Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Pensieri intorno all'anno santo 1886
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PENSIERI INTORNO ALL'ANNO SANTO 1886

Lezione V Intorno al nostro paradiso in terra

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Lezione V

Intorno al nostro paradiso in terra

Preparazione

Avvisi di santa Teresa

  XLVIII. [63]Abbiate sempre dinanzi la vostra vita passata per piangerla, e il pochissimo o niun fervore che avete al presente e quanto ancora vi manca per meritare il paradiso, a fine di vivere sempre col timore santo che è sì forte sprone all'anima nelle vie della santità.

  XLIX. Prestatevi di buon grado a quanto vi verrà chiesto dalle altre sorelle, e rispondete sempre con modestia e carità.

  L. Non vi fate mai a chiedere nulla di particolare quanto al vitto e al vestito, senza una vera necessità.

  LI. Siate sempre pronta a umiliarvi e mortificarvi in ogni cosa, fino alla morte.

  LII. Avvezzatevi a fare ogni giorno gran numero di atti d'amor di Dio: sono essi [64]come tanti zolfini, che accendono sempre maggior fiamma nell'anima e le danno gran tenerezza di affetto.

  LIII. Siate altresì generosa di cogliere le occasioni che vi si porgono di ogni maniera di virtù.

* * *

  1. Il nostro paradiso in terra è nel tempio santo, dove i peccatori dolenti venendo trovano scritto: "Alla misericordia", e dove più sopra tutti i fedeli in grazia leggono: "Trono di amore divino". Intorno a questo trono si abbracciano le anime amorose e sciogliendosi in pianto di soavissima dolcezza sclamano: "Eccolo il nostro paradiso in terra, Gesù nel Sacramento che perdona ai peccatori figli e che unisce con intimità di affetto le loro anime a sé".

  2. "Un'anima -- osserva il Tommaseo -- che sente la sua debolezza, ha bisogno invincibile d'andare una volta al mese

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ai piedi di un sacerdote, confessare le sue colpe e attingere nuove forze per vincere le sue cattive inclinazioni. Fa d'uopo che fin dai primi anni i fanciulli piglino quest'abitudine[65], che tende a rinfrescare e rinnovare l'anima umana". E Silvio Pellico: "Ogni volta che nelle prigioni io aveva udito i dolci rimproveri, i generosi consigli del mio confessore, io ardevo di amore per la virtù, io non odiavo alcuno, avrei dato la mia vita per l'infimo de' miei simili. Sventurato colui che ignora la sublimità della Confessione, sventurato chiunque, per mostrarsi al di sopra del volgo, si crede in obligo di riguardarla con disprezzo! Giova sapersi ciò che giova per essere virtuosi, ma non è però men vero che giova sentirselo ripetere, e che a ciò non bastano le nostre proprie meditazioni e buone letture".

  3. "Accostarsi ai santi Sacramenti -- avverte un chiaro autore -- non è tampoco di offesa, ma di gloria alla nobiltà del cristiano. Quando un sacerdote... soggetto egli stesso a peccare... ha assolto un peccatore, noi alzandoci da' suoi piedi sentiamo di non aver commessa una viltà. Noi siamo stati ai piedi di un uomo che rappresentava Gesù Cristo per deporre, se fosse stato possibile, tutto ciò che inclina [66]l'animo alla bassezza, il giogo delle passioni, l'amore delle cose passeggere del mondo, il tremore de' suoi giudizii; noi siamo stati per acquistare le qualità di liberi e di figliuoli di Dio". Il general Bedeu in ritornare da una spedizione nell'Africa s'incontra in un sacerdote missionario. Tosto scese da cavallo, si confessò a lui, e sorgendo venne incontro ai soldati dicendo: "Miei amici, fra breve compariremo di nuovo dinanzi al nemico; se alcuno di voi vuol mettere in ordine la sua coscienza, esca dalle linee e faccia come ho fatto io".

  "Qual cosa non darei io -- diceva testé un protestante -- per aver la soddisfazione di confessarmi una sol volta ad un prete cattolico, perché voi soli siete i veri preti, i nostri ministri nol sono. Io comprendo che si deve provare una grande consolazione, una grande felicità dopo essersi confessati in sentirsi dire: In nome di Dio io vi assolvo di tutti i vostri peccati".

