Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Primo centenario della traslazione...
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PRIMO CENTENARIO DELLA TRASLAZIONE DEL CORPO DI SANT'AGRIPPINO VESCOVO DA LENNO A DELEBIO NEL 1785

Nella solennità dei santi fratelli Agrippino e Domenica Lezione Festa di famiglia

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Nella solennità dei santi fratelli

Agrippino e Domenica

Lezione

Festa di famiglia

  [97]Siamo in solennità piena nella lieta festa di famiglia. In questo fausto è il nome ed il natale di un padre illustre, sant'Agrippino, di una madre pia, santa Domenica. Santissime anime, oh quanto ne rallegrate! Voi siete gloriose e beate nel soggiorno del paradiso eterno. E noi quaggiù! Ma vogliamo tuttavia allietarci. Noi ci rallegriamo in guardare a voi e aspettare di raggiungervi. Voi siete in cielo e vivete tuttavia in fra noi, oh che mistero di potenza e di pietà! Voi siete con noi, e

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ben [98]lo prova che chi supplica dinanzi ai vostri corpi benedetti, bene spesso e di subito riceve49 grazie carissime di guarigione e di virtù pie. Sicché noi vi stiamo intorno e voi ben ci intendete. Nel colmo di tanta gioia noi parliamo con voi come figli ai parenti diletti. Vogliamo, per dar contento al nostro cuore e onore alla vostra gloria, vogliamo in questo tener dietro ad un di quei colloqui pii per mezzo di cui voi siete cresciuti ad illustre santità.

  Udimmo dunque di voi e della sorella Domenica un colloquio tenerissimo. Quando la cristiana fervida attese a rassegnar le cure di casa e si dispose per dire addio al mondo, ella venne <a> trovarvi al vostro cenobio, vi scorse in volto i raggi non dubbii di virtù ed ella non istancavasi di rimirare, quando voi interrompendola le parlaste come un san Pacomio: "Sorella mia, tu sai ora che io son vivo e sano, vattene in pace e [99]non ti dar fastidio se non mi vedi cogli occhi del corpo. Se tu vuoi seguire lo stesso mio modo di vivere, pensa bene, e se vedrai che sia fermo proposito, si farà disporre una dimora ove tu potrai agiatamente abitare, né dubito che all'esempio tuo il Signore non ne chiami altre ancora". E Domenica udiva e taceva, finché tocca da compunzione pianse amaramente e fece proposito di servire a Dio. Il fratello le edificò dunque il monastero dei santi martiri Faustino e Giovita ed ella Domenica fece voto di verginità in quello e trasse innumerevoli donzelle a seguirla. Il confessano gli storici nostri, il Ballarini50 cioè, il Rusca ed altri che enumera il Cantù Cesare.

  Erano di quei dei pregiudizii contro a questo modo di vivere casto e appartato. Valente51 imperatore favoriva un costume disapprovevole con obbligare i monaci al servizio militare e le vergini con distrarle dai conventi dicendo che salvarsi [100]si può ovunque, che il mondo l'ha creato Iddio perché moltiplichino sopra quello le genti, e la verginità

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farebbe andare in fine il mondo stesso. Però molti si lagnavano di Agrippino e lo accusavano perché nei conventi ricettava le vergini. E Agrippino rispondeva come già un Ambrogio e Basilio, e parlava come un angelo così: "Piacesse a Dio che io potessi esser convinto di questa colpa con fatti e con esempi e non con parole! Piacesse poi a Dio che io potessi distogliere dalle nozze quelle medesime che vi si incamminano e indurle a prendere il velo delle vergini piuttosto che quello delle spose! Che? Farò io cosa indegna perché non comporto che si svelgan le sacre vergini da<i> piè dei santi altari per trascinarle a nozze secolari? Come? Saran52 libere di scegliere uno sposo e non saran libere di fermare la loro scelta in un Dio?... La verginità non è commendata da Gesù Cristo?... Non [101]è da san Paolo anteposta al matrimonio? Si lagnano che il mondo va a finire. Ora domando io: chi mai ha cercato una moglie senza trovarla? S'è fatto egli mai guerra od uccisione per una vergine? Bensì a causa del matrimonio avvien che si uccida un adultero e si faccia la guerra al rapitore... Voi dite che i monasteri non sono necessari. Piacesse al cielo che non lo fossero, ma chi può vivere al secolo? Non avete reso inaccessibile alle virtù le città e le borgate vostre con riempierle d'ogni corruttela perniciosa?... E quanto al godere felicità, fate un confronto fra i potenti del secolo e gli umili del chiostro.

