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Una vettura tramviaria correva
sul lungo viale di Sant'Andrea. La conduttrice, una bella fanciulla ventenne,
teneva l'occhio bruno fisso sulla via larga, polverosa, piena di sole, e si
compiaceva di far andare a precipizio il carrozzone cosicché agli scambi le
ruote stridevano e la cassa della vettura carica di gente sobbalzava. Il viale
era deserto. Tuttavia la giovinetta procedeva picchiando continuamente col
piedino nervoso la leva azionante il campanello d'allarme. Lo faceva non per
prudenza, ma perché essa era tanto infantile che riusciva a convertire il
lavoro in un giuoco, e le piaceva di correre così e di far rumore con quella
macchinetta ingegnosa. Tutti i bambini amano di gridare quando corrono. Era
vestita di cenci colorati. Causa la sua grande bellezza sembrava travestita.
Una giubba rossa sbiadita le lasciava libero il collo, poderoso in confronto
della faccina un po' patita, e libera l'incavatura precisa che avvia dalla
spalla alla delicatezza del petto. Il gonnellino azzurro era troppo breve,
forse perché nel terzo anno di guerra mancavano le stoffe. Il piedino sembrava
nudo in uno scarpino di panno e il berretto azzurro le schiacciava dei riccioli
neri non molto lunghi. Guardando la sola sua testa si sarebbe potuta credere un
maschietto se già l'attitudine di quella sola parte non avesse tradito
civetteria e vanità.
Sulla piattaforma, intorno alla
bella operaia, c'era tanta gente che la manovra del freno era appena possibile.
Vi si trovava anche il nostro vecchio. Egli doveva arcuarsi a qualche più
violento sobbalzo della vettura per non venir gettato addosso alla conduttrice.
Era vestito con grande accuratezza, ma anche con la serietà conforme alla sua
età. Veramente una figurina signorile e gradevole. Ben pasciuto in mezzo a
tanta gente pallida e anemica, non rappresentava per questa ancora un'offesa
perché non era né troppo grasso né troppo fiorente. Dal colore dei suoi capelli
e dei suoi baffetti corti gli si sarebbero dati 60 anni di età o giù di lì. Non
trapelava in lui alcuno sforzo di apparire più giovane. Gli anni possono
impedire l'amore ed egli da molti anni non aveva pensato a quello, ma
favoriscono gli affari ed egli portava i suoi anni con superbia, e, se così si
può dire, giovanilmente.
La prudenza era invece conforme
alla sua età, e non si trovava bene in quel carrozzone mastodontico lanciato a
tanta velocità. La sua prima parola rivolta alla fanciulla fu di ammonimento: -
Signorina!
Al vezzeggiativo signorile la
fanciulla rivolse a lui i begli occhi, esitante, non essendo certa ch'egli
avesse voluto parlare con lei. Il buon vecchio ricavò tanto piacere da quello
sguardo luminoso che ne fu attenuata la sua paura. Mutò l'ammonimento che
avrebbe avuto significato di rampogna, in uno scherzo: - Non m'importa mica di
essere qualche minuto prima al Tergesteo -. Sembrò sorridesse per il proprio
scherzo e così poté creder la gente intorno a lui, ma invece il suo sorriso era
stato rivolto a quell'occhio che gli era parso nello stesso tempo birichino e
innocente. Le donne belle sembrano sempre dapprima intelligenti. Un bel colore
o una bella linea sono infatti l'espressione dell'intelligenza più assoluta.
Essa non sentì le parole, ma fu
rassicurata perfettamente di quel sorriso che non lasciava dubbio sulle
disposizioni benevole del vecchio. Comprese ch'egli si trovava a disagio in
piedi e gli fece posto perché potesse appoggiarsi accanto a lei sul parapetto.
E la corsa continuò vertiginosa fino al Campo Marzio.
