Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Primo centenario della traslazione...
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PRIMO CENTENARIO DELLA TRASLAZIONE DEL CORPO DI SANT'AGRIPPINO VESCOVO DA LENNO A DELEBIO NEL 1785

Secondo giorno Lezione Sant'Agrippino vescovo

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Secondo giorno

Lezione

Sant'Agrippino vescovo

  [24]La diocesi di Como verso il 568 era stata vedovata del suo pastore. Il santo vescovo Giovanni era passato dall'esiglio alla patria e noi, usi a trattare con un santo, non potevamo acquietarci11 se non col possedimento di altro santo. Però gli occhi di molti tosto si volsero alla persona del monaco Agrippino.

  I sacerdoti per buoni riguardi di convenienza chiesero il consiglio dell'autorità civile. E questa rispose già come un Valentiniano al clero milanese: "Pasciuti come voi siete alle divine Scritture, ben sapete qual debba essere un pontefice. La sua vita, del pari che la sua dottrina, [25]deve servir di

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scuola a quelli che egli governa; dev'essere per loro un modello di tutte le virtù e la sua condotta corrisponder deve alla santità della sua dottrina. Ponete dunque sulla cattedra un uomo di questa qualità, affinché noi medesimi che governiamo l'impero possiamo sottomettergli con piena fiducia le nostre teste e ricevere come una salutare medicina le sue riprensioni, perocché, uomini come siamo, non può essere che non commettiamo molti errori. Distinguere poi la persona da eleggere, la è cosa questa sopra le forze dell'autorità secolare; niuno può riuscirvi meglio di voi che siete pieni della grazia di Dio e rischiarati dal suo lume".

  I sacerdoti pregarono dunque di cuore, mandarono supplicazioni al Vicario di Gesù Cristo esprimendo il proprio desiderio d'aversi in vescovo il monaco Agrippino. Ed egli, l'umile fraticello, in udirne [26]la fama che già era penetrata entro le mura del monastero, stava chiuso in se stesso, compreso di alto timore per il peso che per caso sarebbe stato costretto di assumere.

  Parmi udirlo parlare fra sé e sé come già san Bernardo al pontefice Eugenio iii: "Un ministero è il vescovado... S'asside il vescovo sopra una cattedra ammirabile, ma a fin di vedere più da alto e più lontano il dovere che ha di sopravvedere tutte12 le Chiese... Se accade che debba gloriarsene, ciò dev'essere, a somiglianza di san Paolo, nelle fatiche e nelle tribolazioni13... Se ei si reputi il primo, sarebbe l'ultimo fra tutti. Il vescovo è pastore delle pecore e dei pastori". E qui curvava la sua fronte, si faceva cogitabondo e intanto scendevangli dagli occhi grosse lagrime e sclamava: "Misero di me se non mi faccio per ogni stato più umile, più paziente, più mansueto, più accettevole, più coraggioso, più grave, [27]più diffidente!...". Intanto pensava a fuggirsene e nascondersi, ma fu sopraggiunto.

  Gli rappresentarono adunque con discorsi e con sospiri

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che la sede di Como aspettava di essere da lui consolata, che già i comensi chiamavanlo vescovo e padre, che il pontefice medesimo gliene faceva invito costante e chiamata vigorosa, che insomma resistere alle pressanti istanze di un popolo ed al volere del Vicario di Gesù Cristo sarebbe stato come contraddire ai voleri manifesti del cielo.

  Al che Agrippino rispose con forte sospiro e chinò la fronte dicendo: "Sia fatto il voler di Dio. Mi assistano Abbondio e Felice e Amanzio e Giovanni e tutti i vescovi santi della diocesi di Como". Ma poi non poté trattenersi da muovere un dolce lamento agli inviati del popolo dicendo: "Degnisi Iddio di perdonarvi14, che cosa faceste mai? Voi avete richiamato fra gli [28]uomini un uomo, non che appartato da ogni umano commercio ma quasi sepolto, ed avete immerso di bel nuovo nelle cure più gravi colui che avevane fuggito non che l'impegno ma ogni pensiero eziandio. Collocaste sul primo seggio chi stavasi sicuro, con che gli si rende15 più pericoloso il suo fine che il suo principio. Voi obbligaste a vivere nuovamente nel mondo colui che già erasi crocefisso al mondo16, ed eleggeste in signore e padrone di tutti chi aveva eletto di starsene a tutti soggetto nella casa del Signore". In dire piangeva lui e commoveva alle lagrime i personaggi astanti, i quali tanto più prendevano a riverire e ad amare Agrippino quanto più intimamente vedevanlo umiliarsene.

