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Scena sesta. Maria e
detti.
MARIA. Hanno portato una lettera per
la signora Lucia.
MATILDE (fermandosi). Forse di
tuo marito. Oh! che fosse di lui.
LUCIA. Ah! non può essere! (L'apre.)
È del signor direttore Chelmi! (Legge.) «Pregiatissima signora ed amica!
Debbo comunicarle con la presente che appena ebbi ricevuto questa mane la sua lettera
con la quale chiedeva d'essere riammessa al posto da lei volontariamente
abbandonato due anni or sono, mi fu annunciata la visita del suo signor marito.
Il signor Giuliano mi sembrò molto agitato. Mi chiese se avessi ricevuto la
sunnominata sua lettera e parve ne conoscesse esattamente il contenuto. Io,
naturalmente, non credetti di celargli alcuna cosa, o meglio negargliene.
Allora lui mi fece capire, con segni e parole di non dubbio senso, ch'egli non
desiderava che lei signora riavesse il posto già occupato. Fu solo per mia
prudenza che il nostro colloquio non degenerò in iscandalo, perché, lo ripeto,
il signor Giuliano mi sembrò molto agitato. Ora, pregiatissima signora e cara
amica, debbo confessarle ch'io non capisco molto chiaramente come stanno le
cose, ma nel tempo stesso debbo dirle che è poco probabile che il consiglio
scolastico rifletta sulla sua offerta perché sarò obbligato di comunicare al
suddetto onorevole consiglio che il signor Giuliano suo marito non soltanto non
appoggia la domanda, ma vi si oppone formalmente. Le consiglio perciò, per
evitare una discussione pubblica ed un risultato come sopra descritto, di
ritirare lei stessa la sua domanda. Io non parlerei in allora, né in consiglio,
né altrove di essa, e neppure della visita fattami dal suo signor marito. Mi
segno con perfetta stima, pregiatissima signora e cara amica - Anselmo Dr.
Chelmi.» (Avvilita.) Oh! il villano.
MATILDE. Così adesso tocca piangere a
te!
EMILIO (ridendo ironicamente).
A questo insomma ti hanno condotto le tue profonde riflessioni durate una notte
intera!
LUCIA. Non m'importa, e sta certo,
Emilio, che non dovrò ricorrere a te per vivere. (Dapprima calma, poi
agitata.) Ho ancora qualche piccolo risparmio. È mio, proprio mio! non l'ho
fatto in casa di Giuliano. Ho anche qualche gioiello. Oh! piccola cosa! ma
intanto servirà per i primi tempi. Ad ogni modo morrò piuttosto di fame, ma non
ritornerò in casa sua, mai più!
MATILDE. La fermezza è pure la gran bella
cosa! Ne riparleremo di qui a qualche giorno. Vedrai quanto sia divenuta
difficile la vita! Addio, mamma! (Via.)
GIOVANNA. Sai, Lucia; le parole dette
testé da Emilio non vanno prese mica troppo sul serio. Egli parlò così per
indurti a fare una cosa ch'egli riteneva dovresti fare per il tuo meglio.
EMILIO. Sì, sì, insomma, non sarò io
che la caccerò di qui. Vi rimanga! Ma, acciocché siamo perfettamente in chiaro,
vi ripeto ancora una volta ch'io non sono affatto d'accordo su tutta questa
storia.
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