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Carlo Lorenzini, detto Collodi
Storie allegre

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Indovinate un po', ragazzi, quale fu la bellissima idea (dico bellissima, per modo di dire) che balenò alla mente di Leoncino, per dare una gran prova del suo coraggio e per riguadagnarsi il grado di generale?

Fu quella di sfidare i suoi cugini a chi avesse fatto il salto più alto e più pericoloso. Figuratevi che bel giudizio!

«Io», disse subito Arnolfo, «scommetto di saltare gli ultimi cinque scalini della scala di casa

«Bella bravura davvero!», replicò Leoncino, con una spallucciata di disprezzo. «Quello è un salto che lo farebbe anche una pulce

«E io scommetto di saltare dalla finestra del fienile», disse Raffaello.

«E noi, se vuoi scommettere, facciamo con te a chi salta meglio la gora del mulino», dissero Gigino e Asdrubale, i due soldati di fanteria.

«Io poi scommetto di saltare una buccia di fico», disse ridendo Tonino, capitano d'ambulanza e nel tempo stesso ragazzino pacifico e tranquillo, che faceva tutte le sue cose con flemma, senza riscaldarsi mai di nulla; prova ne sia che non s'era nemmeno accorto di quella memorabile scena, in cui il suo Generale in capo, dopo essere stato degradato, aveva dovuto consegnare la sciabola in presenza a tutta la soldatesca.

Quando ognuno dei ragazzi ebbe detta la sua, Leoncino si fece avanti e domandò con aria baldanzosa di sfida:

«Chi di voi si sente il coraggio di saltare giù nell'orto dalla terrazza del primo piano?».

«Io no davvero: c'è da rompersi una gamba», rispose uno dei ragazzi.

«Nemmen'io; c'è da spaccarsi la testa», rispose un altro.

«Della testa me ne importerebbe poco», soggiunse Arnolfo ma il male gli è che ci sarebbe da strapparsi i calzoni, e per l'appunto oggi ho i calzoncini nuovi

Leoncino sorrise allora d'un risolino maligno e canzonatore e dopo aver dato un'occhiata di compassione a' suoi cugini, disse con aria di smargiasso:

«Dunque voialtri quel salto non avete il coraggio di farlo? Eppure io lo farò, e quando l'avrò fatto, vedremo se continuerete a mettermi in ridicolo... e poi, perché? perché l'altro giorno all'improvviso ebbi paura di una tartaruga. Dicerto, gua', se avessi saputo che era una tartaruga, non sarei scappato

«O per chi l'avevi presa?», domandò Arnolfo ridendo. «L'avevi forse presa per un elefante?...»

«Non dico un elefante... però, quella brutta bestia, a vederla fra l'erba, mi fece una certa impressione... un certo non so che... Ma questo, siamo giusti, non vuol dire che in quel momento non avessi coraggio...»

«Tutt'altro» replicò Arnolfo col solito risolino «vuol dire solamente che avesti paura!...»

«Paura io? per tua regola, a coraggio, vi rivendo quanti siete.»

«Canta, canta, canarino

«Arnolfo, non offendere

«Io non t'ho offeso

«Mi hai detto canarino

«Canarino non è un'offesa: canarino gli è un uccellino con le penne gialle

«Ma io le penne gialle non ce l'ho!», gridò Leoncinoiscaldandosi.

«Se non le hai, le potresti avere.»

A quest'ultima uscita di Arnolfo, tutti i suoi fratelli dettero in un solennissimo scoppio di risa.

 

 




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