  Venne dunque alla città ed al tempio dei Felici e degli Abbondi, dove fu solennemente consecrato in vescovo della diocesi nostra. [29]Ma intanto che il popolo usciva in applauso di gioia, Agrippino dimorava tuttavia dinanzi al santo altare, ricordava fra se stesso questi pensieri e pregavane Iddio... "Questo posto dell'episcopato è il più sublime, non è il più accetto, non è il più sicuro; è il più alto, ma non il meno pericoloso... Mi farò esemplare del gregge che mi avete

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affidato, o Signore... Mi avete costituito sopra le genti a schiantare, a distruggere, ad edificare, a stabilire, a piantare17... Dev'essere in me castità eminente, carità sincera, umiltà di cuore, semplicità di costumi, fede viva e ferma, vigilanza pastorale, sicché in tutte le mie azioni altro non abbia di mira che la maestà di Dio e il ben essere de' miei fratelli. Allora io diventerò, secondo la significazione del nome di ministero che ho assunto, un ponte, una via di comunicazione fra il cielo e la terra, esercitando l'ufficio di mediatore col presentare a Dio i voti e le preghiere [30]del popolo ed al popolo le grazie ed i beneficii celesti".

  Nel giorno seguente Agrippino si presentò al popolo e gli disse discorsi di paterna benevolenza. Si rivolse poi ai magistrati ed ai principi e continuò: "Non potevano il regno ed il sacerdozio unirsi con più dolce ed amichevole nodocollegarsi con innesto più forte che nella persona del Salvatore, il quale originato da tutte due le tribù, la regale e la sacerdotale, si è fatto a nostro pro e re insieme e sacerdote. Anzi non pago d'avere accoppiato in se stesso queste due autorità, le ha confederate eziandio nel suo corpo che è il popolo cristiano, ond'egli è capo, di modo che questa condizion d'uomini vien detta dal principe degli apostoli" stirpe eletta, regale sacerdozio18" e dal discepolo diletto: "Tutti i predestinati son chiamati re e sacerdoti19" Non ardisca dunque l'uomo separarle, giacché Dio si è degnato unirle20... L'autorità sacerdotale [31]vi ha il primato... ma s'aiutino vicendevolmente le due autorità. L'una difenda l'altra e porgansi reciproco sollievo. Sta scritto che ove un fratello soccorra l'altro, ambedue ricevono conforto"21.

  Con questo discorso Agrippino vescovo si presentò al suo clero ed al suo popolo e con questo programma di condotta si regolò poi per tutta la vita. Il celebre annalista Baronio in

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tesserne l'elogio scrisse semplicemente che Agrippino splendeva come luminosa facella nei tenebrosi tempi del 56822 quando fu vescovo.

Orazione

  Eravamo dolenti e fummo consolati! Perdemmo un santo e riacquistammo un santo. Sia benedetto il cielo che ha inviato un angelo, Agrippino, per guidarci nella via del paradiso! Oh come si23 sta bene presso [32]un personaggio santo! Come si ode volontieri la voce, come se <ne> intendono cari i comandi, come se ne eseguiscono con prontezza i voleri! Siane benedetto il Signore. E voi, o buon pastore e padre nostro, oggidì che maggiormente potete a pro nostro, volgeteci un dei vostri discorsi che infiammano a virtù e dite per noi a Dio una di quelle vostre parole che ottengono salute. Intercedete, o sant'Agrippino. Noi stessi preghiamo di cuore.

  Tre Pater, Ave, Gloria.





p. 390
11 Originale: acquistarci; nell'ed. 1932, p. 49: “non potevamo contentarci se non acquistando un altro santo”.



p. 391
12 Originale: fatte; nell'ed. 1932, p. 50: “più lontano, ha il dovere di sedere sopra tutte le Chiese”.



13 Cfr. Rm 5, 3.



p. 392
14 Originale: perdonarla; anche per la nota 15 cfr. ed. 1932, p. 52.



15 Originale: con che se gli rende.



16 Cfr. Gal 6, 14.



p. 393
17 Cfr. Ger 1, 10.



18 1 Pt 2, 9.



19 Cfr. Ap 1, 6.



20 Cfr. Mt 19, 6.



21 Cfr. Pr 18, 19.



p. 394
22 Originale: 368; cfr. Acta Santorum, Junii, iii, p. 378.



23 Originale: ci; cfr. ed. 1932, p. 55.



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