Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Un poverello di Cristo…
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UN POVERELLO DI CRISTO MEMORIE PER LE FESTE MONDIALI DEL SETTIMO CENTENARIO DALLA NASCITA DI SAN FRANCESCO D'ASSISI

XV. Ingresso alla patria in cielo

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XV.

Ingresso alla patria in cielo

  [59]Dopo il Venerdì santo è la Pasqua di Risurrezione.

Gesù Cristo risuscitò glorioso e trionfante per non mai più morire. Il poverello di Cristo, Francesco d'Assisi, già da due anni viveva confitto in croce. Le sacre stimmate piovevano sempre sangue e facevanlo agonizzare. Francesco aveva poi di continuo innondati gli occhi per il pianto. Aveva perduto omai la vista. Il meschinello sospirava ancora per il dolore delle sue colpe. In questi ultimi giorni si confortava con ricevere i Sacramenti augustissimi. Si rivolse per ultimo a benedire i frati suoi e disse: "Vi lascio in testamento le virtù di umiltà, di castità, di obbedienza. Vivete uniti a quelle, che sono tesoro di prezzo inestimabile. Vivrete [60]sino alla fin del mondo e sarete luce cara della terra". Dopo questo si abbracciò al Crocefisso. Parve entrare nel cuore adorabile del Redentore a riposare in un godimento di ineffabile dolcezza. Disse per ultimo: "Arrivederci in cielo", e di poi chinò il capo e spirò.

  Corse rapida come il fulmine la voce che diceva: "È morto il santo, è morto il santo". Ma non è morto. Ei vive. L'anima di Francesco fu veduta in forma di stella splendente salire in alto in mezzo ad un corteggio di angeliche schiere. I frati suoi in vedere sclamavano: "Preziosa è al cospetto di Dio la morte de' suoi santi"34. E dirigendo le mani in alto e fissando lo sguardo in cielo continuavano: "Santo padre, un posto nel

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paradiso beato ottenetelo per i figli vostri". Il popolo d'Assisi dapprima e poi quello dei contorni trasse alla cella di Francesco per vederlo ancor una volta. Il volto di Francesco, che per natura era bruno e che per tanti patimenti sofferti si era fatto più fosco, dopo morte diventò candido come una stola imbiancata35,[61] e nelle membra divenne morbido e trattabile come un pargoletto. Il corpo del santo fu levato di e portato per Assisi come in trionfo. Fu poi seppellito e intorno alla tomba di lui frate Elia con il concorso del popolo edificò la divota basilica che si vede tuttodì.

  Il pontefice Gregorio ix scorse che in cielo era grande la gloria del poverello di Cristo. Ricordò che in terra furono eminenti le virtù da lui praticate. Il Vicario del Signore venne egli medesimo in Assisi. Levò il corpo di Francesco e posollo con onore sopra i santi altari. Di poi si inchinò a dire: "Santo del paradiso, prega per me, prega per tutti". La voce del pontefice ripercosse con eco a tutte le parti della terra. I cattolici del mondo universo si prostrarono per dire: "Santo del paradiso, pregate per noi".

  Questa voce di supplicazione continuò per lo spazio di settecento anni e ancor non muore. Anzi si rafforza mirabilmente. In quest'anno, e propriamente ai primi [62]di ottobre, è un giubilo per tutta la terra. Sono feste, sono trionfi, sono pellegrinaggi, sono monumenti che si innalzano ancora in pro della posterità tarda. In quest'anno, e propriamente ai primi del mese di ottobre, Francesco leverà alta la sua voce e dirà: "Chi vuol essere salvo nel mondo, mi segua dietro le orme del divin Salvatore. Io che vi parlo sono Francesco, il poverello di Cristo in Assisi e per tutta la terra".

Sia lodato Gesù Cristo

 

 





p. 73
34 Sal 116(114-115), 15.



p. 74
35 Più chiaramente in C. Chalippe, Vita di s. Francesco, p. 406: “La carne del santo [...] divenne bianca a maraviglia, rappresentando in tal guisa le stole imbiancate nel sangue dell'Agnello”.



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