Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Pensieri intorno all'anno santo 1886
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PENSIERI INTORNO ALL'ANNO SANTO 1886

Lezione III Sursum corda!

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Lezione III

Sursum corda!

Preparazione

Avvisi di santa Teresa

  XXIII. [32]Qualunque cosa vi facciate, non mancate mai di offrirla a Dio, pregandolo si degni accettarla ad onore e gloria sua.

  XXIV. Nelle vostre allegrezze guardatevi dal rompere in risa scomposte; il vostro ridere sia sempre umile e modesto, sicché dia edificazione.

  XXV. Tenetevi sempre come l'umilissima serva di tutti e immaginate di vedere in ciascuno la persona stessa di Gesù

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Cristo. Per tal guisa non avverrà mai che manchiate di rispetto ad alcuno.

  XXVI. Ubbidite sempre con tutta prontezza e con amore, come se nel priore o in qualsiasi altro de' superiori che vi comandano udiste la voce stessa di Cristo.

  XXVII. Dopo ciascuna delle vostre azioni, raccoglietevi un istante nel vostro [33]cuore e ricercate sottilmente se nulla vi è stato in essa che possa dispiacere agli occhi di Dio. E vedendo i difetti in cui siete caduta, fermate in cuor vostro di volervene emendare: con questo mezzo salirete a grande altezza di perfezione.

  XXVIII. Non vi trattenete mai col pensiero sui difetti degli altri, pensate anzi alle loro virtù e alle vostre imperfezioni.

* * *

  1. In alto i cuori nostri! Leone xiii nella sua enciclica di testé accenna al motivo di questo nuovo straordinario giubileo dove dice: "Avendo noi nella precedente nostra lettera enciclica sul governo degli Stati insegnato quanto importi per essi lo accostarsi ognor più al vero reggime cristiano, già puossi comprendere quanto sia consentaneo a questo nostro proposito, con tutti i mezzi che sono da noi, dar opera sì ad eccitare21, sì a richiamare gli uomini alle cristiane virtù". E qui, accennato di volo alle pubbliche calamità che ne affliggono, esorta al pregar assiduo con questo dire: [34]"In tante private e pubbliche necessità, consistendo poi ogni speranza di salute nel patrocinio e nella tutela del Padre celeste, ardentemente vorremmo che rivivesse lo zelo della preghiera costante e a grande fiducia congiunto. In ogni tempo più rilevante della cristiana repubblica, tutte le volte che la Chiesa venne minacciata per esterni pericoli o per intestine difficoltà, con preclaro esempio i nostri maggiori, alzati supplichevolmente gli occhi al cielo, insegnarono con qual mezzo e donde si dovesse chiedere - 1043 -la forza della virtù e gli aiuti acconci ai tempi. Imperocché stanno impressi nelle menti quei precetti di Cristo: Petite et dabitur vobis (Matth., VII) 22; Oportet semper orare et non deficere (Luc., XVIII) 23. Sulla qual cosa, non meno acutamente che conforme a verità, a guisa di paragone lascia scritto Giovanni Grisostomo:"Allo stesso modo che all'uomo, il quale nudo e abbisognevole di tutto viene alla luce, diede natura le mani, col ministero delle quali a sé procacciasse le cose occorrenti alla vita, così in quelle necessità che sono soprannaturali, nulla per sé solo potendo, fu da Dio donato della facoltà di pregare, della quale saggiamente usando, con facilità [35]impetrasse quelle cose che per la eterna salute si richiedono...".

  Pertanto, a fin di guadagnare il santo giubileo, il sommo pontefice comanda che si abbia a pregare e che inoltre alla preghiera si abbia a congiungere il digiuno e la limosina. Sono prescritte sei visite a quelle chiese che il parroco, per concessione del vescovo, designa nei limiti della propria giurisdizione. Il vescovo di Como, per concessione alla sua volta del sommo pontefice24, nella sua lettera del 6 febbraio corrente permette "che vengano ridotte alla sola metà le visite prescritte alle chiese, anche a favore dei fedeli che le eseguiranno processionalmente col proprio parroco o con altro sacerdote da lui delegato, come vivamente desideriamo e raccomandiamo che venga fatto". Oh come bene prega un popolo quando dal proprio pastore è condotto a supplicare processionalmente! Allora sacerdoti e fedeli congiunti in affettuosa ambasceria si presentano al celeste Padre per ottenere un colmo di benedizioni alla terra.

