogo e dopo quella malattia che sol Dio sa. Se qualcuno si troverà ad assisterci, osserverà per ultimo se ancor s'ode un battito di cuore, un legger fiato di bocca. Ma noi saremo morti omai. In quel momento si termina la carriera della vita. In quel momento il Signore compare per giudicarci. L'anima darà un'occhiata al corpo che lascia , morto cadavere, e si presenta al tribunale di Dio. Si presenta sola. Avrà con sé il fascio del bene o del male che avrà operato. Nel resto sola, sola l'anima per aspettare la sua sentenza.

  La misera non potrà nemmen [357]parlare per giustificarsi perché Dio sa tutto. Non potrà nemmen gridar pietà perché allora è momento di giustizia. Se per caso si trovi in timore grave, nemmen potrà fuggire perché il Signore è l'onnipotente. Avrà poi la misera chi l'accusa: la coscienza propria, l'angelo custode, la legge santa del Signore violata. Avrà accusatrici - 810 - quelle stesse creature insensate di sole o di terra che furono testimoni del suo operato.

  Intanto che faremo noi ?... Ma se non sappiamo che fare ovvero che pensare, provvederà il Signore. In un momento egli pesa, numera e divide. In un momento sentenzia. Gran Dio! In un momento si muore. In un momento ci troviamo dinanzi a Dio e dinanzi allo abisso della eternità. In un momento il Signore ci aggiudica al paradiso ovvero all'inferno, e noi appena ricordiamo con qualche timore che subito dopo la morte è il giudizio del Signore!

  6. Né men sarà solo quel giudizio. Ma a questo, in progresso di tempo, altro ne deve succedere. Non è vero che molti son passati di qui che si credevano buoni e furon trovati cattivi, ed altri che reputavansi cattivi furono ritrovati buoni? Non è vero altresì che ognuno, o buono [358]o cattivo, ancor dopo morte vive nella comune estimazione? Un padre, che avrà edificato i figli al bene ovvero che li avrà scandalezzati al mal fare, ottiene che quei figli ancora per generazioni intiere continuino al bene od al male operare.

  Chi poi dietro a sé avrà lasciato costumanze di bene o di male, chi avrà lasciato sovrat<t>utto opere scritte o stampate di bene o di male, ha lasciato una causa che darà per lungo tempo effetto di bene o di male. Le opere scritte di Giovanni Grisostomo quante anime continuano a salvare sino alla fine? E le opere di Martin Lutero quante che sino ad un'epoca remota ne trascina<no> a perdizione?

  Un giudizio universale si darà in ultimo alla fin del mondo. Quello sarà un giudizio terribilissimo. Il giorno in cui avverrà è detto giorno grande, giorno di amarezza viva. La lezione evangelica che abbiamo sentita ci fa inorridire. Pure quel timore che nella pagina evangelica abbiamo trovato non è che il preparativo del giorno estremo. Che sarà poi quando Dio verrà a giudicare? Che sarà allora mai?... "Guai -- grida inorridito Agostino -- guai a [359]quel cristiano che prima di credere queste cose le voglia esperimentare".

- 811 -

Riflessi

  1. In fine di tutto è la morte e poi il giudizio.

  2. Si muore per causa del peccato.

  3. Muoiono poi tutti gli uomini.

  4. Si muore poi da ciascuno una volta sola.

  5. Dopo la morte è il giudizio del Signore in particolare.

  6.  Nel giudizio universale, che viene alla fin del mondo, Iddio giudicherà in universale gli uomini, nella universalità di tutto <quel> che sarà avvenuto per loro causa sino a quel .

 





p. 807
164 Mt 24, 15-35.



p. 808
165 Eb 9, 27.



166 Nell'originale: Malabel.



«»

IntraText® (VA2) Copyright 1996-2016 EuloTech SRL
Copyright 2015 Nuove Frontiere Editrice - Vicolo Clementi 41 - 00148 Roma