Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Pensieri intorno all'anno santo 1886
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PENSIERI INTORNO ALL'ANNO SANTO 1886

Lezione II Nell'anno santo 1886

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Lezione II

Nell'anno santo 1886

Preparazione

Avvisi di santa Teresa

  XI. [21]Non vi scusate mai, tranne il caso che ragioni di gran peso lo richiedessero.

  XII. Guardatevi dal dire mai nulla che torni in vostra lode, come sarebbe del vostro sapere, della virtù, della nobiltà del sangue, salvo che questo potesse giovare in pro di qualche anima. E quando ciò sia, fatelo con grande umiltà, e pensate che quanto avete di bene tutto è dono di Dio.

  XIII. Nel discorrere fuggite il difetto di ingrandire soverchiamente le cose, dite con semplicità e schiettezza quel che voi ne pensate.

  XIV. In tutte le vostre conversazioni studiatevi di sempre destramente intarsiare qualche bel pensiero di spirito, così non correrete pericolo di sciupare il tempo in chiacchiere inutili o in mormorazioni.

  [22]XV. Non siate facili ad asserire cose di cui non avete piena certezza.

  XVI. Guardatevi dal voler mettere la lingua per tutto e

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sentenziare su d'ogni cosa, tranne il caso che siate interrogata o la carità lo richiegga11.

* * *

  1. Intorno al giubileo di quest'anno santo scrive testé in febbraio Il Bollettino Salesiano: "L'anno del giubileo, ossia di giubilo od allegrezza, come lo indica il nome, già celebravasi ogni 50 anni dagli ebrei, sin dal tempo di Mosè. In detto anno, che chiamavasi anno santo, chi era schiavo diventava libero, chi aveva debiti gli venivano condonati, chi aveva impegnate case o poderi ne rientrava in possesso. Era come una figura dell'anno di vero giubileo in cui doveva nascere il divin Salvatore e liberarci dalla schiavitù del demonio, redimerci dal peccato, farci rientrare nel possesso del paradiso. La Chiesa conservando quest'antica usanza, la fece servire a ridestare di tratto in tratto nei fedeli la memoria della redenzione, epperciò stabilì che anche dai [23]cristiani si celebrasse l'anno santo del giubileo. Dapprima ne fissò l'epoca ogni cento anni, poi ogni cinquanta, indi ogni trentatré e finalmente, perché maggior numero di persone ne potesse approfittare, ogni venticinque anni. Oltre a questi giubilei periodici, sogliono i sommi pontefici concederne altri straordinari nelle occasioni di grandi gioie e di grandi tribolazioni della Chiesa. Così straordinario è il giubileo di quest'anno. Esso è un'indulgenza plenaria, con l'aggiunta di speciali privilegi, concessa dal sommo pontefice alla Chiesa universale, con piena remissione di tutti i peccati a coloro che degnamente lo acquistano adempiendo le opere prescritte. Le intenzioni del papa nell'invitarci a prender parte al Giubileo sono: 1. di rinnovare la memoria della nostra redenzione, e di eccitarci perciò ad una viva gratitudine verso il divin Salvatore; 2. di ravvivare in noi i sentimenti di fede, di religione e di pietà; 3. di premunirci, mercé i più abbondanti lumi che il Signore largisce in questo tempo di salute, contro gli errori, l'empietà, la corruzione e gli scandali [24]che da tutte parti ne attorniano; 4. di ridestare

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ed accrescere lo spirito di preghiera, che è l'arma del cristiano; 5. di eccitarci alla penitenza del cuore, ad emendare i costumi ed a redimere con buone opere i peccati che ci attirarono l'ira di Dio; 6. di ottenere mediante la penitenza la conversione dei peccatori e il maggior perfezionamento dei giusti. Che Iddio anticipi nella sua misericordia il trionfo della Chiesa in mezzo alla crudel guerra che le fanno i suoi nemici".

  2. Il pontefice Pio ix parlando dell'anno santo 1875 si esprime con gioia così: "Con quanta pietà e religione sia stato santificato l'anno del giubileo, quando i tranquilli tempi della Chiesa permisero <di> celebrarlo secondo il rito, lo attestano gli antichi ed i recenti monumenti della storia; imperocché fu sempre riguardato come l'anno della salutare espiazione di tutto il popolo cristiano, come l'anno della redenzione12 e della grazia, della remissione e della indulgenza, nel quale si concorreva da tutto il mondo a quest'alma città e sede di Pietro, ed eccitati tutti i fedeli alle opere della pietà, si offeriva a salute delle anime ogni sorta di copiosissimi aiuti di riconciliazione e di grazia".

