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Scena decima. Il
maresciallo dei carabinieri. Poi Marco, poi Catina e detti.
MARESCIALLO. Il signor Ignazio
Lonelli?
CARLA (nello spavento). Ma se
qui non c'è! Manca da casa da ieri mattina!
MARESCIALLO (a Carlo). In base
a questo mandato mi permetterete di perquisire questa abitazione?
CARLO. Faccia pure, signore.
MARCO (entrando). Signor
maresciallo, le annuncio che vidi mio nipote salire le scale… io dico che vuole
fuggire per il tetto.
MARESCIALLO. Chi è suo nipote? (Carla
sta per mancare.)
MARCO. Il malfattore che lei cerca.
MARESCIALLO. Ah, grazie. (Esce.)
ELENA. Pfui! Vergognatevi!
CARLO. Avete commesso un'azione
infame.
MARCO. Lasciatemi in pace! Non
commise Ignazio un'azione più infame ancora? (Esce.)
CARLO. Coraggio, Carla, forse riesce
ancora a fuggire!
CARLA. E come? Adesso sanno dove si
trova.
CATINA (entra correndo.) Aiuto!
aiuto! Il signor Ignazio è caduto dal tetto!
CARLA. Ah! (Cade svenuta).
CARLO. Come? Caduto dal tetto?
CATINA. Sì. Io lo vidi tutto ad un
tratto scivolare, scivolare, trattenersi con le mani e i piedi, ma inutilmente.
Se ne andava come su ruote. Io gridava: Ma si tenga, ma si tenga! Non serviva!
Poi scomparve.
ELENA. Carla è svenuta.
FORTUNATA (che guarda dalla
finestra). Ma è là, è là! Lo salveranno ancora! Si tiene ad una grondaia.
Un carabiniere si mostra già sul tetto! (Elena e Carlo accorrono alla
finestra.) La grondaia cede! (Inorridita Elena fugge dalla finestra.)
CARLO. È salvo! è salvo, se si tiene!
Il carabiniere è giunto ad afferrare la grondaia. Oh! (Fugge anch'egli.)
ELENA (fuori di sé). È caduto,
è caduto. Aiuto! Aiuto! (Gridando verso la strada, donde si sente un rumore
confuso.)
FORTUNATA. Signora, signora! Forse è
salvo! Chissà! Tante volte si è udito di cadute simili.
MARCO (entra). Un bicchiere
d'acqua! Dammi un bicchiere d'acqua! Quale spettacolo!
FORTUNATA. È morto?
MARCO. Morto? Non soltanto. Per
mettere in bara tutti quei pezzi occorrerà la scopa.
CALA LA TELA
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