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VIII.
Scendevano,
silenziosi, per lo stradone; miss Elsa con gli occhi bassi e le ciglia un po'
corrugate, quasi facesse un insolito sforzo di riflessione; Paolo Jenco
mordendosi le labbra, con gli sguardi ancora lampeggianti di sdegno, che però
si addolcivano di tratto in tratto, quando li rivolgeva a osservare la
signorina, quantunque il silenzio e l'atteggiamento di lei lo rendessero
perplesso nel risolversi a dirle quel che gli tumultuava nel cuore.
Improvvisamente
miss Elsa rizzò il capo, spalancò gli occhi ed esclamò soddisfatta:
- Ho
capito!
- Che
cosa? - domandò Paolo maravigliato.
- Il
segreto di mio padre.
- Ha
un segreto anche per lei?
- Non
sapevo spiegarmi per quale ragione, da quasi un anno, noi viviamo proprio
isolati laggiù a Villa Elsa, evitati, dovrei dire.
-
Oh!... Miss Elsa!
- Da
principio non è stato così. Fin alcune signore di Settefonti si benignavano di
farci qualche visita, di accettare i nostri inviti. Ricorda che belle giornate
di intima allegria? E che serate, quando quei signori, partivano di là a notte
alta, al lume di luna? Io rimanevo su la terrazza del Cottage per
vederli salire verso il paesetto, a piccole brigate di tre, di quattro persone;
per rispondere ai loro saluti da lontano, che risonavano limpidissimi per la
vallata; per ascoltare i violini, i flauti, le chitarre e gli strumenti di
ottone che chiudevano la marcia e si affievolivano, si affievolivano, quasi la
fatica della ripida salita smorzasse il fiato ai suonatori venuti sul tardi a
far la serenata agli invitati ed a noi... Poi, a poco a poco, le visite
diradarono, e gli invitati risposero scuse che avevano l'aria di pretesti per
non accettare. E anche mio padre diradò le sue gite a Settefonti, che
servivano, soleva dire, a sgranchirgli le gambe. Fedeli sono rimasti lei, suo
padre, il notaio e... il dottor Medulla.
- Non
lo nomini neppure!
- E
ogni volta che io ho domandato a mio padre: - Ma perchè? - mio padre si è fatto
un po' scuro in viso e mi ha risposto con apparente noncuranza: - Paese che
vai, usanza che trovi! - Brutta usanza! - pensavo. Ora, dopo quel che è
accaduto poco fa col ragazzino... Che abbiamo fatto di male mio padre, mia
madre, la zia, io?... E perchè mio padre non è più chiamato, come una volta: il
Benefattore?
-
Perchè il mondo è cattivo, gliel'ha detto il notaio.
- È
stato ed è davvero un benefattore; posso proclamarlo con orgoglio.
-
Appunto per ciò!... E fossero soltanto essi cattivi ed ingrati! Ma costringono
ad essere o ad apparir tali anche gli altri, perchè non tutti abbiamo la forza
e il coraggio di ribellarci a un pregiudizio, di opporci a un'ingiustizia...
Io, che lei stima meno cattivo di parecchi, io sono un vigliacco... me lo lasci
dire; un vigliacco! Mio padre è peggio di me, perchè la vigliaccheria gli
sembra prudenza. Deve averlo notato: in questi ultimi mesi, egli è venuto
soltanto due volte laggiù. Io ho osato di venire, di accompagnarla spesso, ma
non ho mai saputo osare...
Si
fermò, torcendosi le mani, alzando rabbiosamente gli occhi al cielo, con tale
espressione di dolore che anche miss Elsa, voltatasi a guardarlo, non potè far
a meno di fermarsi, lievemente arrossita in viso; la reticenza l'aveva turbata.
-
Paese che vai, usanza che trovi! - ella disse sorridendo con lieve espressione
di tristezza.
- E
poi - riprese Paolo, quasi non avesse udito quelle parole... - se anche avessi
saputo osare... che cosa avrei conchiuso?
-
Bisogna essere sinceri, per restare onesti, - mormorò miss Elsa.
-
Bisogna, in certe circostanze darsi un bel colpo di pistola a una tempia!
-
Sarebbe vero dunque che lei non crede in Dio, lei? - domandò miss Elsa con
dolcissimo accento di compassione e di rimprovero.
- Se
Dio esistesse, non permetterebbe tante infamie!
- Oh,
no, signor Paolo, non parli così! Del bene e del male che facciamo siamo
responsabili noi.
- E di
quello che ci costringono a fare gli altri?
-
Nessuno può costringerci a fare il male.
- Non
tutti siamo santi o eroi.
-
Basta essere uomini di retto cuore.