Il potente par che trionfi quaggiù, ma che sarà di lui al tribunale di Gesù Cristo? Ma chi è staccato dal secolo vive sicuro.

Il potente comanda a' servi ed a' soldati, il monaco poi alle sue passioni, che fa stare serve docilissime. [102]I potenti hanno compagni e cortigiani e adulatori, i religiosi hanno per amici e compagni i patriarchi e i profeti, che son tanto migliori. I potenti si danno al vivere molle e corrotto, i religiosi si stanno contenti ad un pane e ad una tonaca, ed eglino vivono saggiamente a somiglianza di Gesù Cristo e degli apostoli. Avviene poi che i potenti sfoggino, ma a costo delle fatiche del povero... i monaci hanno per istituto di far bene a

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tutti. O se un potente dona una moneta, il religioso un tesoro più prezioso, la grazia dello Spirito Santo. Un potente può liberare dalle angustie del corpo, ma il religioso ci toglie dalle angustie dell'anima, ei vi strappa dalla schiavitù di Satanasso. E quando venga la morte e i potenti che tremanti l'odono bussare all'uscio di camera, i monaci pii guardano al cielo e sorridono e spiccano [103]poi il volo giubilando inverso alla beatitudine eterna. Sicché beato non è il potente nel suo fasto. Beato invero è il religioso nella sua semplicità modesta. Egli si rallegra e spera in ciò per cui gli altri stannosi desolati e tremanti, vo' dire nelle calamità pub<b>liche, nei patimenti privati".

  Santissimi discorsi, che recati ancor lontano lontano dall'eco della fama, vi riconduceva<no> drappelli a drappelli sante vergini, turme a turme monaci pii! E voi allora scherzando dolcemente domandavate: "Or come va che io predico qui e odono i lontani più che non udiate voi stessi? Se la cosa continua così, io vado <a> predicare altrove per predicarvi qui".

  E qui pure ne predicate. Quando i veneti già nel 1432 si provarono per iscacciare da Valtellina il legittimo sovrano Filippo Maria Visconti, e che già in Delebio e al territorio che s'apre dinanzi al tempio di sant'Agrippino [104]e di santa Domenica il duca di Milano fece voto che, riuscendo vittorioso, avrebbe costituito ivi un beneficio con la santa Messa quotidiana perpetua, ei fu esaudito e fu risparmiato in copia il sangue dei cristiani. Delebiesi, ripetetelo pure con fermo entusiasmo: oh come si sta bene entro al tempio dei santi e presso alla conversazione di genitori gloriosi! Sia benedetto Iddio.

Ben faceste voi, o popolo di Delebio, in eleggere a vostri compatroni gli illustri fratelli Agrippino e Domenica. Son dei nostri; vivano in eterno i nomi di Agrippino e di Domenica! Orazione

  Oh, continuateci per sempre la vostra benevolenza, o patroni e padri santi! Ravvivate in noi la fede, moltiplicate gli affetti di pietà del nostro cuore. Il premuroso Ughelli ricorda

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di [105]tanti c<i>echi e storpi ed epilettici guariti dinanzi a voi qui, e di altri in maggior numero che ottennero la contrizion dalle colpe loro, che ritrovarono sovrat<t>utto la salute dell'anima. Or quest'è che sovrat<t>utto noi imploriamo concordi.

Oh, dateci la salvezza dell'anima, impetrateci di salire presto con voi al cielo. Sia benedetto Dio che nel mezzo nostro ha suscitato due anime generose e ne ha dati un padre eroico, Agrippino, una madre santa, Domenica. Padre nostro, madre nostra, quando vi vedremo in cielo, quando?

  Tre Pater, Ave, Gloria. Te Deum.

Sia lodato Gesù Cristo

 





p. 423
49 Originale: ricevono; cfr. ed. 1932, p. 108.



50 Originale: Ballerini; cfr. C. CantÙ, Storia della città e diocesi di Como, i, p. 105.



51 Originale: Valentiniano; cfr. R. F. Rohrbacher, Storia universale, iv, p. 95.



p. 424
52 Originale: Come? Non saran; cfr. R. F. Rohrbacher, Storia universale, iv, p. 110.



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