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Da due mesi in qua, tre volte la
settimana, la zia Marta arrivava in casa Lesca pochi minuti prima di pranzo.
E, ogni volta, scoppio di gioia
dalla parte dei bambini:
— Oh, buona zia Marta! Desinerai
con noi! —
E risposta invariabile dalla
parte di lei
— No, no, figliuoli; è
impossibile. —
E mentre gli altri bambini le
saltellavano attorno, ridendo, tentando di strapparle l'ombrellino e il
ventaglio, Lina, la maggiore di essi, si affrettava a sbottonarle la giacchetta
di seta marrone un po' stinta. La zia Marta, povera donnina! resisteva
alquanto, o faceva le viste di resistere, ripetendo: — No, no, figliuoli;
questa volta è impossibile; — ma finiva sempre col lasciarsi vincere. E appena
la cameriera annunziava che la minestra era in tavola, i bambini, battendo le
mani, trascinavano, anzi quasi portavano in trionfo la zia Marta nella sala da
pranzo.
Sorella della mamma della
signora Lesca, la zia Marta, dopo la rovina di casa sua per le sbagliate
speculazioni del marito che n'era morto di pena, aveva accettato l'offerta
fattale dalla nipote, di venire a desinare almeno tre volte la settimana da
lei. La signora Lesca glielo aveva detto con maniera così gentile e così
affettuosa, da darle l'illusione che lei non ricevesse una carità, ma
concedesse piuttosto un pregiato favore.
Per ciò in quei due mesi la zia
Marta non era mancata una sola volta.
La signora Lesca, per non
mortificarla neppure davanti ai proprii bambini, non faceva mai preparare
anticipatamente un posto per lei; e la zia Marta cooperava alla
rappresentazione di questa scenetta di sorpresa un poco per un resto di
orgoglio di signora decaduta, un po' perchè, così facendo, le pareva di far
piacere alla nipote, a cui ella, che non aveva avuto prole, voleva bene come a
una figliuola.
Nella sala da pranzo, i bambini,
al solito, s'erano stretti attorno alla zia Marta, urtandosi, sospingendosi coi
gomiti, pregando con insistenza, tutti assieme, per essere i preferiti nel
sedersele ai lati. Ressa non disinteressata; al dolce e alla frutta, la zia
Marta cedeva volentieri anche lei alla tentazione della gola, e quasi per
celare quella debolezza soleva dare grosse porzioni ai due bambini accanto,
scusandosi presso la nipote con un sorriso e con un: — Lasciami fare,
altrimenti non posso mangiarne io! E poi, il dolce non fa male, e le frutte
fanno anzi bene allo stomaco! — I bambini lo avevano sùbito notato, e per ciò
volevano che la zia Marta facesse lei, a turno, la scelta dei fortunati.
Quel giorno, intervenne la
signora Lesca:
— Zia Marta, vedrà prima chi è
stato buono o cattivo. —
I bambini se gli schierarono
davanti, accennandole con gli sguardi, con le mani giunte, con pestare
leggermente i piedi, aspettando trepidanti, ansiosi.
Ella stese le mani scarne ad
accarezzare quelle testine bionde — i Lesca erano tutti biondi, — e poi, preso
il minore pel mento, lo fissò un istante:
— Tu no, Roberto! Sei stato
troppo cattivo con Maria!
Roberto allibito, chinata la
testa, si mise silenziosamente da parte.
— Tu no, Maria, sei stata
impertinente con la mamma. —
Maria fece il viso rosso e,
stupita, andò a mettersi in disparte anche lei.
— Tu sì, Carluccio; questa settimana
sei stato proprio buono. —
E Carluccio diè un salto,
gridando come un ossesso
— Io sì! Io sì! Grazie, zia
Marta! —
La zia Marta continuò la
rivista: —
— Tu no, Ersilia! Hai detto una
bugia!... Che vergogna! —
Ersilia non protestò; la guardò negli
occhi stralunata di vedersi scoperta dalla zia Marta, che pure da due giorni
non era venuta in casa loro.
— Tu sì Lina,... sì, sì,...
quantunque...!
— Hai detto sì! — esclamò Lina,
mettendole graziosamente una mano su la bocca, e saltandole al collo.
Dopo desinare, mentre la signora
Lesca e gli altri commensali prendevano il caffè, i bambini, radunatisi in
fondo all'ampia terrazza, si erano messi a confabulare intorno a quel miracolo
della zia Marta, che aveva letto loro in viso le cattiverie dei giorni scorsi.
— Come ha fatto?
— La mamma dice che è una santa.
— Le bugie si rivelano su la
punta del naso.
— Ma le altre cose?
— È una strega, perchè è vecchia
— disse Roberto.
— Oh! esclamarono gli altri, indignati.
Roberto avrebbe dovuto
prendersela con sè stesso, se da un mese non aveva ottenuto il favore di sedere
accanto alla zia Marta una sola volta. Invece egli insistè:
— È una strega! — E soggiunse: —
Ma io gliene farò una!... Vedremo se indovinerà.
— Che le farai? Bada!