  4. N'è sì vivo conforto all'animo che bene spesso se ne

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ha perfino36 il corpo infermo. Osserva qui un medico protestante: "È agevole il vedere, a chi rifletta alla somma influenza del morale nel fisico, [67]quante affezioni nervose sussistano solo perché l'ammalato, privo di consolazioni e di intimi confidenti, tenta, ma invano, di soffocare i rimorsi. Tormentato continuamente dalla memoria delle sue colpe, languisce il misero sotto il peso di queste afflizioni per poco che la sua organizzazione vi sia disposta. Quanti forse che stanno male, senza neppure che il medico se l'immagini, per essere privi di mezzi di deporre in seno ad un ministro di pace la confession dei loro peccati! La Confessione è un rimedio più utile che non si crede. Coll'uso di svelare l'anima propria si prende anche una maggior regolarità nell'operare, e si evitano più facilmente i disordini e i diversi eccessi che distraggono le sorgenti della vita e dai quali nasce la maggior parte delle malattie". Il celebre medico Tissot curava a Losanna una giovinetta forastiera, la cui malattia ben tosto la ridusse ad uno stato pericoloso. Appena questo le fu fatto conoscere, all'idea di dover moriregiovane fu presa da tale sgomento da giungere quasi alla disperazione. Tissot, vedendo il male aggravarsi assai, ne fece avvisati i parenti e li avvertì che non vi [68]era tempo da perdere per amministrarle i Sacramenti. Si chiama il sacerdote, la malata lo ascolta ed accoglie le parole del conforto che escono dal suo labbro, ed eccola calmarsi poco a poco e ricevere i Sacramenti con grande fervore. La mattina seguente il medico torna a vederla e la trova in tale stato di quiete e di calma da fargli stupore; la febbre è scemata, i sintomi scomparsi; a dir breve la malattia di a non molto disparve intieramente. Tissot, che era protestante, raccontava volontieri questo fatto, aggiungendo sempre con grande ammirazione: "Che forza ha la Confessione pei cattolici!".

  <5.> Né per ricevere degnamente il sacramento di Penitenza voglionsi condizioni troppo severe. Un po' di buona volontà in ripensare le proprie colpe, un po' di buona volontà in

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detestarle, questo solo basta all'uopo. Ripassare37 con quella diligenza che useremmo in altro affare importante della vita materiale i Comandamenti di Dio e della Chiesa e le obbligazioni del proprio stato e scorgere dove si è caduti, questo è ottimo modo di vedere come in uno specchio lo stato della propria coscienza. [69]Quanto poi alle circostanze avverte il Careno: "Quando poi la persona con cui aveste peccato, il luogo dove peccaste, il modo con cui avete peccato, e simili, vi svegliano un più vivo rimorso, accusate queste circostanze, ché apparterrà poi al confessore il fare col suo giudizio il discernimento fra quelle circostanze che cambiano la specie o l'aggravano solamente". Benedetto xiii aggiunge: "Quanto poi alle circostanze che non mutano la specie del peccato ma notabilmente l'aggravano... abbiate per massima che il penitente è obbligato sempre ad esporre con verità, quando il confessore lo interroga intorno a' suoi peccati per sapere lo stato di sua coscienza". Non accadrà nondimeno che in materia del sesto comandamento il confessore promova, di regola generale, molte interrogazioni in proposito, per ragione a tutti ovvia. Quanto al dolore dei peccati, il Salesio ricorda questo buon pensiero: "Non vi bisogna quasi tempo alcuno per far bene un atto di contrizione, poiché non abbiamo a far altro che a prosternarci davanti a Dio con ispirito di umiltà e pentimento di averlo offeso". [70]E Benedetto xiii: "Il sentimento oggi comune ed universale è che il dolore o contrizione perfetta è buona ma non necessaria per la Confessione, bastando il dolore imperfetto". San Tomaso e san Filippo Neri, e dietro loro i più savi direttori, sogliono eccitare con tutta possa i recidivi al pentimento e assolverli perché acquistino forza a non ricadere, e obbligandoli poi a ritornare tosto se altra volta ricadano. È difficile, nota sant'Alfonso, che i recidivi sieno davvero pentiti, ma si possono e si devono disporre. Però s'hanno a ritener pentiti quando sono ricaduti un minor numero di volte o si vede che comechessia hanno usato sforzo a contenersi, che spontaneamente accusano primi i peccati - 1062 -più gravi, che per confessarsene38 sostennero disagio alquanto e che a confessarsene furono indotti da motivo straordinario di morte o di festività solenne e simili. Il confessore, avverte sant'Alfonso, guardisi da due eccessi: crederli cioè tutti indisposti se non piangono come Maddalene, o creder troppo bene di tutti e dar subito l'assoluzione. Per amministrare la Penitenza non si cerca altro più che un [71]giudizio prudente e veramente probabile della disposizione del penitente... e non deve il confessore angustiare se stesso né il penitente per averne l'evidenza, che non è possibile.