  2. Pregare è un vero bisogno del cuore. [36]Scrive lo stesso Rousseau: "Che si deve pensare di quelli che vorrebbero togliere al popolo le feste, le ricreazioni e ogni specie di divertimento, come tante distrazioni che lo distolgono dal

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lavoro? Questa massima è barbara e falsa. Se il popolo non ha tempo che per guadagnare il suo pane, tanto peggio per lui. Egli però ha bisogno anche di un tempo per mangiarlo con gioia, altrimenti non lo guadagnerà per lungo tempo. Quel Dio giusto e benefico che vuole che egli si occupi, vuole anche che si sollevi, e la natura gli impone egualmente l'esercizio e il riposo, il divertimento e la fatica. Il disgusto pel travaglio opprime di più i poveri operai che il travaglio medesimo. Volete voi dunque rendere un popolo attivo e laborioso? Concedetegli delle feste, offritegli onesti divertimenti, che gli facciano amare il suo stato e gli impediscano di invidiarne uno più dolce. Giorni perduti in questa maniera daranno un abbondante compenso nel rendere più utili gli altri".

  "Lasciateli -- sclama Lacordaire -- i fratelli che disconoscono la maestà del culto cattolico, lasciateli i miserabili che non sanno le vie del cuore: l'amore non ha [37]che una voce, l'entusiasmo non ha che un plauso".

  3. Poi il supplicare è specialmente utile; "Credo -- dice Donoso Cortés -- che a vantaggio del mondo facciano più coloro i quali pregano che coloro i quali disputano".

  "Le osservanze del culto divino -- nota lo stesso Machiavelli25 -- è cagione della grandezza delle repubbliche, come il dispregio di quello è cagione della rovina di esse". La storia patria è che accenna ad Amalfi, a Genova, a Pisa, a Venezia, le quali crescono a celebrata floridezza finché, come sulle loro bandiere così nel loro cuore, conservarono devote il motto che dice: "Religione e Dio".

  4. Ma interroga qui il Montalembert: "Tutti chiedono con meraviglia e spavento donde escano quelle turbe d'uomini senza fede e senza legge che appaiono nel giorno delle dissensioni sociali e che, simili alle orde dei barbari di quindici secoli fa, minacciano di inghiottire tutto un incivilimento. È ben giusto di intimorirsene, non già di farsene meraviglia. Escono essi da quegli abissi nei quali furono travolti i [38]popoli dacché furono costretti a lavorare la domenica e strappati - 1045 -a tutto quanto la religione aveva immaginato con affetto di madre per istruirli e consolarli in quel gran giorno, e quando fu permesso che il suggello dell'ignoranza fosse impresso nelle loro anime dalla mano di una insaziabile cupidità. Sono esse fameliche perché fu loro tolto ogni alimento morale, mancano di fede perché uomini ricchi ed istrutti si sono affaticati per un secolo con insaziabile perseveranza di estirpare quel tesoro dai loro cuori, sono senza legge perché troppo stesso i loro padroni e condottieri, violando essi la prima delle leggi, hanno insegnato loro a non rispettarne veruna".

  "Se un insetto -- avverte il chiaro Taparelli -- potesse parlarci quando noi siamo per porre il piede addosso e schiacciarlo, la sua preghiera ci toccherebbe il cuore di compassione immensa; e siccome non v'ha cosa più alta di Dio, e così non è preghiera più vittoriosa di quella che sale a lui. È la preghiera, o signori, che costituisce le nostre relazioni con Dio, che richiama a noi la sua azione, che gli usa violenza non pregiudicando punto alla sua libertà, e perciò è la madre della fede".

  5. [39]La preghiera acquista tanto più di valore se è congiunta con il digiuno. "Le pratiche del Cattolicismo -- scrive lo stesso Montesquieu -- fanno la nostra felicità quaggiù mentre non hanno per iscopo che il bene dell'uomo nell'altra vita".

  Nelle prescrizioni per l'acquisto del santo giubileo sono obligatori due giorni di stretto digiuno, nel quale peraltro si può assumere al mattino una bevanda calda, v<erbi>g<razia> cioccolata, con una fettuccia di pane, e alla sera una colaziuncola purché all'olio. Si può anche prendere la colaziuncola al mezzodì e desinare alla sera.

  6. Il vescovo di Como nella lettera succitata concede "che nella Valtellina e nel Chiavennasco, dove per indulto speciale della Santa Sede è permesso l'uso delle uova e dei latticinii anche nei giorni di Quaresima esclusi dall'indulto generale per la diocesi, si possono usare i detti cibi nei due digiuni prescritti nella enciclica papale".

  7. "Il digiuno -- insinua Descuret -- è la sanità del corpo, la robustezza delle membra, la diuturnità della vita;

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cresce il gusto dei conviti, è il condimento dei cibi...". [40]Antonio, Saba, Pafnuzio, Arsenio, Eutimio, Giovanni il Solitario si esercitarono tuttodì in digiuno prolisso, e nondimeno vissero tutti oltre il secolo. Non pochi religiosi trappisti si affrettarono da Lione ad Avignone per supplicare il pontefice a lasciarli continuare nella austerità di loro Regola. Erano ventisette di numero e contavano tutti da 80 a 100 anni, ed erano pervenuti camminando a piedi.