  [25]Leone xiii poi in promulgare testé il giubileo straordinario dice: "...nell'incalzare di tanti mali, resi sempre maggiori dalla loro durata, nulla debbesi da noi tralasciare che arrechi con sé qualche speranza di alleviamento. Con questo intento e con questa speranza annunzieremo il sacro giubileo, ammonendo ed esortando tutti quelli cui sta a cuore la loro salute di innalzare i pensieri immersi nelle cose terrene a cose migliori. Il che non solo è per riuscire salutare ai privati, ma a tutta la cosa pubblica, perocché di quanto ciascuno farà profitto a perfezione del proprio animo, e di tanto in onestà e virtù si vantaggeranno la vita ed i costumi pubblici... Coll'ammonire, coll'esortare, col rampognare, date opera, o venerabili fratelli, affinché tutti siano solleciti di conservare l'unità dello spirito nel vincolo della pace13, affinché ritornino al dovere gli autori dei dissidii, per

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tutta la vita meditando che l'unigenito Figlio di Dio, nello stesso approssimarsi degli estremi dolori, nulla al Padre chiese più instantemente se non che tra loro si amassero quelli che credevano o crederebbero in lui, ut omnes unum [26]sint, sicut tu, Pater in me, et ego in te, ut et ipsi in nobis unum sint"14.

  3. Or ritornate, o peccatori, al cuore, riconciliatevi con Dio15. Cercate il Signore quand'ei può trovarsi, invocatelo quand'egli è d'appresso16... Il mondo passa e con esso la concupiscenza di lui17; rigettate le opere delle tenebre, indossate le armi della luce18, cessate di essere nemici delle anime vostre, onde meritare finalmente la pace in questo secolo, e nell'altro i premii dei giusti. Ritornate, o peccatori, che ne avrete onore appo tutti. Nota qui lo stesso Machiavelli19: "Fra tutte le qualità che distinguono un cittadino nella sua patria, è l'essere sopra tutti gli altri uomini liberale e magnifico specialmente nei publici edificii di chiesa, di monasteri, di case di poveri <e> di pellegrini".

  4. Ritornate, che non è cuore cristiano il quale non se ne commuova. Dumas stesso in riguardare alla Chiesa ne era come entusiasmato e scriveva: "Uno spirito come Mosè, il più grande che il mondo conosce, un'anima come Gesù, la più pura che sia raggiata sugli uomini, potrebbero per avventura ingannarmi? E perché mi ingannerebbero [27]essi? Qual pro ne tornerebbe loro? Quale interesse avevano essi, allo infuori di questa umanità ignorante, sviata, per la quale combatteva il primo e moriva il secondo? E questi milioni di martiri che spiravano sorridendo e cantando questo Dio novello in mezzo ai più orribili supplizii, qual interesse avevano essi ad una simile morte tranne quello di mostrare questo Dio nuovamente rivelato, il quale soddisfaceva la loro intelligenza, il loro cuore, la loro anima fin tra le torture alle quali si sottoponevano per lui? Ed io, uomo nuovo che loro mercé non ho più

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lotte a sostenere, salvo contro me stesso, io non crederò a un Dio così proclamato? Queste grandi cose si sarebbero compiute inutilmente? Tanto genio, tanta purezza, tanta virtù, tanto coraggio, tante affermazioni, tante speranze, tante prove, tutto questo per niente? Mosè sarebbe stato un avventuriero? Gesù un impostore? Gli apostoli alcuni ambiziosi? I morti alcuni pazzi? Via, dunque. Il loro Dio è il mio, egli è colui che io cercava. Voi tutti che avete combattuto, che avete amato, che avete sofferto per me, accoglietemi tra voi: io voglio combattere, io voglio amare, [28]io voglio soffrire alla mia volta per questa verità che voi avete affermata e procurata. Io veggo, io so, io comprendo. Io ho un Signore che è Dio, ho un dominio che è la terra, ho un mezzo che è il lavoro, ho un fine che è il bene, ho una promessa che è il cielo, ho un fratello che è l'uomo, ho un aiuto che è la donna. Andiamo! Ecco il grido dell'uomo divenuto cristiano".