  6. Badisi sovrat<t>utto che il penitente stiasi lontano dalle occasioni del peccato. I balli e le osterie, i libri ed i teatri sono più spesso occasione di gravi peccati. Scrive Voltaire: "Di quattrocento delle più celebri tragedie, appena se ne può contare una dozzina che non sieno fondate sopra un intrigo amoroso". "Le veglie poi -- scrive il Frassinetti -- sono fonti di innumerevoli peccati, sono origini di gravi disordini, vera peste della parrocchia e dannazione dei genitori inconsiderati che le permettono".

  7. Secondo il cardinale Denhoff sarebbero a ritenere come indisposti i penitenti che s'accostano con tal aria di superbia e di disprezzo che mostra impazienza39 e risentimento a qualsiasi necessaria domanda, o si discolpa<no> quasi narrasse<ro> casi indifferenti, ovvero quando si vede che a bella posta avrebbe<ro> taciuto un peccato grave o quando ricusa<no> di accettare una conveniente e discreta penitenza. Si ha per indisposto se [72]non vuol giovarsi dei rimedi opportuni a schivar

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la colpa o che a bella posta cercano confessori di troppa lassa morale, e non perdonano essendo obbligati e non restituiscono potendo. Giova non pertanto avvertire in genere qui che quelli i quali si confessano frequentemente, essendo recidivi, si potranno talvolta rimandare perché ritorneranno, ma non è a far così chi si confessa assai raro. Il cattivo ricevimento di un confessore, oh quanti ne allontana dal sacramento! Avviso importantissimo alle anime pie è ancor questo, che cioè confessandosi spesso e non trovando d'aver dolore sufficiente delle venialità che riportano testé, badino a dolersi sovrat<t>utto dei peccati della vita passata, almeno in genere, finché non accada che accostandosi senza dolore non corrano pericolo di render nullo il sacramento. Come senz'acqua non si può battezzare, così senza il dolore non si può o concedere o ricevere assoluzione sacramentale. Per l'acquisto del santo giubileo vuolsi poi la confessione sacramentale ben fatta, [73]ed altra da quella che già è d'obligo alla Pasqua. Ha chi vien dicendo: "A che tante confessioni e tante indulgenze?". "Amici miei -- risponde il Curato d'Ars -- se un re vi avesse regalato tremila franchi e dopo qualche tempo stimasse opportuno di raddoppiare la somma, vi darebbe egli noia?".

  8. Le condizioni per l'acquisto del santo giubileo comprendono sovrat<t>utto il degno ricevimento della santa Comunione. In questo augustissimo Sacramento è invero il nostro vero paradiso in terra. Oh, le anime che cogli occhi della fede sanno mirare attraverso i veli sacramentali, interrogatele loro, le anime sante, che soavissimo paradiso è questo della reale presenza di Gesù nel Santissimo Sacramento! Quell'anima soavissima di Renato Rohrbacher riflette: "Ecco due piante d'un meschino aspetto, ma d'una preziosa virtù... l'una di esse, erba sottile e fragile, non ispicca né per ragion delle foglie né del suo fiore né della fragranza; l'altro, legno sottile e strisciante, non atto pure a farne una caviglia. E non pertanto queste due piante senza vigore e senza vaghezza, vo' dire il grano [74]e la vite, mantengono la forza dell'uomo e gli spargono in cuore la gioia. Sono cose che ad onta della loro umiltà cambiano la terra e l'acqua in pane e vino, i quali nei nostri pasti ordinari, tramutati nel corpo nostro e sangue, ci fanno vivere la vita

