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CONT.
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Conte.
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CON.
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Che comandate? (voltandosi.)
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CONT.
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Udite una parola.
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CON.
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Eccomi.
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CONT.
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Vuò pregarvi di una finezza sola.
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CON.
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Dite pure.
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CONT.
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Vorrei,
se la domanda è onesta,
Saper per
qual ragione dar vogliate una festa.
Non dico che
padrone di darla voi non siate,
Ma l'uso vuol
che sieno le mogli consultate.
Se deggio
uscir di casa, v'andrò senza contesa;
Se ho da
ricever io, giust'è che ne sia intesa.
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CON.
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Altra cagion,
Contessa, non muove il genio mio,
Che di goder
gli amici sollecito desio.
Di feste e di
banchetti anch'io son favorito;
Giust'è che in
casa mia diasi un ballo e un convito.
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CONT.
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Anche la cena?
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CON.
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A pochi, dagli altri separati.
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CONT.
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Posso sapere
almeno chi sieno i convitati?
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CON.
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Li sceglierete voi.
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CONT.
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Ben
volentier, signore.
Ad invitar io
mando sorella e genitore,
Aspasia mia
cugina, la vostra genitrice…
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CON.
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Benissimo, e
per quarta madama Doralice.
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CONT.
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Caro signor
consorte, stupire io mi volea
Che in mezzo
non ci fosse la vostra cicisbea.
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CON.
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È dama come le
altre, può star d'ogni altra al paro.
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CONT.
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Sì, sì. Di
tutto il resto or son venuta in chiaro.
La festa ed
il convito son fatti per Madama;
Per me non
aspettate che inviti alcuna dama.
Anzi da mia
cugina andar son persuasa;
Madama potrà
fare gli onori della casa.
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CON.
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Contessa, in
altro tempo andate ove volete;
Non cerco se
ci siete in casa o non ci siete:
Ma vuò che
questa sera le dame convitate
Sieno dalla
padrona servite ed accettate.
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CONT.
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Madama Doralice
godrà ch'io non ci sia.
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CON.
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Vergogna è in
una dama nutrir tal gelosia.
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CONT.
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Gelosa non
son io del volto peregrino:
Forse sarà
Madama la peggio del festino;
Ma son più di
sei mesi che qui non è venuta:
Quando
m'incontra, o fugge, o appena mi saluta.
Segno che nel
vedermi poco piacer risente,
Che
l'amicizia vostra non è tanto innocente.
No, che non
son gelosa; ma stolida sarei,
Se una rival
soffrissi ancor sugli occhi miei.
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CON.
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Che favellare
è il vostro? che termini son questi,
Indegni di
una dama che ha sentimenti onesti?
Rival d'una
consorte dirsi non può colei,
Cui tratto
come sogliono trattare i pari miei.
In casa, e
fuor di casa, so fare il mio dovere,
Amar so da
consorte, servir da cavaliere.
L'onor d'una
famiglia così non si strapazza.
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CONT.
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Conte, non vi
scaldate. Vorrei...
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CON.
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Siete una pazza. (parte.)
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