Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Primo centenario della traslazione...
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PRIMO CENTENARIO DELLA TRASLAZIONE DEL CORPO DI SANT'AGRIPPINO VESCOVO DA LENNO A DELEBIO NEL 1785

Quinto giorno <Lezione> Sant'Agrippino e san Bernardo

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Quinto giorno

<Lezione>

Sant'Agrippino e san Bernardo

  [54]Il nostro santo vescovo Agrippino, stando al termine del secolo quinto, volse l'occhio all'alto, quasi a tracciare il cammino per giungere al cielo, e di poi voltosi a noi disse: "Arrivederci in cielo", e chiuse gli occhi. Lo spirito del santo vescovo da un punto di terra, l'Isola Comacina, volò al paradiso. Noi ci abbracciammo alla salma sua benedetta e piangendo domandammo: "Perché, o padre santo, ne avete sì tosto abbandonato?". E una voce intesimo che diceva: "Non vi ho lasciati, ma sono con voi, e non dormo, ma veglio e attendo perché il cielo vi prosperi". E intanto Agrippino viveva in mezzo a noi; viveva con il suo spirito benedetto, viveva nella persona [55]di venerandi sacerdoti che ebbe santificati, viveva nella persona dei popoli che corroborò nella fede. Ma sovrat<t>utto Agrippino viveva in mezzo a noi nella persona di suoi santi e figli e fratelli, i monaci benedettini, che egli chiamò in molte località della diocesi e di Valtellina in ispecie, quali scorgemmo a Prata, a San Fedele, a Monastero, a Mantello, a Postalesio, a Sondrio ed altrove. E questi pii fratelli, industriosi e caritatevoli, per cinquecento anni seguirono a dissodare i piani malarici delle nostre paludi, a squarciare i monti rocciosi delle nostre Alpi, allo scopo di porgere soccorso ai nostri corpi e di educare le nostre menti alle massime del Vangelo santo, queste menti che di fresco erano ritornate dal buio del paganesimo idolatra.

  Quando i monaci benedettini, quasi un vecchio che cade per isfinimento, parvero perdere le forze omai, allora Dio buono, per mezzo di san Bernardo, [56]confortò il buon esempio di certi monaci in Cistercio, i quali avevano proposto di ritornare nel primiero fervore la santa regola del gran Benedetto. Ed Agrippino che no, non dormiva nel suo sepolcro, ma vegliava, egli impetrò che di subito il celebre san Bernardo

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mandasse una famiglia de' suoi monaci fervidissimi in quell'altipiano di monte che stando sopra Lenno guarda da mezzodì alla vicinissima Isola Comacina. Ma chi è desso l'abate Bernardo? Egli è tal personaggio che essendo tuttavia giovine e di graziose forme, ricco e glorioso, pure ad estinguere le noie del senso immergevasi negli stagni gelati e risorgeva poscia quasi rinnovellato in angeliche forme. Egli è desso che con parola infiammata arringa i fratelli e li riduce al convento, arringa i compagni e col tuono di voce e colla vivezza di espressione li fa gridare: "Alla solitudine! Alla solitudine!". Egli è [57]desso un Paolo fervidissimo che tutto trae a sé, e le madri nascondono i propri giovani perché vedendo non seguano Bernardo. Ed ei Bernardo sen viene nondimeno con trenta giovani illustri e rinfocola il monastero di Cistercio che pareva spegnersi omai. Bernardo egli è monaco esemplarissimo, il quale si merita che gli leggano in cuore i pensieri e gli affetti due personaggi santissimi, san Roberto e santo Stefano.

Scorgetelo Bernardo: racchiuso in una grotta tutta ricoperta da frondi che s'aggirono intorno, egli è come angelo in carne che attende per attirare sulla terra in parte le delizie del paradiso nel godimento di una piissima contemplazione. Quando gli36 appare da lungi certa figura di donna con strascico di vestimenta, con codazzo di servi, "Ell'è dessa -- sclama -- la sorella Ombelina"37. Richiama i rami e stringe le frondi, [58]quasi per difendere il proprio ingresso, e intanto grida: "Non mi comparirà negli occhi questa rete del diavolo, questa rovina delle anime... fango ricoperto e rinvolto". In dire si ritrae.