  5. "Uomini di un giorno di vita -- osserva il conte <Avogadro> Della Motta -- si credono di vincere la Chiesa quando le hanno rapito un qualche diritto, compressa una qualche libertà, rapita qualche sostanza in uno di quegli angoli di mondo che si chiamano Stati, in uno di quei momenti che si chiamano età e generazioni di una nazione. Oh, i miseri! Essi sono vermi miseri di angusta terra, e la Chiesa è universale di tempo, di luogo, di infinitezza...".

  6. Andiamo! "Bell'opera -- scrive Alimonda -- ha fatto il signor Laurentie, il quale rispondendo a quelli che con sì neghittosi pianti annunziano di continuo alla società il decadimento del Cristianesimo, diede fuori una tavola approvata da non pochi fra <gl>i scrittori protestanti medesimi, [29]per cui è chiarito che il Cristianesimo, dotato di un corso progressivo, conta oggidì tanti seguaci che non ebbe mai per avanti, 260 milioni. Dai quali se ne togli i 53 appartenenti alle Chiese greche, ed un poco più di altrettanto che le Chiese protestanti domandano per sé, ti rimane ancora, e sempre con l'autorità de' suoi avversari e dei signori geografi, di cattolici tanto che la cifra di 200 milioni non va a ferir troppo lontano...". Orsù! Andiamo dunque! Oh quanta felicità è nella Chiesa del Signore! Quanta esultanza nell'anno santo che trascorre testé!

 

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Sospiri di santa Teresa

  O centro unico d'ogni mia felicità, o Signore, sovrano di tutte le creature, o mio Dio, e quanto dunque dovrò io aspettare ancora prima di godere svelatamente le vostre ineffabili bellezze? E qual conforto porgerete voi a quest'anima che punto non ne trova quaggiù, e che non può aver pace lontano da voi? O vita troppo lunga! O vita crudele! O vita che non è più vita per me! Oh come l'anima [30]mia è sola in questo deserto del mondo! Ed ahi, che il mio male è senza rimedio! Quando dunque, o Signore, quando?

  Che farò io, o mio Bene, che farò? Potrò io bramare di non struggermi più tanto di voi?

  Mio creatore e mio Dio, voi ci trapassate l'anima con le saette del vostro amore, e intanto lasciate lo strale stesso confitto nella piaga. Voi ci aprite in cuore profonde ferite, ma senza che punto si veggano. Voi uccidete, ma lasciandoci tanto più di vita. Insomma voi, o dolce Signore, fate quel che vi piace, perché tutto potete. E ad un vermevile quale son io, potete voi trovar gusto a far patire cosestranamente contrarie? Così sia, o Signore, poiché così vi piace: io altro non bramo che di amarvi...

* * *

  E qui si conchiude la visita recitando le orazioni come a pag<ina> 1820.

Ringraziamento

Avvisi di santa Teresa

  XVII. Quando altri prende a ragionare di cose di spirito ascoltate con umiltà, come farebbe uno scolaro col suo maestro, [31]e cercate di raccogliere qualche buon frutto per l'anima vostra da quanto egli dirà.

 

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  XVIII. Scoprite con tutta schiettezza al superiore o al confessore le vostre tentazioni e i difetti e le debolezze tutte, per averne consiglio quanto alla maniera di trionfarne.

  XIX. Statevene volontieri ritirata nella vostra cella, salvo che qualche buon motivo ve ne tragga fuori; e quando ne uscite, pregate Dio <che> vi tenga le mani sul capo affinché non l'offendiate.

  XX. Non mangiatebevete punto fuori de' pasti ordinari, e in questi non mancate mai di rendere grazie con grande affetto al Signore.

  XXI. In tutte le vostre azioni immaginate di stare <di> continuo visibilmente sotto gli occhi di nostro Signore. Di questa guisa vi acquisterete gran meriti pel paradiso.

  XXII. Fuggite a tutto potere da chi mormora, e guardatevi dal dir mai nulla di male, fuorché di voi medesima. E quando nell'umiliarvi sentite gusto e allegrezza, è chiaro argomento che l'anima vostra va progredendo nella virtù.





p. 1036
11                Originale: ricchiegga.



p. 1037
12                Originale: fu sempre riguardato come l’anno della redenzione; cfr. la traduzione italiana dell’enciclica Gravibus Ecclesiae, 24 dicembre 1874, ne La Civiltà Cattolica, 1875, i, p. 204.



13                Ef 4, 3.



p. 1038
14                Gv 17, 21.



15                Is 46, 8; 2 Cor 5, 20.



16                Is 55, 6.



17                1 Gv 2, 17.



18                Rm 13, 12.



19                Originale: Macchiavelli.



p. 1040
20                Cfr. p. 1034.



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