SCENA
UNDICESIMA
Artimisia ed il Cavaliere
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CAV.
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Possibile,
mia cara,
Che spietata
così?...
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ART.
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Con chi
parlate?
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CAV.
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Con voi, mio
ben.
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ART.
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Chi siete?
Non vi
conosco. E voi mi conoscete?
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CAV.
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Stelle, non
siete voi
Artimisia,
il mio nume, il mio tesoro?
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ART.
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Che
Artimisia? che dite?
La contessa
son io di Montebello.
Voi avete,
meschin, perso il cervello.
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CAV.
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Ah, ah,
brava davvero!
Voi
cangiaste pensiero, in grazia mia.
Voi
scherzate con me per allegria.
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ART.
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Olà, mi
maraviglio;
Portatemi
rispetto.
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CAV.
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Oh cara, oh
cara!
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ART.
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Oh pazzo
maladetto!
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CAV.
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A me pazzo?
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ART.
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Sì, a voi,
Che non mi
conoscete
E far meco
il grazioso pretendete.
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CAV.
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(Oimè, fossi
davvero
Per
disgrazia impazzito!) (da sé)
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ART.
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(A poco a
poco
Se lo crede
egli stesso). (da sé)
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CAV.
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Oh dei!
Non siete
Artimisia,
il mio ben?
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ART.
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No, ve
l'ho detto.
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CAV.
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(Impazzito
sarò per troppo affetto). (da sé)
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ART.
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Chi è
cotesta Artimisia?
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CAV.
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È una
tiranna
Che mi vuol
tormentare, è una vezzosa
Amabil
vedovella.
Artimisia,
il mio ben... voi siete quella.
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ART.
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Alla larga,
vi dico.
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CAV.
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Eh, giuro
al cielo!
Vi conosco,
lo so, pazzo non sono.
Pietà vi
chiedo in dono;
Voi fate del
mio cor scherno e strapazzo;
Vi conosco,
Artimisia, io non son pazzo.
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ART.
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Aiuto! Chi è
di là?
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