Ma la sorella si scioglie in lagrime ed esclama: "Quantunque io sia peccatrice, per tali morì Cristo... Se mio fratello disprezza la mia carne, non abbor<r>isca il servo di Dio l'anima mia". E ottiene di ritrarsi con Aleta, la madre, a vita penitente. E come no, se per mettersi sotto agli ordini di Bernardo i marchesi ed i conti rassegnano le livree d'onore, i possessi

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della famiglia? Perfino i principi di real sangue abbandonano la corte per ritrarsi in solitudine con lui. E quando Bernardo, ricercato per sommo favore ad una visita, ei pellegrinerà alla Francia, all'Italia, all'Alemagna, mille monaci avranno convertito una valle di Assenzio, nido dei malandrini, in una terra di Chiaravalle, dimora di santi. I quali incontrando novellamente [59]il proprio patriarca e padre si dorranno soavemente così: "Abbiamo lasciato i titoli ed i contadi per posseder voi, or che fia se fossimo privi delle contee nostre e poi anche di Bernardo?".

  Bernardo pregava stando in piedi buona parte del e della notte, finché le ginocchia infiacchite ed i piedi rigonfi negavano di più sostenerlo. Allora per cibo più delicato prendeva un pane intriso nel latte o brodo di ortaggi od una farinata, e poi sorgeva al meditare, allo studiare, al predicare.

Portava un cilizio sulla nuda carne; Bernardo era come un agnello sotto il peso di un aratro. Il vescovo di Châlons ne fu intenerito e pregò a mani giunte che Bernardo il lasciassero sotto la sua obbedienza od il monaco fervido sarebbe perito omai. E il vescovo Guglielmo curollo e adoperò in ciò il servizio di cotal medico il quale, essendo inesperto, continuò patimenti anche più vivi sulla persona del santo abate. [60]Questi godeane e diceva: "Non è mai troppo che l'asino del nostro corpo sia cibato di paglia, porti un peso sulle spalle e riceva le frustate del conduttore"38.

  E come era austero Bernardo, così lo erano i suoi discepoli. Condimento dei loro cibi era la fame e l'amor di mortificarsi. Un pane d'orzo o di miglio o di veccia e talvolta foglie di faggio cotte bastavano per tutto un . E quei pii solitari godeano tanto più nello spirito. I loro cuori erano immersi nel godimento della divina grazia. Volgevano l'occhio all'alto e già loro pareva di vedersi schiudere le porte del paradiso. Il mondo chiamali pazzi, ma eglino sono gli eroi della fede, i confessori che li circonda l'aureola della fortezza,

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sono i vergini puri, la gemma della Chiesa, gente santa, popolo di conquista39. Sono essi il lievito benedetto che messo nella pasta, il gregge della Chiesa, fermentano il pane40, il fervore [61]di carità che dispone a presentare i cristiani all'altare ed al trono di Gesù salvatore.

Orazione

  O padre ed apostolo nostro, beato Agrippino, ben diceste che non dormite già, ma che vegliate al pro nostro. Voi pregaste per suscitare un santo ed un taumaturgo a ristoro del grande ordine benedettino, voi avete supplicato ed i fratelli vostri, i seguaci di Bernardo, giovani di vigore, intrepidi alla prova, perseveranti nel combattimento, sono venuti fra noi.

Eglino vi guardano e voi li salutate con amorevole sorriso.

Presto vi congiungerete in fratellevole amplesso. Intanto qual pro per noi! A mezzo di Agrippino noi partecipiamo alla fede del gran Bernardo. E Bernardo per mezzo de' suoi seguaci è venuto pure ad abitare fra noi. Benedetta la misericordia del Signore! Oh, nol dica [62]più il mondo che i santi non fanno bene alla società. Son dessi che ci portano ogni bene celeste.

Vi ringraziamo, o Signore. Sant'Agrippino e san Bernardo pregate per noi!

  Tre Pater, Ave, Gloria.

 

 





p. 405
36 Originale: le.



37 Originale: Ombellina; cfr. R. F. Rohrbacher, Storia universale, viii, p. 82.



p. 406
38 Cfr. Sir 33, 25.



p. 407
39 Cfr. 1 Pt 2, 9.



40 Cfr. Mt 13, 33.



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