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temporale, e nei sacri Pasti tramutati nel Corpo e nel Sangue dell'Uomo Dio ci fanno vivere la vita eterna. Meravigliosa transustanziazione, la quale mette la terra e l'acqua a parte della natura della pianta, la pianta a parte della natura dell'uomo e l'uomo a parte della natura di Dio".

  "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue -- dice il Signore -- avrà la vita, ed io lo risusciterò all'estremo ... Chi non mangia la mia carne e non beve il sangue mio non avrà la vita"40. Come al corpo è necessario il suo cibo, così all'anima l'alimento suo. "E la carne mia -- dice il Signore -- è vero cibo all'anima, e il mio sangue è vera bevanda allo spirito; chi s'accosta alla mensa mia, questi vivrà della vita mia"41. "Come l'acqua che piovendo dalle nubi -- spiega santa Teresa -- e cadendo sulle onde di lago o di fiume si mescola con quelle [75]sì da non sapersi distinguere, così l'anima cristiana che nella santa Comunione congiunge il cuor suo al cuore di Gesù Cristo". "Comunicarsi tutti i giorni -- osserva san Basilio -- è cosa ottima ed utilissima". I primi fedeli erano perseveranti nella dottrina degli apostoli e nella comunicazione della frazion del pane. Ai nostri giorni perché tuttavia è tanta difficoltà a promuovere la santa Comunione frequente? "Vorrei -- scrive sant'Alfonso -- che di quella disposizione che taluni confessori esigono nei penitenti, essi ne avessero almeno la metà per celebrare santamente". Né dalla santa Comunione son da escludere i fanciulli. Avverte il Ségur: "I fanciulletti, pari agli adulti, possono e debbono comunicarsi spesso. Nostro Signor Gesù Cristo non richiede da essi se non ciò che possono dargli... L'innocenza è il più prezioso di tutti i tesori; il demonio fa tutti gli sforzi per rapirla loro ben per tempo, e la sola Comunione può guidarli. Bene spesso il fanciullo è più degno della santa Comunione di quello che nol siamo noi stessi che non apprezziamo la sua pietà...". [76]Nei primi secoli i fanciulli al paro degli adulti, si comunicavano ogni giorno. Alcuni dicono: "Mi comunicherei - 1065 -ogni giorno ma non sento divozione... Non mi pare profittarne abbastanza... Temo abusarne... Non gusto le consolazioni d'una volta... Mi vengono perfino pensieri abbominevoli alla mente... Non si costuma...". Anime illuse! Fate per amore ciò che non vi sentite <di> fare per riverenza, e così farete che al costume umano si preferisca il costume divino. Non è Gesù che grida con voce istancabile: "O voi tutti che siete oppressi, venite che io vi ristorerò... La mia gioia è star coi figli degli uomini"42? Per guadagnare la indulgenza del santo giubileo vuolsi la Comunione sacramentale, né sol quella che compiesi alla Pasqua ma altra fuori questa, come si disse. I fanciulli od altra persona che sia impedita dal comunicarsi può dal confessore ottenere commutazione.

  Abbiamo dimorato qualche momento in considerare questo paradiso in terra, Gesù in trono di misericordia e di amore. Oh, gridiamoforte che tutti v'accorrano, e sospiriamo con gemitopietoso che nessun [77]vi si stacchi se non a costo di passare da questo terrestre al paradiso celeste, dove la beatitudine non è solo in via ma in termine, né solo in saggio di godimento temporaneo ma in possesso di esultanza eterna.

Sospiri di santa Teresa

  O unica speranza mia, o Padre mio, mio creatore, mio vero maestro e fratello mio, ogni volta che io penso a ciò che voi asserite, che la vostra delizia è il conversare coi figliuoli degli uomini43, l'anima mia si riempie tutta d'infinita allegrezza.

