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Ed è così che il vecchio si trovò
solo di faccia alla sua teoria.
Intanto la prefazione lunghissima
all'opera sua era terminata e, secondo lui, era riuscita splendidamente, tanto
che la rileggeva continuamente per ricavarne lo stimolo a procedere oltre.
In quella prefazione egli s'era
soltanto prefisso di provare come l'umanità avesse bisogno dell'opera sua. Egli
non sapeva, ma questa era la parte più facile di tale opera. Infatti ogni opera
che intende di creare una teoria si divide in due parti. La prima si dedica
alla distruzione di teorie preesistenti o, meglio ancora, alla critica dello
stato di fatto esistente, mentre la seconda ha il difficile compito di
ricostruire le cose su nuove basi; cosa abbastanza difficile. Ad un teorista
avvenne di aver pubblicato da vivo due interi volumi per provare che le cose
procedevano male e nel modo più ingiusto. Il mondo andò per aria e non si
regolò neppure quando gli eredi del teorista pubblicarono il terzo volume,
postumo, dedicato quello alla ricostruzione delle cose. Una teoria è sempre una
cosa complessa e facendola non si intravvedono subito tutte le sue illazioni.
Sorgono dei teoristi che predicano la distruzione di una bestia, p. e. dei
gatti. Si scrive, si scrive e non subito ci si accorge che intorno alla teoria,
sua conseguenza, pullulano i topi. Solo molto tardi il teorista capita
nell'imbarazzo e, angosciato, si domanda: «Che me ne farò di questi topi?».
Il mio vecchio era ancora molto
lontano da tale imbarazzo. Niente di più bello e di più fluido della prefazione
ad una teoria. Il vecchio scopriva che alla gioventù a questo mondo mancava
qualche cosa che avrebbe reso la gioventù ancor più bella: una sana vecchiaia
che l'ami e l'assista. Non mancarono studii e meditazioni anche per la
prefazione perché con questa bisognava stabilire tutta l'estensione del
problema. Dunque il vecchio partiva dal principio come la Bibbia. I vecchi -
quando non erano ancora tanto vecchi - avevano riprodotto nei giovani se stessi
con grande facilità e con qualche piacere. Passando la vita da uno all'altro
organismo era difficile di accertarsi se la stessa s'era elevata o migliorata.
I secoli storici dietro di noi erano troppo brevi per trarne l'esperienza. Ma
dopo la riproduzione poteva esserci progresso spirituale se l'associazione fra
vecchi e giovani era perfetta e se una gioventù sana poteva appoggiarsi ad una
vecchiaia sanissima. Scopo del libro era dunque di dimostrare per il bene del
mondo la necessità della sanità del vecchio. Secondo il vecchio il futuro
mondo, cioè la potenza dei giovini che questo futuro faranno, dipendeva
dall'assistenza e dagli insegnamenti dei vecchi.
La prefazione aveva anche una
seconda parte. Se il vecchio avesse potuto ne avrebbe fatte molte parti. La
seconda cercava di provare il vantaggio che al vecchio sarebbe derivato da una
sua propria relazione pura con la gioventù. Coi figli la purezza era facile, ma
non poteva mica essere impura coi compagni dei figli. Il vecchio - se puro -
sarebbe vissuto più sano e più a lungo, ciò che secondo lui sarebbe stato una
bella utilità per la società.
Il primo capitolo era anch'esso
una prefazione. Bisognava pur descrivere lo stato attuale delle cose! I vecchi
abusavano della gioventù e la gioventù disprezzava i vecchi. I giovini facevano
delle leggi per impedire ai vecchi di restare alla direzione degli affari e dal
canto loro i vecchi ottenevano delle leggi per impedire l'ascensione dei
giovini quand'erano troppo giovini. Non rivela questa rivalità uno stato di
cose pernicioso per il progresso umano? Che c'entrava l'età nella designazione
ai pubblici uffici?
Queste prefazioni di cui io dò
solo il nocciolo diedero da fare e molta salute al povero vecchio per vari
mesi. Poi ci furono altri capitoli che camminarono abbastanza facilmente e non
l'affannarono ad onta del suo stato di debolezza: i capitoli polemici. Uno fu
dedicato a negare che la vecchiaia sia una malattia. Al vecchio pareva di
essere stato molto felice in quel capitolo. Come si poteva credere che la
vecchiaia che non era altro che la continuazione della gioventù fosse una
malattia? Doveva pur essere intervenuto un altro elemento per mutare la salute
in malattia; quest'elemento il vecchio non sapeva trovarlo.
