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Carlo Lorenzini, detto Collodi
Storie allegre

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2 - Il cappello a tuba

 

Fra tutte queste galanterie, la più agognata per il nostro Gigino era il cappello a tuba.

Un giorno, sfogandosi con la Veronica, la cameriera che per il solito lo accompagnava a spasso, arrivò fino a dire: «Credilo, Veronica, per un cappello a tuba darei tutti i miei libri di scuola

«O perché non se la fa comprare dal babboripigliò la cameriera, ridendo come una matta.

«E perché rididomandò Gigino impermalito.

«Rido, perché a vedere un ragazzo, come lei, col cappello a tuba, mi parrebbe di vedere un fungo porcino

«Povera donna! ti compatisco...»

«La mi compatisca quanto la vuole, ma a me i ragazzi vestiti da ominini grandi mi somigliano tante maschere fuori di carnevale...»

La mattina dopo (era per l'appunto giovedì, giorno di vacanza per la scuola) il nostro Gigino, frugando nell'armadio di guardaroba, gli venne fatto di trovare un vecchio cappello di felpa, tutto bianco dalla polvere. Era un vecchio cappello del suo babbo.

Tutto allegro, come se avesse trovato un tesoro, se lo portò via di sotterfugio; e ritiratosi nella sua camera, si pose a spazzolarlo e a strigliarlo, come se fosse stato un cavallo.

Quel povero cappello in alcuni punti era diventato bianchiccio a cagione del pelo andato via: ma Gigino, senza perdersi d'animo, vi rimediò subito, e presa la boccettina dell'inchiostro, restituì alla felpa del cappello il suo bellissimo color morato.

Poi se lo pose in testa: ma il cappello era così largo, che gli calava fino al principio del naso.

Gigino non se ne dette per inteso: e andandosi a guardare nello specchio, cominciò a dire gongolando dalla gioia:

«Ecco qui... non sono più il medesimo: paio proprio un altro... neanche la mamma mi riconoscerebbe!... Bisogna convenire che il cappello a tuba è quello che fa parere uomini... Se gli uomini portassero i berretti, come noi, sarebbero tanti ragazzi... Che cosa pagherei di farmi vedere con questo cappello dai miei compagni di scuola!... Chi lo sa come m'invidierebbero!... E il maestro?... Scommetto che, se andassi a scuola con questo cappello, anche il maestro avrebbe un po' di soggezione di me... Oh! che bell'idea!...».

Detto fatto, Gigino ebbe per una bellissima idea. Levatosi il cappello, corse da sua madre e le disse: «Ti contenti, mamma, che vada qui dal cartolaro, sulla cantonata, per comprare un quinternino di carta

«Mi prometti di tornar subito?»

«In un lampo

«E non ti fermare dinanzi alle vetrine delle botteghe

«Che mi credi un ragazzo

E senza stare a dir altro, Gigino ritornò in camera; e dopo due minuti era giù in mezzo alla strada, con in testa il suo bellissimo cappello a tuba, ritinto a nuovo.

La gente si voltava a guardarlo, e rideva: ma lui si pavoneggiava ed era contento come una pasqua.

Per altro le contentezze in questo mondo durano poco: tant'è vero che prima di arrivare alla bottega del cartolaro, il nostro Gigino incontrò due monelli di strada, che incominciarono a girargli d'intorno e a fargli delle grandi riverenze e dei grandi salamelecchi, gridando con quanto fiato avevano in gola:

«Sor Dottore, buon giorno a lei!... Ben arrivato sor Dottore

Altri monelli sopraggiunsero strillando:

«Guarda che bel Cappellone!... Sor Cappellone, la si rigiri!... Evviva Cappellone!...».

E grandi risate, urli, fischi, un baccano indiavolato, da levar di cervello.

Il povero Gigino, che avrebbe pagato Dio sa che cosa per aver le ali come un uccello e tornarsene volando a casa dalla sua mamma, si provò più volte a farsi largo e a svignarsela, ma i monelli, riunitisi in cerchio, gli chiudevano ogni via di salvezza.

«Mi pare una bella porcheriagridò piangendo. «Io vado per i fatti miei, e non do noia a nessuno... e non voglio che nessuno dia noia a me...»

«Bravo Cappellone, urlò un ragazzaccio, più sbarazzino degli altri. Bravo Cappellone!... tu ragioni meglio d'un libro stampato... e meriti la mancia

E nel dir così, gli diè sul cappello un colpo così screanzato, che il cocuzzolo volò via di netto, e il povero Gigino rimase con la sola tesa penzoloni intorno alla testa.

Figuratevi lo scoppio delle risate!

Appena tornato a casa, il nostro amico si chiuse in camera per bagnarsi con l'acqua fresca un bel graffio sul naso, raccapezzato in mezzo a quel gran parapiglia.

 

 




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