II
L'incredibile
esperimento.
- Eh,
no! - disse il dottor Maggioli. - Non si tratta di creatura umana nel vero
senso della parola; preumana, tutt'al più!
- Oh!
Oh! Oh!
Le
signore protestarono in coro, e la baronessa Lanari, battendogli col ventaglio
sul braccio, tra indignata e sorridente, soggiunse:
-
Queste enormità, non dovrebbe dirle mai davanti a noi!
-
Perdoni - rispose il dottore. - La verità va detta dovunque, davanti a
chiunque, specialmente quando è richiesta. La scienza, infine, non ha obbligo
di essere galante.
- Ma
gli scienziati, sì, - replicò la baronessa.
-
Secondo. Interrogato, ho dovuto rispondere. E poi, la mia età mi dispensa da
certi riguardi. La parola dei vecchi è impersonale.
- Ma
dunque lei crede, sul serio...?
- Che
la donna è una creatura preumana. E non è opinione mia soltanto, ma di
qualche eminente scienziato... e della Bibbia pure.
- Alla
Bibbia si fa dire tutto quel che si vuole - lo interruppe la baronessa.
-
Questa volta la Bibbia parla chiaro, e la storia naturale più chiaro ancora. La
Bibbia dice: Dio creò l'uomo a sua immagine e lo creò maschio e femina.
La storia naturale ci mostra tuttavia questo caso in parecchi animali
inferiori, che sono maschio e femina, come la creatura umana primitiva. Così
Giobbe ha potuto poi dire: Homo natus de muliere, l'uomo nato dalla
donna. Infatti nasce anche al presente dalla donna, e nascerà sempre dalla
donna, anche quando...
Il
dottor Maggioli si fermò un istante, guardando con aria interrogativa la
baronessa.
- Ecco
- riprese; - lei mi ha messo in imbarazzo, richiamandomi alla galanteria; non
so più andare avanti.
-
Ormai! - rispose la baronessa, ridendo. - Dopo il bel complimento che ci ha
fatto, siamo preparate a tutto noi signore. Inoltre, non vogliamo privarci del
piacere di sentirlo parlare.
- Io
sono positivo - continuò il dottore. - Amo le teoriche fino a un certo punto;
ma quando una teorica diventa fatto... E questa di cui dovrò ragionare è già
stata tale, per eccezione, una sola volta, finora. Diverrà regola in avvenire.
- Si
spieghi meglio; non ci supponga altrettante scienziate!
- È un
po' difficile, ma tenterò; e se non saprò evitare qualche crudezza, la
responsabilità sarà tutta sua. Rammentano il processo e la condanna del
professore Manlio Brezzi? Processo a porte chiuse, di cui si occuparono tanto i
giornali, parecchi anni fa?... Ah! Io ho il difetto di tutti i vecchi, che non
sanno capacitarsi di esser tali. Anni fa! Ma in quel tempo molti di loro non
erano ancora nati, parecchi erano bambini: qualcuno, giovanetto da occuparsi di
ben altro che di processi scandalosi. Non si spaventino; quel processo fu
scandaloso in apparenza; nessuno può saperlo meglio di me. Il mio povero amico
e collega venne condannato a essere chiuso in una casa di salute, e vi morì,
divenuto pazzo davvero, quantunque vi fosse entrato con la pienezza della
ragione. È caso frequente nei manicomii. Allora io ero partito da poco per
l'America, e non potei testimoniare in favore del mio amico. Avessi anche
potuto farlo, non sarei stato creduto. Avrei corso il rischio di essere
giudicato matto pure io.
- Di
che strano delitto era dunque accusato quel professore?
- Di
aver abusato della figlia diciottenne, e di averla fatta morire per nascondere
quell'infamia.
- E
non era vero?... E fu condannato?