— Non voglio dirvelo. —
Due giorni appresso, la zia
Marta era tra i bambini su la terrazza a distribuire sorsi di caffè col
cucchiaino, divertendosi della loro gioia per un regalo così piccolo. La zia
Marta aveva il dono di farsi voler bene sùbito dalle persone che
l'avvicinavano; e i bambini Lesca, che la trovavano sempre buona e
condiscendente con loro e che non invocavano mai invano l'intercessione di lei
quando volevano ottenere qualcosa non voluta concedere dalla mamma, i bambini
Lesca ne andavano proprio matti.
La signora Lesca, sorbendo il
caffè, sorrideva a quella scena affettuosa e non osava di sgridare i figliuoli,
che dimezzavano così la tazza della buona zia. Tutt'a un tratto, quasi colpita
da un'idea subitanea, fu vista posare in fretta la tazza sul tavolinetto e
rientrare nelle stanze. Quando tornò, poco dopo, la zia Marta che cercava di
lei, la vide un po' turbata.
— Che è accaduto?
— Niente.
— Mi sembra però....
— Niente, te lo assicuro. —
E la zia Marta, accortasi allora
della mancanza di Roberto tra i bambini che avevano ricevuto le cucchiaiatine
del caffè, gli disse:
— E tu, lo vuoi anche tu un
cucchiaino di caffè? —
Roberto alzò una spalla, e andò
a raggiungere il fratellino e le sorelline.
— Scappa! — esclamò la zia
Marta. E chiamò: — Bambini! —
Al solito, tutti l'accompagnarono
in salotto insieme con la mamma, e Lina aiutò la zia a indossare la giacca di
seta marrone e a mettersi in testa il cappellino.
Roberto, quasi nascosto tra
Ersilia e Maria, sbarrava tanto di occhi. Come? Poco prima egli aveva sgualcito
quel cappellino in modo da renderlo irriconoscibile, e ora lo vedeva intatto
come se niente fosse stato? Era dunque davvero una strega, la zia Marta? O una
santa, che faccia miracoli?... O aveva egli scambiato il cappellino della
signora Vitti, invitata quel giorno a pranzo anche lei, col cappellino della
zia Marta?
E fu atterrito, e si fece forza
per non tradirsi. Infatti ebbe la sfrontatezza di accostarsi alla zia Marta e
lasciarsi baciare e baciarla.
Per due giorni, però, Roberto
visse in grandissima ansietà; non sapeva spiegarsi il prodigio, paventava un
gastigo nascosto, com'era stata appunto la sua cattiva azione; ed era
maggiormente ansioso, perchè fra tre giorni si sarebbe festeggiato l'onomastico
della mamma, e nessun gastigo gli pareva più doloroso della probabilità di
vedersi vietato di assistere alla festa.
Poi si rasserenò; nessuno
fiatava del cappellino sgualcito e miracolosamente aggiustato; e la mattina
dell'onomastico, egli recitò tranquillamente, insieme con gli altri, la
poesiucola di occasione, che il maestro gli aveva fatto imparare a memoria. Non
era proprio pentito della cattiverìa fatta, ma godeva intanto d'averla scampata
bella.
Entrò in salotto la zia Marta,
con un grazioso mazzo di fiori freschi in mano:
— Non sono fiori rari, ma sono dei
miei vasi e coltivati da me. —
E i bambini, tutti attorno a
lei!
— Oh, belli, belli, zia Marta! —
La zia Marta si fece seria
seria, si cavò di testa il cappellino, e mostrandolo ai nipotini, domandò:
— Sentite che cosa dice il mio
cappellino? Egli parla in questo momento. —
Tutti la guardavano, ammutoliti.
Roberto, diventato rosso come una ciliegia, aveva abbassato gli occhi; avrebbe
voluto trovarsi dieci metri sotterra. La zia Marta continuò:
— Il cappellino dice: « Che male
avevo fatto al cattivo che è venuto a sgualcirmi?» giacchè c'è stato chi ieri
l'altro lo ha sgualcito, e il povero cappellino ha durato gran fatica per
ridursi com'era prima. Non lo sapete voialtri che le cose mie sono fatate? E
ora vedrete una cosa meravigliosa. —
I bambini, meno Roberto,
guardavano la mamma e non osavano protestare per la loro innocenza.
— E ora vedrete una cosa
meravigliosa — replicò la zia Marta.
— Colui che ha fatto la
cattiveria, se n'andrà di là zitto zitto e si gastigherà da sè e non prenderà
parte alla festa della mamma. —
E Roberto, quasi ci fosse stato
qualcuno che lo avesse preso per le spalle, scoppiando in pianto dirotto,
scappava via, tra lo stupore del fratellino e delle sorelline.
— Mamma — domandò Carluccio più
tardi — parla davvero il cappellino della zia Marta? —
E la signora Lesca, trattenendo
a tempo un sorriso, rispose:
— L'hai visto. Ha rivelato che
il colpevole era Roberto. —
Allora i bambini si diedero una
facile spiegazione sul come la zia Marta indovinasse le loro cattiverie ogni
volta che veniva a pranzo da loro; spiegazione simile a tante altre che di
tante altre cose si dànno spesso coloro che sono tutt'altro che bambini.
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