  O Signore del cielo e della terra, e qual è quel peccatore che, udite tali parole, possa mai perdere la fiducia in voi? Sebbene, o mio dolce Signore, dite, vi manca per avventura con chi deliziarvi, sicché abbiate bisogno di volgervi a un piccolo verme di terra così meschino come me? O Padre celeste, quando Gesù vostro Figlio fu battezzato, si fe' udire dal cielo

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una voce la quale disse che voi avete riposto in esso tutte le vostre compiacenze. Or come dunque, o mio Dio, possiamo [78]noi essere trattati alla pari col vostro divino Unigenito? O misericordia infinita! O grazia immensamente al di sopra dei nostri meriti! E noi ingrati, possiamo noi dimenticare un favoreeccelso? O mio Dio cui nulla è nascosto, ricordatevi della nostra miseria, e vi piaccia inchinare dolcemente nella nostra debolezza un occhio di compassione...

  Anima mia, protetta da un sì potente avvocato, fatti pure innanzi al Signore e pregalo che, poiché egli ama di deliziarsi con te, niuna cosa del mondo ti ritragga mai dal deliziarti in lui, contemplando le sue grandezze e i titoli infiniti, onde egli ha diritto alle nostre lodi e all'amor nostro. Pregalo altresì che ti sia largo del suo aiuto sicché per tuo mezzo sia grandemente lodato e benedetto il suo santo nome, e così tu possa dire con verità: "L'anima mia magnifica e loda il Signore"44.

* * *

  Seguono le orazioni come a pag<ina> 1845.

Ringraziamento

Avvisi di santa Teresa

  LIV. [79]Offerite ciascuna delle vostre azioni al divin Padre in unione de' meriti di Gesù Cristo, suo divino Unigenito.

  LV. Siate sempre tutta carità e dolcezza con gli altri, ed altrettanto dura ed austera con voi medesima.

  LVI. Nelle feste di varii santi, meditate le loro virtù e chiedete al Signore <che> degnisi farne ricca e bella l'anima vostra.

 

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  LVII. Ogni sera esaminate diligentemente la vostra coscienza.

  LVIII. Nei giorni di Comunione, la vostra meditazione della mattina sia il pensare come voi, sì povera d'ogni bene, avete a ricevere un Dio d'infinita maestà, e quella della sera sia di considerare quanto gran dono vi ha fatto Gesù nel venire in persona a riposarsi nel vostro cuore.

  LIX. Se siete superiora, guardatevi dal riprendere mai alcuna delle vostre suddite mentre vi bolle in cuore la stizza, lasciate prima che dia giù quel bollore e allora la correzione non sarà senza frutto.





p. 1060
36                Nell’ed. 1924, p. 232: «se ne risente perfino».



p. 1061
37                Originale: Riparare; cfr. Errata corrige alla fine del testo.



p. 1062
38                Originale: sostennero disagio al quale e che a confessarsene; nell’ed. 1924, p. 236: «sostennero certo disagio». In S. Alfonso Maria de Liguori, Pratica del confessore per ben esercitare il suo ministero, cap. v, Come debba portarsi il confessore cogli abituati e recidivi, tra i segni «straordinari di dolore e di proposito» che il recidivo deve manifestare per ottenere l’assoluzione è menzionato il caso in cui «per confessarsi ha fatto un lungo viaggio o si è astenuto da un lucro notabile o ha sopportato un grande incomodo, o ha superato un gran contrasto interno o esterno» (ed. critico-pratica a cura del can. Giuseppe Pistoni, Modena, Tipografia pontificia ed arcivescovile Immacolata Concezione, 1948, p. 96, p. 98).



39                Nell’ed. 1924, p. 237: «di disprezzo da mostrare impazienza».



p. 1064
40                Gv 6, 54.53.



41                Cfr. Gv 6,55.57.



p. 1065
42                Mt 11, 28; Pr 8, 31.



43                Cfr. Pr 8, 31.



p. 1066
44                Cfr. Lc 1,46.



45                Cfr. p. 1034.



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