-
Innocente, non poteva giustificarsi. Quel che egli aveva fatto era proprio
incredibile. La giustizia umana fu indulgente, dichiarandolo pazzo; ne
convengo. Manlio Brezzi era un cercatore, un precursore. Quando s'intravedevano
appena alcune possibili applicazioni dell'elettricità, egli già faceva studi,
prove e riprove giudicate assurde, e oggi conquiste che non meravigliano
nessuno. E non era un semplice sperimentatore, ma un pensatore, un filosofo,
grande per lo meno quanto la sua modestia, cioè grandissimo. Egli leggeva
nell'avvenire come in un libro aperto; ma non faceva profezie, determinando,
specificando. Diceva: - Dovrà accadere questo e questo. Quando? Dove? Come? Non
ne so nulla. Ma accadrà infallibilmente. - Per lui i secoli, nella vita
dell'umanità, contavano quanto i minuti della nostra esistenza. Un sintomo
sociale, impercettibile per gli altri, s'ingrandiva davanti ai suoi occhi come
sotto potentissima lente, arrivava sùbito alle sue estreme conseguenze. Ed io
posso testimoniare che egli non si è mai ingannato, mai! I fatti gli hanno dato
sempre ragione.
-
Anche quello per cui è stato condannato, ed è ammattito? - domandò
maliziosamente la baronessa.
-
Quello assai più di tutti, perchè è quasi un miracolo. Cinquant'anni addietro,
si parlava appena di quel che oggi porta il formidabile nome di feminismo;
cinquant'anni addietro nessuno sospettava che un giorno avrebbe trovato
proseliti e apostoli - fuori del cristianesimo - il misoginismo, l'odio
contro la donna. Brezzi li aveva intraveduti, in germe, li aveva visti crescere
e fiorire con la straordinaria virtù della sua immaginazione di scienziato; e
una sera, nel suo studio, d'onde usciva rare volte soltanto per udire un po' di
buona musica antica, una sera potè dirmi:
-
Vedi, quanto è meravigliosa l'azione latente del pensiero che ha creato, e va
continuamente creando questo e gli altri mondi dell'universo! La donna,
proclamando la sua emancipazione, crede di provvedere alla sua sorte, e
invece non fa altro che lavorare all'emancipazione dell'uomo dall'attuale giogo
di lei. E tutti e due, maschio e femina, non capiranno, per un bel pezzo, che
non si tratta di loro, personalmente, ma della specie; che dovranno liberarsi,
alla fine, dal capriccio, dall'accidente che è nell'individuo e nelle forze
brute della Natura, e attuare la propria legge riflessivamente, cioè
costringendo le forze brute a operare non a loro capriccio, per caso, ma
ragionevolmente, come già cominciamo a imporre all'elettricità, che sarà tra
non molto nostra schiava. Domineddio o la Natura (è lo stesso) provvide, da
principio, alla specie creando l'uomo maschio e femina insieme, al pari delle
Palmelle e dei Zignemi tra gli Infusorii; e se separò poi i due sessi, li
avvinse e li tiene ancora avvinti per via del senso, e anche per via del
sentimento, costringendoli ad amarsi perchè procreino e continuino
indefinitivamente la specie... fino a che non sarà intervenuta la scienza per
ricondurre la donna a quel che è stata sempre e che sarà sempre (giacchè non
può essere altro): un'incubatrice di creature umane, ma senza il concorso del
maschio!
Così
nude e crude, queste affermazioni sembrano assurde; ma, svolte dalla sua parola
dotta, feconda, quasi poetica, diventavano d'una chiarezza, e d'una efficacia
irresistibile.
-
Senza il concorso del maschio? - feci io quella sera, non afferrando bene il
suo concetto.
-
Certamente. Quel gran chimico che ha detto che noi creeremo l'uomo coi
lambicchi, ha detto una sciocchezza: lo creeremo senza il maschio, senza
l'amore e il sentimento e senza gli altri inutili ammennicoli; con quella
stessa forza che la natura ha adoprato e adopra per la creazione, l'elettricità;
facendo selezioni, scelte ora affatto impossibili, e perfezionando le specie
fino al punto in cui non sarà più quella che ora è. Non ricorreremo però a lambicchi,
a fornelli o ad altro macchinario più complicato; ci serviremo del fornello,
del lambicco, dell'eccellente macchinario che la natura ha elaborato a questo
scopo; della vera Magna Parens, della donna; non sapremmo inventare
niente che valga a sostituirla.
-
Insomma, secondo te - lo interruppi - arriveremo alla fecondazione artificiale
per via dell'elettricità...
- C'è
qualche matto che già sperimenta, e che crede d'essere già su la buona via di
scoprire...
E
scrollava il capo, con benevola malizia nel sorriso e nel lampo degli occhi.
