Luigi Capuana: Raccolta di opere
Luigi Capuana
Cardello
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IX. INFORTUNIO DEL LAVORO

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IX.

 

INFORTUNIO DEL LAVORO

 

Il Piemontese, arrivato assieme con l'ingegnere provinciale, per due giorni aveva avuto ben altro pel capo che occuparsi dei suoi esperimenti di terracotte. Era di cattivo umore; Cardello che lo aveva accompagnato laggiù, sentendolo discutere violentemente con l'ingegnere avea temuto, in certi momenti, che non venissero alle mani, alla presenza del Sindaco e degli Assessori presenti anch'essi per la ispezione.

Poi tutto era andato bene. L'ingegnere partito, i lavori di scavo ripresi, Cardello per parecchi giorni avea dovuto tornare al suo posto di sorvegliante ora che si iniziava il traforo della collina; traforo di qualche centinaio di metri, che però richiedeva molta attenzione e molte precauzioni perchè non accadessero disgrazie.... E degli esperimenti di terracotta neppure una parola!

Cardello si sentiva rodere dalla smania di mostrare al Piemontese il bellissimo vasetto; ma quegli, preoccupato della natura del terreno della collina da traforare, la sera, desinando, parlava delle opere di travatura che occorrevano per prevenire una frana e, tra un boccone e l'altro, faceva calcoli, col lapis, sul libretto degli appunti e tentennava la testa, e borbottava contro l'ingegnere, contro il Sindaco.... E degli esperimenti di terracotta neppure una parola!

Era proprio un'angoscia per Cardello. Di tanto in tanto, si sentiva spinto a interrompere i ragionamenti e i calcoli del Piemontese e gridargli: - Ma che traforo! Ma che travatura!... Pensiamo a cose più serie.... Non le preme dunque di vedere il mio vasetto? -

Quasi quegli ne sapesse qualcosa!

Una mattina Cardello non ne potè più. Corse al baule dove il vasetto era nascosto, involtato in un giornale, e così com'era lo presentò al Piemontese senza neppur dirgli: «Guardi

- Dove l'hai trovato? - domandò questi, spalancando gli occhi dallo stupore.

- L'ho fatto io, - rispose timidamente Cardello.

- Come? Tu! Come? -

Di mano in mano che Cardello, preso animo, gli raccontava un po' confusamente quel che aveva operato, il Piemontese se lo divorava con gli occhi, ne approvava con la testa ogni parola, sollecitandolo, col gesto, di andare avanti, di andare avanti.... Quel che più gl'interessava di sapere era il mezzo con cui Cardello aveva ottenuto quello splendore di cristallizzazione....

- E hai preso.... Quale preparato hai preso?

- Un po' da una boccetta, un po' dall'altra... a casaccio....

- Da questa?

- Sì.

- E anche da quest'altra?

- Da quasi tutte.... Ho fatto male?

- No.... Ma ricòrdati bene.... In che dosi?

- Che ne so!... Da una più, da un'altra meno, come capitava, a occhio. Da quella boccettina , soltanto un pizzico.

- Imbecille! Cretino! Ma prova a ricordarti! Ma sfòrzati!... - si spazientiva il Piemontese. - Fai un esperimento così delicato e, per precauzione, non prendi nota neppure delle dosi... dell'essenziale! Ed eri presente... - imbecille! cretino!... - quando io pesavo diligentemente i preparati e misuravo l'acqua col provino.... Non sapevi, va bene, quale preparato sciogliere prima, quale dopo; ma, pensando a quel che ne poteva nascere, dovevi capire.... Niente! Butta giù tutto come vien viene... e gli càpita la disgrazia.... Sì, è stata una disgrazia; perchè se tu capissi che miracolo hai prodotto - e nessuno saprà più riprodurlo - dalla rabbia ti sbatteresti la testa a un muro. Su, vediamo: tenta dunque di ricordarti.... -

Ora lo prendeva con le buone, accorgendosi che sgridandolo a quel modo lo sbalordiva maggiormente.

- Su, tenta.... Non sarà difficile.... Ma non intendi che poter ottenere quello stagno sarebbe la nostra fortuna? E senza scomodarci, senza lavorare, vendendo soltanto la privativa del segreto.... In Francia, in Germania, in Inghilterra, in America farebbero a gara per strapparcelo di mano a furia di centinaia di mila lire! -

Cardello scoppiò in un gran pianto, quasi quelle centinaia di mila lire se le vedesse rubare proprio in quel momento da qualcuno invisibile, contro cui non era possibile resistenza alcuna. E singhiozzando balbettava:

- La mia disgrazia è stata di non essere andato a scuola! Se avessi saputo leggere bene, se mi avessero fatto studiare! Ci ho perduto gli occhi in quel suo libro, senza capirne niente. È colpa mia forse?... Chi poteva prevedere quel che è accaduto? Neppure lei, credo....

Il Piemontese smaniava, aggirandosi per la stanza, alzando i pugni al soffitto, fermandosi a contemplare il vasetto posato sul tavolino, e che pareva formicolasse di iridi, goffo di forma ma inarrivabilmente bello con quel verde pallidissimo su cui si ricamavano le venature di oro rosso cupo.... E tutto ciò era opera del caso! - E tornava a smaniare, ad alzare minacciosamente i pugni al soffitto, mentre il povero Cardello singhiozzava in un canto, senza osar di guardare il vasetto che avrebbe potuto essere la sua fortuna, se lui avesse saputo....

