Carlo Goldoni
La gelosia di Lindoro

ATTO TERZO

Scena Quarta. Zelinda, e detto

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Scena Quarta. Zelinda, e detto

 

ZEL. Andate via, Lindoro?

LIN. Sì, ve l'avrà detto il signor Don Roberto.

ZEL. Me l'ha detto. Ritornerete voi presto?

LIN. Oh sì. Domani sarò qui di ritorno.

ZEL. Domani? E perché no questa sera?

LIN. (Finta! menzognera!) Vedete bene, l'ora è tarda. Non si può andare e tornare.

ZEL. È vero. L'aria della notte vi potrebbe far del male.

LIN. (Che finissima carità.)

ZEL. Ma come andate?

LIN. In sedia.

ZEL. Voglio dire: non vi mettete niente per ripararvi dall'aria?

LIN. Faccio conto di andar così come sono. Datemi il mio cappello.

ZEL. Mettetevi il gabbano.

LIN. No, no, non è freddo.

ZEL. Aspettate. Voglio che vi mettiate il gabbano. (va all'armadio, e tira fuori un gabbano)

LIN. (Chi mai crederebbe ch'ella sapesse fingere a questo segno!)

ZEL. (viene col gabbano) Eccolo qui, credetemi, starete meglio.

LIN. Sì, sì, come volete. Datelo qui.

ZEL. Lasciate che ve lo metta in dosso.

LIN. Me lo metterò io.

ZEL. No, no, voglio far io. Infilate il braccio.

LIN. Me lo metterò sulle spalle.

ZEL. No, caro marito, voi avete un abito buono, e la polvere lo rovinerà.

LIN. (M'insegna a fingere a mio dispetto.)(lascia fare).

ZEL. (mettendo il gabbano) Ah se potessi sperare un poco di consolazione!

LIN. (con ironia) La consolazione l'avrete fra poco.

ZEL. (termina di vestirlo) Il cielo lo voglia.

LIN. (Il cielo permetterà che la menzogna si scopra.) Il cappello.

ZEL. Il buono non ve lo do.

LIN. Datemi quel che volete.

ZEL. (va all'armadio, e torna con un cappello vecchio ed un bastone) Tenete questo. Per campagna è buonissimo. Tenete il vostro bastone.

LIN. (Tutte le pulizie immaginabili purché io parta.)

ZEL. Andate via...

LIN. (in atto di partire) A rivederci...

ZEL. (torna all'armadio) Aspettate.

LIN. (Faccio una fatica orribile a contenermi.)

ZEL. Tenete i vostri guanti.

LIN. Vi ringrazio.

ZEL. Ah! caro marito, se conosceste il mio cuore...

LIN. Sì, sì, lo conosco... a rivederci.

ZEL. (patetica) Andate via...

LIN. Bisogna bene ch'io vada.

ZEL. E andate via... così...

LIN. Come?

ZEL. Senza... senza nemmeno abbracciarmi?

LIN. Ci rivedremo domani... ma... venite qui, abbracciamoci. (s'abbracciano) (da sé) (L' ancor quest'ingrata!)

ZEL. (s'asciuga gli occhi piangendo)

LIN. (Oh cielo! che lagrime son quelle?) (commosso) (Ah lagrime di rossor, di rimorso, di tradimento.) (risoluto) Addio, a rivederci.

ZEL. Sentite... (gli stende le braccia)

LIN. (Non posso più.) Non ho tempo da perdere, a rivederci. (parte senza guardarla)

 

 


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