Leonardo Bruni
Della vita, studi e costumi di Dante

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7

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7. Dante in questo tempo non era in Firenze, ma era a Roma, mandato poco avanti imbasciadore al Papa, per offerire la concordia e la pace de’ cittadini: nientedimanco, per isdegno di quelli che nel suo Priorato confinati furono della parte Nera, gli fu corso a casa, e rubata ogni sua cosa, e dato il guasto alle sue possessioni, e a lui e a messer Palmieri Altoviti dato bando della persona per contumacia di non comparire, non per verità d’alcun fallo commesso. La via del dar bando fu questa: che legge fecero iniqua e perversa, la quale si guardava in dietro, che il Podestà di Firenze potesse e dovesse conoscere i falli commessi per lo addietro nell’ufficio del Priorato, contuttoché assoluzione fusse seguita. Per questa legge citato Dante per messer Cante De’ Gabbrielli allora Podestà di Firenze, essendo assente e non comparendo, fu condannato e sbandito, e publicati i beni suoi contuttoché prima rubati e guasti.

 


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