Sì,
egli pensava a questo gran problema sin d'allora, e ne calcolava tutte le
difficoltà, come pure tutte le conseguenze nella vita sociale.
- La
maggiore difficoltà consiste - egli diceva - nel trasformare, l'elettricità
minerale, vegetale e animale in elettricità umana. Ma forse, non è così
insuperabile, come sembra a prima vista. Vedremo!
Quand'egli
diceva: - Vedremo! - voleva significare che era quasi sicuro del fatto suo. E
quattro mesi dopo apprendevo che due esperimenti gli erano riusciti bene: egli
aveva fecondato un fiore e un insetto con le elettricità vegetale e animale da
lui segregate e imprigionate in speciali apparecchi. Gli rimaneva di fare
altrettanto per l'elettricità umana; e non disperava di raggiungere questo
intento.
Un
giorno - erano passati due anni -. egli mi diè il grande annunzio! Confidava il
suo segreto a un amico, non sapendo rassegnarsi, per ora, a imitare il barbiere
di Mida che si era confidato con una buca.
- Ho
fatto l'esperimento su mia figlia, senza che essa sappia ancora di che si
tratti.
- Ma,
sciagurato! - esclamai. - E non hai pensato a quali orrendi sospetti tu esponi
la tua dolce creatura e te stesso?
- Che?
Si potrà credere... che un padre... Oh!
Nella
sua ingenuità di scienziato, non riusciva a persuadersi che la malvagità umana
potesse arrivare fin là!
Ebbi
un lampo di speranza.
- Sei
tu certo della riuscita dell'esperimento?
-
Certissimo.
-
Disfa' quel che hai fatto - gli dissi brutalmente.
-
Commetterei un delitto, sopprimendo una creatura viva.
Ebbi
un altro lampo di speranza:
-
Quando facciamo violenza a una legge della natura, spessissimo i risultati, che
noi vorremmo ottenere, falliscono.
Mi
auguravo che fosse così, per la felicità di quella innocente creatura
sacrificata a un esperimento scientifico; per la pace di quel grand'uomo che
aveva rapito al cielo qualcosa di più del leggendario fuoco di Prometeo.
Non
rifarò il processo; non vi racconterò nemmeno per quali inevitabili circostanze
il segreto dello stato anormale della giovine venne scoperto. Scandalo enorme!
Manlio
Brozzi ne fu atterrito. Soltanto la giovane rimaneva sempre inconsapevole,
credendo a una malattia che poi non la faceva molto soffrire.
Prima
che la figlia arrivasse ad apprendere la verità, prima che ella potesse sentire
odio ed orrore di suo padre, egli si risolse, finalmente, a distruggere quel
che aveva imprudentemente creato. Ma, a questa seconda prova, la giovane non
resistette, o piuttosto, resistette tanto, che ne morì come per una qualunque
violenza di aborto.
- Mia
figlia è morta vergine!.- protestò più volte Manlio Brezzi all'udienza.
Ed era
verissimo; fu assodato.
Ma i
giudici, non potendo credere al di lui miracolo della fecondazione elettrica,
lo dichiararono pazzo...
Verrà
giorno che un altro pazzo...
- Non
faccia il profeta anche lei! - lo interruppe la baronessa Lanari, con la
gentile autorità di padrona di casa che vuol impedire un eccesso.
- Dirò
soltanto che il feminismo e il misoginismo odierni sono la
naturale preparazione dal fatto previsto cinquant'anni fa da Manlio Brezzi. Tra
pochi anni, tra pochi secoli... tra qualche millennio, la donna e l'uomo non
avranno rapporti tra loro molto diversi da quelli che noi ora abbiamo con le
nostre mandrie, coi nostri armenti. Lo donna sarà la Magna Parens, la
covatrice artificiale, e l'uomo... Ma, forse, allora l'uomo attuale non
esisterà più, trasformato in essere assai più spirituale e più perfetto.
- Ma,
dottore!... dottore!
- Non
parlo così io, per mio conto, cara baronessa - rispose tranquillamente il
dottor Maggioli. - Ho ripetuto le precise parole di Manlio Brezzi, d'un
mirabile scenziato che, nel momento in cui mi diceva ciò, era, probabilmente,
anche la Scienza!
|