La fanciulla, allora, guardando
il buon vecchio quasi a domandargli un consenso, sospirò: - Qui comincia la
grande noia! -. Il carrozzone si mise infatti a traballare lento e pesante
sulle rotaie.
Quando un vero giovine s'innamora,
il suo amore spesso provoca nel suo cervello delle reazioni che presto con il
suo desiderio non hanno nulla da fare. Quanti giovani che potrebbero quietarsi
beatamente in un letto ospitale, non gettano per aria almeno la loro casa
credendo che per andare a letto con una donna occorra prima conquistare, creare
o distruggere. Invece i vecchi, di cui si dice che sieno meglio protetti dalle
passioni, vi si abbandonano in piena consapevolezza ed entrano nel letto della
colpa solo con debito riguardo ai raffreddori.
Semplice l'amore non è neppure
per i vecchi. Da loro viene complicato nei motivi. Essi sanno che devono
scusarsi. Il nostro vecchio si disse: - Ecco la mia prima vera avventura dopo
la morte di mia moglie. - Secondo il linguaggio dei vecchi è vera un'avventura
in cui c'entri anche il cuore. Si può dire che raramente un vecchio è tanto
giovine da poter avere un'avventura non vera poiché è un'estensione che serve a
mascherare una debolezza. Così i deboli quando danno un pugno impiegano non
solo la mano, il braccio e la spalla, ma anche il petto e l'altra spalla. Il
pugno per lo sforzo troppo esteso diventa debole mentre l'avventura perde in
chiarezza e diventa più pericolosa.
Poi il vecchio pensò ch'era
l'occhio infantile della giovinetta che l'aveva conquiso. I vecchi quando amano
passano sempre per la paternità e ogni loro abbraccio è un incesto di cui ha
l'acre sapore.
E il terzo pensiero importante
ch'ebbe il vecchio sentendosi deliziosamente colpevole e deliziosamente giovane
fu: - La gioventù ritorna. - L'egoismo del vecchio è tanto grande che il suo
pensiero non resta attaccato all'oggetto del suo amore neppure per un istante
senza ritornare subito a vedere se stesso. Quando vuole una donna ricorda re
Davide che dalle giovinette si aspettava la gioventù.
Il vecchio da commedia antica
convinto di poter emulare la gioventù, quando pure oggi esista, dev'essere
rarissimo. Il mio vecchio continuò a monologare e si disse: - Ecco una
giovinetta ch'io comprerò… se è in vendita.
- Tergesteo! Non scende? - domandò
la giovinetta prima di far muovere il carrozzone. Il buon vecchio,
nell'imbarazzo, guardò l'orologio: - Procederò per un altro poco, - disse.
Non v'era più tanta gente ed egli
non aveva più alcun pretesto per restare tanto vicino alla giovinetta. Si rizzò
e si appoggiò ad un canto donde poteva vederla con comodità. Essa dovette
accorgersi di essere contemplata perché quando la manovra non la occupava lo
sbirciava con curiosità.
Egli le chiese da quanto tempo si
trovasse a quel lavoro tanto faticoso. - Da un mese! - Non era tanto faticoso,
essa diceva nell'atto stesso in cui doveva convertire tutto il suo corpicino in
una leva per azionare il freno meccanico, ma talvolta molto noioso. Il peggio
di tutto era che la retribuzione che riceveva non bastava. Il padre suo
lavorava ancora, ma, dato il prezzo di tutti i viveri, era difficile di
uscirne. E, sempre intenta al lavoro, lo interpellò col suo nome di famiglia: -
Se Lei volesse, a Lei sarebbe facile di trovarmi qualche cosa di meglio, - e lo
guardò immediatamente per vedere sulla sua faccia l'effetto di quella
preghiera.
