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Scena quinta. Emilio
e detto.
EMILIO (entrando). Buon
giorno. Ha veduto mia moglie?
CARLO (ridendo). Era qui poco
fa, ma credo che adesso sia discesa.
EMILIO. Perché ride?
CARLO. Perché la signora ha lasciato
tracce del suo passaggio.
EMILIO. Quali tracce?
CARLO. Ha bastonato il mio figliuolo.
EMILIO. Ah! E cosa dirà la signora
Fortunata?
CARLO. Ha già detto, e speriamo che
non dirà più nulla.
EMILIO. Io le chiedo scusa.
CARLO. Oh, non ne vale la pena!
Obbligherò io Ottavio a chiedere scusa alla signora Elena.
EMILIO. Questo poi no. Senza nulla
sapere della questione fra suo figlio e mia moglie, penso che mia moglie abbia
avuto torto.
CARLO. Badi che riporterò questo suo
giudizio alla signora Elena!
EMILIO (indifferente). Faccia
pure. (Guarda l'orologio.) A che ora firmano il contratto?
CARLO. Appena dopopranzo, sa. Questa
mane voglio trattare io con lo zio dello sposo avendo da porre alcune
condizioni.
EMILIO. Allora per questa mane non ha
bisogno di me?
CARLO. Bisogno no. Ma avrei piacere che
rimanesse a farmi un po' di compagnia.
EMILIO. Mi dispiace, ma non posso!
Questa mattina andrò a lavorare e dopopranzo verrò qui.
CARLO. So già quale sacrificio lei fa
dedicandoci un po' del suo tempo prezioso!
EMILIO. Oh, col sommo piacere! La
saluto!
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