Leonardo Bruni
Della vita, studi e costumi di Dante

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5

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5. Dante adunque tolta donna, e vivendo civile e onesta e studiosa vita, fu adoperato nella republica assai, e finalmente, venuto all’età debita, fu creato de’ Priori, non per sorte, come s’usa al presente, ma per elezione, come in quel tempo si consumava fare. Furono nell’uffizio del Priorato con lui messer Palmieri degli Altoviti, e Neri di Messer Iacopo degli Alberti ed altri colleghi, e fu questo suo Priorato nel 1300. Da questo Priorato nacque la cacciata sua, e tutte le cose avverse ch’egli ebbe nella vita sua, secondo esso medesimo scrive in una sua Epistola, della quale le parole sono queste: «Tutti li mali e gli inconvenienti miei dalli infausti comizi del mio Priorato ebbono cagione e principio; del quale Priorato benché per prudenzia io non fussi degno, niente di meno per fede e per età non ne ero indegno, perocché dieci anni erano già passati dopo la battaglia di Campaldino, nella quale la parte ghibellina fu quasi al tutto morta e disfatta; dove mi trovai non fanciullo nell’armi, dove ebbi temenza molta, e nella fine allegrezza grandissima per li varii casi di quella battaglia». Queste sono le parole sue. Ora la cagione di sua cacciata voglio particularmente raccontare, perocché è cosa notabile, e il Boccaccio se ne passa con piede asciutto, che forse non gli era così nota come a noi, per cagione della Storia che abbiamo scritta.

 


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