- Ritenteremo... - egli disse all'ultimo, per consolare il padrone.... Chi sa? Potrà darsi!...

 

 

*

* *

 

Un'altra scena avveniva il giorno dopo quando il Piemontese volle restituirgli le cento lire.

- No! No! Le tenga. Comprerà altri medicamenti!

- Le hai guadagnate con tanti stenti e vorresti sciuparle così? Rimèttile nella cassa postale, non far lo sciocco!

- No! No! - insisteva Cardello.

- E del vasetto che farai? - soggiunse il Piemontese dopo che Cardello, vedendolo irritare, aveva ripreso il biglietto da cento lire.

- Ma il vasetto è suo.

- Via, sì, mio per metà. Lo manderò a Torino; ce lo pagheranno bene.... È un pezzo unico al mondo! Tu ancora non lo capisci. -

Dopo tutti quei dispiaceri, il pensare ch'egli, senza volerlo, senza sapere quel che facesse, era riuscito a produrre quel che il Piemontese chiamava un pezzo unico, lo riempiva d'orgoglio e di speranza. Il Signore, che lo aveva aiutato finora, avrebbe continuato ad aiutarlo. Ormai si credeva uomo maturo, a vent'anni, Non aveva frasche per la testa. Per lui si poteva dire che i divertimenti e gli svaghi non esistessero. Voleva essere un onesto operaio, guadagnarsi il pane col sudore della sua fronte, e crearsi - se il Signore lo aiutava - una discreta posizioncina al sole. Poter arrivare a metter su un piccolo negozio era la sua più alta aspirazione. E se davvero il Piemontese si decideva a fondare la fabbrica di stoviglie stagnate.... Non era cattivo mestiere quello dello stovigliaio. Col tempo forse non gli sarebbe difficile avere una piccola fornace di suo, trovare un compagno che possedesse qualche capitale da impiegare.... Tanti e tanti avevano cominciato più modestamente di lui, ed ora erano ricchi negozianti, con palazzi e ville e giardini.

E si rivedeva ragazzo in casa della nonna, mal coperto dai laceri panni ricevuti per elemosina, ma attivo, allegro, pronto a qualunque servizio; e poi giovane di burattinaio.... Quello era stato il suo primo passo nella via della fortuna.... E i due anni passati con quel mezzo matto del decano Russo, ripensandovi, non gli sembravano poi tanto cattivi, non ostante il vestito nero e la tuba e l'ombrello di seta rosso!... Che fissazione il farsi portar dietro l'ombrello anche col bel tempo!... Un altro non si sarebbe mosso da quella casa, dove la principale occupazione era il mangiar bene.... Ma lui voleva lavorare e, soprattutto, essere un uomo libero, un buon operaio.... Era stato fortunato capitando col Piemontese. Quando si dice il destino! Era proprio vero: ognuno ha il suo destino!... Se don Carmelo non avesse ammazzato la povera donna Lia - la rivedeva come in quella notte, in una pozza di sangue, coi capelli sciolti e le mani increspate dalla convulsione della morte - egli errerebbe ancora di paese in paese, non sempre sicuro che l'Orso peloso guadagnasse da regalargli qualche paio di lire al mese e da dargli da mangiare ogni giorno; e forse, all'ultimo, si sarebbe trovato su una via, senz'arte parte....

Intanto quella galleria da scavare non permetteva al Piemontese a lui di riprendere gli esperimenti. Si procedeva lentamente, con gran cautela, e il Piemontese voleva sorvegliare i lavori d'impalcatura, mentre i muratori rizzavano il rivestimento dei lati e della vôlta con solidi massi, di mano in mano che si procedeva innanzi. Il Piemontese ripeteva spesso a Cardello:

- Voglio guadagnarmi le dieci mila lire di premio, consegnando i lavori con l'anticipazione di sei mesi. Serviranno per la fabbrica. -

E sentendola nominare, Cardello la vedeva coi forni rotondi, come li indicava il libro, con dieci, venti ruote in movimento e parecchie dozzine di operai intenti a foggiare vasi di ogni genere, ad asciuttarli al sole, e riporli gli uni su gli altri per essere cotti con trent'ore di fuoco, come indicava il libro. Lui si sarebbe riservato la immersione nello stagno, operazione delicatissima, come diceva il Piemontese, e che richiedeva abile lestezza di mano... E vedeva le stoviglie che partivano pei paesi attorno, e anche più lontano, accatastate sui carri, o incassate per le spedizioni con la ferrovia. Giacchè la sera, desinando, anche il Piemontese almanaccava quanto lui, e gli faceva su la tovaglia, col manico di una forchetta o di un cucchiaio, il disegno all'ingrosso della fabbrica che doveva occupare un vasto terreno... laggiù vicino al posto dei futuri canali, dov'erano le rovine di un vecchio convento, terreno che dal Governo egli avrebbe avuto quasi per niente. Cardello, passando di nel recarsi a sorvegliare i lavori della galleria, lo accennava compiacentemente al padrone, e per poco non gli sembrava che già fosse cosa decisa, e che quei fittaiuoli che mietevano il rachitico fieno sotto gli ulivi, fossero degl'intrusi che commettevano una prepotenza occupando la proprietà altrui.

 

 

 


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