L'improvviso intervento del
proprio nome scosse un poco il buon vecchio. Il nome di un vecchio è sempre un
poco antico e impone perciò degli obblighi a chi lo porta. Egli cacciò dalla propria
faccia ogni traccia di tensione che poteva tradire il suo desiderio. Non si
meravigliò che la giovinetta conoscesse il suo nome perché la città allora era
stata abbandonata da quasi tutte le famiglie più ricche e i pochi abbienti che
vi risaltavano. Guardò altrove e disse con serietà: - Ora è un po' difficile!
Ma ci penserò! Che cosa sa fare Lei? - Essa sapeva leggere, scrivere e far
conti. Di lingue non conosceva che il triestino e il friulano.
Una vecchia popolana sulla
piattaforma si mise a ridere rumorosamente: - Il triestino e il friulano! Ah!
Questa è buona! - La giovinetta rideva anche lei mentre il vecchio, sempre
irrigidito nello sforzo di non far comprendere la sua intima eccitazione,
rideva di un riso falso. La popolana cui piaceva di discorrere con un simile
signore non cessò più di chiacchierare e il vecchio vi si prestò per poter
simulare meglio un'indifferenza. Infine essa li lasciò soli. Subito il vecchio
scattò: - A che ora è libera Lei? -
- Alle nove di sera.
- Ebbene! - disse il buon vecchio.
- Venga questa sera perché domani sono impedito. - E le diede il suo indirizzo
ch'essa ripeté due o tre volte per non obliarlo.
I vecchi hanno furia perché la
legge di natura sui limiti di età incombe su loro. Quell'appuntamento chiesto
con l'aspetto del filantropo protettore e concesso con la dovuta gratitudine
pur fece trasecolare dalla gioia il vecchio. Come le cose lo favorivano!
Ma i vecchi amano la chiarezza
negli affari ed egli non si decideva ancora a lasciare quella piattaforma. Si
domandava ansiosamente, dubitando della propria fortuna: - E basta questo? Non
occorre dell'altro? E se essa credesse sul serio di essere stata invitata ad
andare a prendere una raccomandazione onde ottenere un impiego? - Egli non
voleva restare inutilmente eccitato fino alla sera e avrebbe voluto essere più
sicuro del fatto suo. Ma come dire la parola necessaria senza compromettere il
proprio avito nome neppure dinanzi alla fanciulla nel caso che essa
sinceramente non volesse accettare da lui altro che un impiego? In fondo la
situazione era quasi identica a quella che sarebbe stata nel caso che egli
fosse stato più giovane di così. Ma egli era vecchio! I giovani dopo un poco di
esperienza od anche prima di averne alcuna trovano tutto quello che occorre
mentre il vecchio è un amatore disorganizzato. La macchina per fare all'amore
manca in essi di almeno una rotella.
Infine il vecchio non inventò ma
ricordò. Ricordò che ventenne, dunque una quarantina d'anni prima, cioè molto prima
di sposarsi, ad una donna (molto più vecchia di quella sulla piattaforma della
tramvia), che con un pretesto qualunque e dinanzi a terzi aveva già promesso di
venire, egli, a bassa voce, ma concitatamente aveva ripetuto l'invito: - Verrà?
- Sarebbe bastata quella parola. Però qui la strada che invidia l'amore dei
giovani e ride di quello dei vecchi, lo guardava, e perciò non doveva esserci
concitazione nella sua voce.
Nell'atto di abbandonare il
carrozzone egli disse alla giovinetta: - Io l'aspetto dunque questa sera alle
nove. - Poi, ricordando, scoperse che la sua voce, causa la strada o causa il
desiderio, aveva tremato. Ma non subito se ne avvide e quando la giovinetta
rispose: - Certo! Io non mancherò! - stornando per un istante l'occhio dalle rotaie
e rivolgendoglielo, gli parve che la promessa fosse stata fatta al filantropo.
Ma, ripensandoci, tutto fu chiaro come quarant'anni prima. Nel lampo di
quell'occhio s'era rivelata la malizia come nella propria voce l'ansia. Era
certo che s'erano intesi. Madre natura benignamente gli concedeva un'altra
volta, l'ultima, di amare.
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