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Ripartire da Cristo
21.
È necessario quindi aderire sempre di più a Cristo, centro della vita
consacrata e riprendere con vigore un cammino di conversione e di rinnovamento
che, come nell'esperienza primigenia degli apostoli, prima e dopo la sua
risurrezione, è stato un ripartire da
Cristo. Sì, bisogna ripartire da Cristo, perché da Lui sono partiti i primi
discepoli in Galilea; da Lui, lungo la storia della Chiesa, sono partiti uomini
e donne di ogni condizione e cultura che, consacrati dallo Spirito in forza
della chiamata, per Lui hanno lasciato famiglia e patria e Lo hanno seguito
incondizionatamente, rendendosi disponibili per l'annuncio del Regno e per fare
del bene a tutti (cfr. At 10, 38).
La consapevolezza
della propria povertà e fragilità e, insieme, della grandezza della chiamata,
ha portato spesso a ripetere con l'apostolo Pietro: «Allontanati da me,
Signore, perché sono un peccatore» (Lc
5, 8). Eppure il dono di Dio è stato più forte dell'inadeguatezza umana. È
Cristo stesso infatti che si è reso presente nelle comunità di quanti lungo i
secoli si sono riuniti nel suo nome, le ha informate di sé e del suo Spirito,
le ha orientate verso il Padre, le ha guidate lungo le strade del mondo
incontro ai fratelli e alle sorelle, le ha rese strumenti del suo amore e
costruttrici del Regno in comunione con tutte le altre vocazioni nella Chiesa.
Le persone
consacrate possono e devono ripartire da
Cristo perché lui stesso, per primo, è venuto incontro a loro e le
accompagna nel cammino (cfr. Lc 24,
13-22). La loro vita è la proclamazione del primato della grazia;64
senza Cristo non possono fare nulla (cfr. Gv 15, 5); tutto invece possono in colui che dà forza (cfr. Fil 4, 13).
22.
Ripartire da Cristo significa
proclamare che la vita consacrata è speciale sequela di Cristo, « memoria vivente del modo di esistere e di
agire di Gesù come Verbo incarnato di fronte al Padre e di fronte ai
fratelli».65 Questo comporta una particolare comunione
d'amore con Lui, diventato il centro della vita e la fonte continua di ogni
iniziativa. È, come ricorda l'Esortazione apostolica Vita consecrata, esperienza di
condivisione, «speciale grazia di intimità»;66 è
«immedesimarsi con Lui, assumendone i sentimenti e la forma di vita»;67
è una vita «afferrata da Cristo»,68 «toccata dalla
mano di Cristo, raggiunta dalla sua voce, sorretta dalla sua grazia».69
Tutta la vita di
consacrazione può essere compresa solo da questo punto di partenza: i consigli evangelici hanno senso in
quanto aiutano a custodire e favorire l'amore per il Signore in piena docilità
alla sua volontà; la vita fraterna è
motivata da lui che raduna attorno a sé ed è finalizzata a goderne la sua
costante presenza; la missione è il
suo mandato e muove alla ricerca del suo volto nel volto di quelli a cui si è
inviati per condividere con loro l'esperienza di Cristo.
Queste sono state
le intenzioni dei fondatori delle differenti comunità e istituti di vita
consacrata. Questi gli ideali che hanno animato generazioni di donne e uomini
consacrati.
Ripartire da Cristo significa dunque ritrovare il primo amore, la
scintilla ispiratrice da cui è iniziata la sequela. È suo il primato
dell'amore. La sequela è soltanto risposta d'amore all'amore di Dio. Se «noi
amiamo» è «perché egli ci ha amato per primo» (1 Gv 4, 10.19). Ciò significa riconoscere il suo amore personale
con quella intima consapevolezza che faceva dire all'apostolo Paolo: «Cristo mi ha amato e ha dato la sua vita per me» (Gal 2, 20).
Soltanto la
consapevolezza di essere oggetto di un amore infinito può aiutare a superare
ogni difficoltà personale e dell'Istituto. Le persone consacrate non potranno
essere creative, capaci di rinnovare l'Istituto e aprire nuove vie di
pastorale, se non si sentono animate da questo amore. È questo amore che rende
forti e coraggiosi, che infonde ardimento e fa tutto osare.
I voti con cui i
consacrati si impegnano a vivere i consigli evangelici, conferiscono tutta la
loro radicalità alla risposta d'amore. La verginità dilata il cuore sulla
misura del cuore di Cristo e rende capaci di amare come lui ha amato. La
povertà rende liberi dalla schiavitù delle cose e dei bisogni artificiali a cui
spinge la società dei consumi, e fa riscoprire Cristo, l'unico tesoro per il quale
valga la pena di vivere veramente. L'obbedienza pone la vita interamente nelle
sue mani perché egli la realizzi secondo il disegno di Dio e ne faccia un
capolavoro. Occorre il coraggio di una sequela generosa e gioiosa.
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