Leonardo Bruni
Della vita, studi e costumi di Dante

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6

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6. Avendo prima avuto la città di Firenze divisioni assai tra Guelfi e Ghibellini, finalmente era rimasa nelle mani de’ Guelfi; e stata assai lungo spazio di tempo in questa forma, sopravvenne un’altra maladizione di parte intraGuelfi medesimi, i quali reggevano la republica: e fu il nome delle parti Bianchi e Neri. Nacque questa perversità prima, ne’ Pistolesi e massime nella famiglia de’ Cancellieri; ed essendo già divisa tutta Pistoia, per porvi rimedio fu ordinato da’ Fiorentini che i capi di queste sette ne venissero a Firenze, acciocché non facessero maggior turbazione. Questo rimedio fu tale, che non tanto di bene fece a’ Pistolesi per levar loro i capi, quanto di male fece a’ Fiorentini per tirare a sé quella pestilenzia. Perocché avendo i capi in Firenze parentadi ed amicizie assai, subito accesero il fuoco con maggiore incendio per gli diversi favori che avevano da’ parenti e dalli amici, che non era quello, che lasciato avevano a Pistoia: e trattandosi di questa materia in publico e in privato, mirabilmente s’apprese il mal seme, e divisesi tutta la città in modo, che quasi non vi fu famiglia nobileplebea, che in sé medesima non si dividesse, né uomo particulare di stima alcuna, che non fusse dall’una delle sette; e trovossi in molti la divisione essere tra fratelli carnali, che l’uno di qua e l’altro di teneva.

Essendo già durata la contesa più mesi, e multiplicati gl’inconvenienti, non solamente per parole ma ancora per fatti dispettosi ed acerbi, cominciati tra’ giovani e discesi tra gli uomini di matura età, la città tutta stava sollevata e sospesa. Addivenne, che essendo Dante de’ Priori, certa ragunata si fe’ per la parte de’ Neri nella chiesa di Santa Trinita; quello che trattassero fu cosa molto segreta, ma l’effetto fu di fare opera con papa Bonifazio VIII, il quale allora sedeva, che mandasse a Firenze messer Carlo di Valois de’ Reali di Francia, a pacificare e a riformare la terra. Questa ragunata sentendosi per l’altra parte de’ Bianchi, subito se ne prese suspizione grandissima; in tanto, che presero l’armi, e fornironsi d’amistà, e andarono a’ Priori aggravando la ragunata fatta, e l’avere con consiglio presa deliberazione dello stato della città; e tutto esser fatto, dicevano, per cacciargli di Firenze: e per tanto dimandavano a’ Priori, che facessero punire tanto prosuntuoso eccesso. Quelli che avevano fatta la ragunata temendo anche loro, pigliarono l’armi, e appresso i Priori si dolevano delli avversarii, che senza deliberazione publica s’erano armati e fortificati, affermando che sotto varii colori gli volevano cacciare; e domandavano a’ Priori che li facessero punire, sì come perturbatori della quiete publica. L’una parte e l’altra di fanti e d’amistà fornite s’erano; la paura, e il terrore, e il pericolo era grandissimo. Essendo adunque la città in armi e in travagli, i Priori, per consiglio di Dante, provviddero di fortificarsi della moltitudine del popolo, e quando furono fortificati, ne mandarono a’ confini gli uomini principali delle due sette, che furono questi: messer Corso Donati, messer Geri Spini, messer Giacchinotto de’ Pazzi, messer Rosso della Tosa, e altri con loro. Tutti questi erano della parte Nera, e furono mandati a’ confini a Castel della Pieve, in quel di Perugia. Della parte de’ Bianchi furono mandati a’ confini a Serezzana: messer Gentile e messer Torrigiano de’ Cerchi, Guido Cavalcanti, Baschiera della Tosa, Baldinaccio Adimari, Naldo di messer Lottino Gherardini, e altri.

Questo diede gravezza assai a Dante, e contutto ch’esso si scusi come uomo senza parte, niente di manco fu riputato pendesse in parte Bianca, e che gli dispiacesse il consiglio tenuto di chiamar Carlo di Valois a Firenze, come materia di scandali e di guai alla città; e accrebbe la ’nvidia, perché quella parte de’ cittadini che fu confinata a Serezzana, subito ritornò a Firenze, e l’altra parte confinata a Castel della Pieve si rimase di fuori. A questo risponde Dante, che quando quelli di Serezzana furono rivocati, esso era fuori dell’uffizio del Priorato, e che a lui non si debba imputare: più dice, che la ritornata loro fu per l’infirmità e morte di Guido Cavalcanti, il quale ammalò a Serezzana per l’aere cattiva, e poco appresso morì. Questa disagguaglianza mosse il Papa a mandar Carlo di Valois a Firenze; il quale, essendo per riverenzia del Papa e della Casa di Francia ricevuto nella città, di subito rimise i cittadini confinati, e appresso cacciò la parte Bianca per rivelazione di certo trattato fatta per messer Piero Ferranti suo barone: il quale disse essere stato richiesto da tre gentili uomini della parte Bianca, cioè da Naldo di messer Lottino Gherardini, da Baschiera della Tosa e da Baldinaccio Adimari, di adoperar sì con messer Carlo di Valois che la lor parte rimanesse superiore nella terra; e che gli aveano promesso di dargli Prato in governo, se facesse questo: e produsse la scrittura di questa richiesta e promessa, con gli suggelli di costoro. La quale scrittura originale ho io veduto, perocché ancor oggi è in Palagio tra l’altre scritture publiche; ma quanto a me, ella mi pare forte sospetta, e credo per certo che ella fusse fittizia. Pure, quello che si fusse, la cacciata seguitò di tutta la parte Bianca; mostrando sdegno Carlo di questa richiesta, e promessa da loro fatta.

 


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