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Gli americani di Ràbbato
Il
nonno
1. Lo zi' Santi Lamanna rimpiange i tempi passati.
«Come andiamo, nonno?»
«Come vuole Dio, signor
dottore».
«Intendo dire di quei dolori
alla schiena...»
«Vengono, vanno via, tornano. Io
li lascio fare. Ho quattro ventine e sette anni su le spalle. Ne avrò
per poco, signor dottore».
«Voi siete più giovanotto
dei vostri nipoti. Uomini come voi non se ne fabbricano più al
giorno d'oggi».
Il dottor Liardo aveva fermato avanti
a la porta del Lamanna la bell'asina ferrante su cui andava attorno
per le visite ai suoi malati. Il vecchio era seduto là, e
intrecciava, con sottili strisce di canna e vimini, un paniere; per
non stare con le mani in mano, aveva soggiunto, dopo salutato il
dottore.
In maniche di camicia, vestito alla
foggia antica, con corpetto di traliccio a pistagna, abbottonato fino
al collo con fitti bottoni di madreperla, con corti calzoni di
felpone blu e con le calze di cotone candidissime che gli modellavano
i polpacci robusti, lo zi' Santi Lamanna, a quell'età, era il
solo che sopravvivesse della sua generazione in paese, e il dottor
Liardo aveva un'affettuosa ammirazione per lui.
«E i vostri nipoti?» egli
domandò.
«Due in campagna, per l'aratura,
e l'ultimo, il ragazzo, a scuola, giacché ora, per imbrogliare
meglio il prossimo, s'insegna a saper leggere e scrivere. Ai miei
tempi...»
«Non dite così. Leggere e
scrivere giova anche per i propri affari».
«Si guastano la testa, signor
dottore. Lo vedo dai due maggiori che sanno anch'essi qualche punto
di lettura. Ai miei tempi...»
«Non li rimpiangete. I tempi
mutano. Oggi si sta un po' meglio di prima».
«Sarà!»
«Quella ricetta...»
«Perdoni, voscenza; ma è
ancora nel cassetto. I danari dati allo speziale mi sembrano
sciupati».
«Non sempre, caro nonno. Ora
capisco perché i vostri dolori alla schiena vengono, vanno
via, tornano. Sfido io! Non fate niente per scacciarli».
«Li prendo in sconto dei miei
peccati».
«Quali? I vecchi? Ormai!»
«Da qualche mese in qua, però,
i dolori mi han lasciato tranquillo. E lo speciale non c'entra. Pare
che abbiano paura della ricetta. È stata una santa cosa».
Il dottore si mise a ridere.
«Voi camperete altri cent'anni!»
«Sarebbe troppo, signor dottore.
Mi sembra di vivere in altro mondo da quello di una volta. Allorché
sento certe stramberie...»
«Stramberie?»
«Voscenza ride, ma io non posso
ascoltarle senza indignarmi quando i miei nipoti ne ragionano. Ai
miei tempi, i signori erano i signori, e i contadini i contadini. Ora
vogliono il mondo all'inverso; nessuno è più contento
del suo stato».
«Dev'essere così, nonno».
«Voscenza ne capisce più
di me. Ma io sono vecchio, ho l'esperienza».
«L'asina si spazienta. Sa l'ora
di certe visite e mi avverte, se indugio. Vi saluto, nonno. E quella
ricetta conservatela bene... per far paura ai vostri dolori di
schiena».
«Uomo allegro, Dio l'aiuta! I
suoi malati devono guarire soltanto a vederla ridere. Voscenza mi
benedica. Oggi non si dice più; ma io sono all'antica».
L'asina ferrante non aveva atteso il
lieve colpo di sprone del dottore per riprendere il trottarello con
cui lo portava attorno per le vie e le viuzze di Ràbbato.
Anche lui, il dottore, corto, grasso,
coi capelli e la barba bianca che gli contornavano il faccione
rotondo sotto il gran cappellone di feltro grigio era un po'
all'antica.
I suoi giovani colleghi, invidiosi
della larga clientela che gli rimaneva fedele specialmente nella
borghesia, lo canzonavano per quell'asina «cavalcata da un
asino», dicevano malignamente. Egli lo sapeva e non se ne
curava. Fu un caso, se un giorno, nella farmacia Arcuri, si lasciò
scappar di bocca davanti a uno dei quei colleghi:
«Ho sentito dire poco fa, che un
dottore asino ammazza meno gente che non gli altri dottori. Quante
sciocchezze si odono, caro collega!»
Questi, capito che la botta era per
lui, stava per rispondere: «Sciocchezze, pur troppo!» ma
la parola gli morì sulle labbra tra un equivoco sorriso.
«Brav'uomo!» pensava il
vecchio Lamanna seguendo con l'occhio il dottore fino allo svolto
della cantonata. «Quell'asina vola più d'una mula!»
E riprese a confezionare sveltamente
il paniere.
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