Ora
scendevano lentamente. Lo stradone in quel punto tagliava una collina,
s'inoltrava tra due alte sponde che formavano rampe coperte di erbe selvatiche
tutte in fiore. Cardi rizzavano spinosi steli coronati da ciuffi azzurri,
violetti, gialli; pianticine rampicanti con fiori rossi a stelline, sembravano
cosparse di macchie di sangue cascate sul verde delle foglie; arbusti con rami
sottili, quasi delicate braccia di strani candelabri a cui fossero attaccate
rigide lamette verdi, spiccavano con mucchi di chioccioline aggrappatevi
attorno, e si sarebbero detti carichi di bacche biancastre.
- Ecco
come siete voialtri! - disse miss Elsa, che si era fermata ad ammirare. - Una
fioritura bella, ma selvaggia, ma...
-
Inutile o nociva... Ha ritegno di dirlo?
-
Nociva, no; quelle piante usurpano il terreno, impediscono che le rampe
scoscendano, quando piove troppo, e ingombrino lo stradone.
- Lei
vuol sviare il discorso! - esclamò Paolo.
- Non
posso farle dire quel che non vuol dire.
- Mi
perdonerà, se parlo?
- Non
dirà certamente nulla che non dovrei udire.
- Io
l'amo! Io sono pazzo di lei!...
E il
giovane, pronunziate queste parole con voce soffocata dalla grande commozione,
nascose la faccia tra le mani, quasi avesse paura di scorgere l'impressione che
esse dovevano aver fatto su colei alla quale erano indirizzate.
-
Pazzo? - rispose miss Elsa con voce un po' velata. - Eh, via! Lei esagera, alla
siciliana... Ma che mi volesse bene, io lo so da un pezzo; attendevo che me lo
confessasse; cominciavo a dubitarne...
Paolo
si slanciò a prenderla per una mano. Si sentiva davvero impazzire, ma di gioia,
di felicità... E portò alle labbra la mano bianca e fine che miss Elsa gli
cedeva abbandonatamente.
Dietro
alcune piante di fichi d'India si udì uno scoppio di risa. Paolo, voltatosi
sdegnosamente verso quel punto, vide sparire a un tratto, tra le grosse e
spinose foglie dei fichi d'India, la testa del contadino che si era accorto di
quel bacio e aveva maliziosamente riso... Impallidì e rimase impietrito.
- Come
sono disgraziato! - esclamò dopo un istante.
-
Perchè?
- Ci
hanno visto!
- Non
abbiamo fatto niente di male.
- Ah!
Ora costui andrà a spargere in paese...
- Che
importa?
-
M'importa per lei, non per me.
- Ma
io le darei a baciare la mano al cospetto di tutti. Sì - ella soggiunse dopo
breve pausa - lei ha ragione! Sciocca sono io, che non so ancora abituarmi al
vostro modo di vivere e di pensare. Come siamo distanti! Io le ho espresso
francamente, schiettamente quel che sento e penso. Perchè avrei dovuto esitare,
mentire? E così non le nascondo che sono lieta di esser certa finalmente che
non mi sono ingannata.
-
Grazie, Elsa!.. Mi permette di darle del tu?
-
Volentieri. Non siamo fidanzati sin da questo momento?... Oh!... Ora ho paura
di sembrarti sfacciata.
- No, Elsa,
no!...
- Che
pensi?
-
Vorrei inseguire, raggiungere colui che ha riso, avvertirlo, minacciarlo perchè
taccia...
-
Faresti peggio. Per chi dobbiamo nasconderci? Appena arrivata al cottage,
io dirò ai miei parenti...
- Ti
prego, Elsa; attendi qualche poco prima di far questo.
- Ma
io soffrirei se dovessi nascondere a mio padre e alla mamma...
-
Attendi un altro po'! Mio padre... Ebbene, mi ribellerò; non sono più sotto
tutela!
Miss
Elsa, appena essi furono usciti dalla gola dello stradone, si era appoggiata a
un palo del telegrafo per lasciar passare due carri che salivano lentamente
verso Settefonti; Paolo aveva pronunciato sotto voce la sua frase di
ribellione; e la bionda creatura, già diventata triste e pensosa alla preghiera
di attendere prima di parlare del loro fidanzamento ai suoi parenti, lo fissò
quasi atterrita...
- Ha
fatto male - ella disse dolcemente, con grande tristezza. - Non avrebbe dovuto
parlare oggi... Saremo fidanzati più tardi, se potremo esser tali. Per ora non
ha nessun impegno, non ha nessun dovere di ribellarsi contro suo padre. Dio
mio! Perchè ha parlato?... Mi lasci andar sola. Non le dico addio, ma a
rivederci.. Non vorrei esser cagione di dolore a nessuno!... Il mio cuore,
Paolo, non dubiti, non cambierà in niente per questo... A rivederci!
E
vedendola andar via, con passi affrettati, e poi sparire dietro la siepe
d'agavi americane che cingevano da una parte la svoltata dello stradone, Paolo
credette che la sua felicità si allontanasse e sparisse per sempre. Non era
durata neppure mezz'ora!
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