Poi, nel proposito del vecchio,
l'opera avrebbe dovuto scindersi in due parti. Una doveva trattare del modo
come la società avrebbe dovuto organizzarsi per avere dei vecchi sani e l'altra
dell'organizzazione della gioventù per regolare i suoi rapporti con la
vecchiaia.
Qui però il vecchio ad ogni
tratto si trovava interrotto nel suo lavoro dall'invasione dei roditori. Ho già
detto di quelle cartelle ch'erano state da lui riposte coperte da un foglio di
carta con la riserva di riprenderle in lavoro quando qualche suo dubbio sarebbe
stato chiarito. Vi si associarono poi molti altri pacchetti di cartelle.
Così egli ricordava sempre che il
denaro aveva avuto una parte importante nella sua avventura con la giovinetta.
Per alcuni giorni scrisse che i denari (che di solito appartengono ai vecchi)
si dovrebbero sequestrare perché non possano servire a corrompere ed è
meraviglioso che passarono tante ore prima ch'egli si accorgesse come sarebbe
stato doloroso per lui di venir privato del suo denaro. E allora smise di
scrivere sull'argomento e ripose le cartelle relative in attesa di maggior
luce.
Un'altra volta pensò di
descrivere come sin dalla prima classe elementare si dovesse ricordare che
scopo della vita è di divenire un vecchio sano. La gioventù quando pecca non
soffre e non fa soffrire tanto. Poi il peccato del vecchio è circa equivalente
a due peccati del giovine. È un peccato a parte anche l'esempio ch'egli dà.
Dunque - secondo il teorista - da bel principio bisognerebbe studiare di
diventar vecchio sanamente. Ma poi gli parve che in tale ragionamento la via
alla virtù non fosse ben segnata. Se il peccato del giovine aveva un'importanza
tanto lieve dove si poteva cominciare l'educazione del vecchio? E sul foglio
nel quale seppellì quelle cartelle annotò: - Da studiarsi quando l'educazione
del vecchio ha da cominciare.
Ci furono delle cartelle in cui
il vecchio si sforzò di provare che per avere una vecchiaia sana bisognava
circondarla di giovini sani. Il sistema di riporre le cartelle e di non
distruggerle favoriva le contraddizioni di cui l'autore non s'accorgeva. In
queste ultime cartelle risultò nell'autore una certa ira contro la gioventù. In
complesso era vero che se la gioventù fosse stata sana la vecchiaia non avrebbe
potuto peccare. Già la maggior forza fisica la proteggeva da attentati. Sulla
carta che involse tanta filosofia era scritto: - Da chi ha da cominciare la
morale?
E il vecchio andò accumulando i
suoi dubbi credendo di fabbricare qualche cosa. Ma tuttavia la lotta era
superiore alle sue forze e quando ritornò l'inverno anche il medico s'accorse
di un ulteriore decadenza fisica del paziente. Fece delle indagini e finì con
l'indovinare che la teoria che aveva fatto tanto bene ora faceva del male. -
Perché non cambi argomento? - gli chiese. - Dovresti riporre quel lavoro lì e
dedicarti a qualche altra cosa.
Il vecchio non volle confidarsi e
asserì che lavorucchiava tanto per passare il tempo. Temeva l'occhio del
critico, ma pensava di temerlo solo finché non avesse compiuto l'opera.
L'intervento del medico questa
volta non ebbe un buon effetto. Il vecchio volle accingersi a compiere l'opera
sciogliendo un dubbio dopo l'altro e incominciò a riprendere l'esame di ciò che
al vecchio spetti da parte dei giovini. Scrisse per varii giorni, sempre più
agitato, poi per varii giorni stette al tavolo leggendo e rileggendo quanto
aveva scritto.
Ravvolse di nuovo le vecchie e le
nuove cartelle nel lenzuolo sul quale era scritta la domanda a cui non sapeva
rispondere. Poi affannosamente sotto a quella scrisse varie volte la parola: -
Nulla!
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Lo trovarono stecchito con la
penna in bocca sulla quale era passato l'ultimo anelito suo.
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