  8. Dicono alcuni: "Il pesce non mi piace". Ma non è giusto che contradicendo almeno in parte a' tuoi gusti faccia un po' di penitenza? Ed altri soggiungono: "Il pesce mi piace e mi fa meglio che non la carne". Ebbene, godi che con sì poco tu possa obbedire alla Chiesa e dare buon esempio. "Ma il pesce costa più che non la carne". Vergogna! Chi ti o la carne o il pesce è Dio, e tu gli corrispondi con un peccato mortale? "Sono giovine e mi scherniscono". Vile! E tu rispondi con Forbonnais: "Io non devo e nessun deve esserlo superiore alla legge". E ricorda Luigi xvi che in giorno di [41]venerdì stando in carcere e rifiutando i cibi di carne, immol<l>ava nell'acqua un po' di pane e diceva: "Eccolo il mio pranzo!".

  9. Infine la preghiera si rende più accetta quando è congiunta insieme col digiuno e colla elemosina. Il sommo pontefice nella precitata enciclica ingiunge ai fedeli che "facciano qualche elemosina secondo le proprie forze, udito il consiglio del confessore, in pro di qualche pia opera che riguardi la propagazione e l'incremento della fede cattolica. È concesso a ciascuno preferire quella di tali opere che meglio gli piaccia, però crediamo di doverne nominare due per le quali la beneficienza sarà ottimamente impiegata, l'una e l'altra in molti luoghi bisognose di soccorso e di tutela, l'una e l'altra non meno alla città che alla Chiesa utilissime, cioè le private scuole dei fanciulli e i seminari dei chierici". Il vescovo di Como raccomanda in ispecie le scuole nell'Oratorio di san Filippo Neri, che aduna i giovanetti della città.

  Jouffroy, rinomato avversario della fede, in ricordare l'insegnamento cattolico scriveva: "Vi è un piccol libro, che fanno imparare ai fanciulli e sopra il quale sono [42]interrogati in

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chiesa; leggete questo libretto che è il Catechismo, voi vi troverete una soluzione di tutte le questioni poste ne' miei libri, di tutte, dico, senza eccezione... Ecco ciò che io chiamo una religione grande; io la riconosco a questo segno, che ella non lascia senza risposta nessuna delle questioni che stanno a cuore dell'umanità". E Diderot: "Che volete, amico? A me preme di ben istruire la mia dolce figliuola. Ed ecco che, fatte le molte ricerche, non trovai libro migliore a tal uopo che il Catechismo della diocesi. Sì, non vi stupite, io mi valgo del Catechismo, l'ho per il più sicuro trattato di pedagogia. Qual più sodo fondamento posso io dare all'istruzione della mia figlia?".

  "Vi raccomando la fanciullezza e la gioventù -- insinua Pio ix -- curatene con grande premura la educazione cristiana, mettete loro sott'occhio libri che insegnino loro a fuggire il vizio e a praticare la virtù". E Leone xiii: "Raddoppiate le forze e i vostri talenti a ritrarre l'infanzia e la gioventù dalle insidie della corruzione e dell'incredubilità, ed a preparare così una [43]generazione novella". Così due pontefici sommi al grande apostolo della gioventù, il sacerdote Giovanni Bosco. Gli stessi sommi pontefici, fra le molte opere del sacerdote Bosco, commendando pur quella che si dice Opera di Maria Ausiliatrice per lo studio accelerato degli adulti che aspirano al sacerdozio, insinuano non doversi oggidì trascurar mezzo di sorta per educare buoni sacerdoti, i quali coll'esempio sovrat<t>utto ritraggono gli uomini dalle vie di perdizione. "Delle cose divine, la più divina -- insegna san Dionigi -- quella si è di cooperare con Dio a salvare le anime". Provandosi grave scarsità di clero, soleva lo stesso san Carlo Borromeo raccomandarsi alla pietà dei fedeli, e ammetteva poi ad un corso accelerato di studio adulti di vocazione esperimentata, che poi presto consacrava per gli ufficii più minuti del sacerdozio santo. Il celebre Mabillon racconta che così facevano i religiosi antichi. E questo buon uso commendavalo lo stesso Benedetto xiv in servigio altresì del clero secolare. Il corso di studio comprendeva specialmente [44]gramatica, umanità, logica e teologia.

  Il cardinale Alimonda in discorrere dell'elemosina in generale scrive: "Il Cristianesimo vuole che i poveri raccolti sotto

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a un tetto non si reputino messi al bando dalla società civile, non separati dai fratelli come una casta immonda, non segregati e avuti a schifo come gli antichi lebbrosi della Palestina; sì per contrario che sieno tenuti nelle affezioni del nostro cuore, accompagnati dalle nostre cure, rallegrati dalle nostre visite, e posti come ad abitare in una tribuna del santuario di Dio o in angolo non disonorevole della casa sociale. I papi ai quali fu affidata la prefettura della sua Chiesa e nel cui petto apriva il zampillo della carità fraterna, sorsero i primi a dare l'esempio di ciò che io dico...".

  10. Per mezzo dell'elemosina ci riconosciamo fratelli gli uni gli altri. Con praticare le opere di misericordia moltiplicano i cristiani l'amicizia fra loro. E questo è bene di alto pro, perché scrive il Salesio: "Quest'amicizia sarà eccellente perché viene da Dio, eccellente perché tende a [45]Dio, eccellente perché durerà eternamente in Dio... Le persone che vivono tra i mondani e che abbracciano la vera virtù, è necessario che si uniscano le une colle altre mediante una santa e sacra amicizia, perché col mezzo di questa si aiutano e si eccitano vicendevolmente al bene".

  Il sacerdote in quella che sta per compiere la più sublime delle opere sante, invita tutti alle supplicazioni con dire: "Sursum corda! In alto i cuori nostri". Non è opera che in qualche modo agguagli l'impresa della salvezza eterna delle anime nostre. Andiamo adunque! Sursum corda! E innalziamo allo Altissimo i cuori nostri così come il pontefice sommo ne insinua in quest'anno santo.

Sospiri di santa Teresa

  O mio Signore e mio Dio, quanto è vero che le vostre parole sono parole di vita e che in esse gli uomini troverebbero quella felicità a cui sospiranoardentemente, se avessero voglia di cercarvela! Ma qual meraviglia, o mio Dio, che nella insensataggine e nella fiacchezza a [46]cui ci conducono le nostre iniquità noi dimentichiamo le vostre parole? O Dio del mio cuore, supremo fattore d'ogni cosa, e che è mai tutto quello che voi avete tratto dal nulla in confronto di quel moltissimo - 1049 -di più che voi potreste creare, se vi piacesse? Tutto voi potete, e incomprensibili sono le opere vostre.

  Fate dunque, o Signore, che le vostre parole non m'escano mai dalla mente. Voi avete detto: "Venite a me voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi ristorerò" (Matth., 11) 26. E che possiamo noi bramare di più? Che dimandiamo dunque? Che cerchiamo noi? E donde viene che tanti miseri seguaci del mondo si perdono, se non perché cercano fuori di voi la felicità? Mio Dio, mio Dio! Qual mistero è questo mai! Oh quanto mi fanno pietà! E qual cecità funestissima si è questa di voler cercare la contentezza e la pace dove non è! O mio Creatore, deh, vi prenda compassione delle vostre creature. Vedete che non riusciamo a intendere noi stessi, non sappiamo pure ciò che vogliamo e non [47]diamo punto nel segno in quello che pur bramiamoardentemente. Apriteci gli occhi, o mio Dio

* * *

  Si chiude la visita come a pag<ina> 1827.

Ringraziamento

Avvisi di santa Teresa

  XXIX. Fate che arda sempre in voi una brama insaziabile di patire per Gesù in ogni cosa.

  XXX. Cinquanta volte almeno il offrite a Dio tutta voi stessa, con pieno abbandono nelle sue mani e con un desiderio accesissimo di andare presto a contemplare le sue bellezze in cielo.

  XXXI. Ciò che avete meditato la mattina vi sia presente al pensiero in tutta la giornata, e siate in questo diligentissima, perché vi aiuterà mirabilmente a correre innanzi nella perfezione.

 

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  XXXII. Serbate qual prezioso tesoro i buoni sentimenti che Dio v'ispira, e siate fedele in recare prontamente ad effetto i santi desiderii che egli vi accende in cuore nell'orazione.

  XXXIII. [48]Fuggite quanto potete le singolarità, che sono la peste delle case religiose.

  XXXIV. Leggete spesso le Costituzioni e le Regole dell'Ordine a cui Dio si è degnato chiamarvi, e siate fermissime nel volerne adempiere ogni apice finché avrete vita.





p. 1042
21     Originale: aiutare; cfr. la traduzione italiana dell’enciclica Quod auctoritate, 22 dicembre 1885, ne La Civiltà Cattolica, 1886, i, p. 130.



p. 1043
22                Mt 7, 7.



23                Lc 18, 1.



24                Originale: del S. pontefice.



p. 1044
25                Originale: Macchiavelli.



p. 1049
26                Mt 11, 28.



27     Cfr. p. 1034.



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