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AUR.
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Anderà ben,
benissimo,
Con quattro
paroline io l'ho incantato.
E di me
innamorato,
La dote mi
farà.
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CORN.
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Come
facesti
A tirarlo in
la rete?
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AUR.
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Io? Tu lo
sai,
Ho un certo
che nel volto,
Ho un certo
che nel tratto,
Misto così
tra il furbo e il sempliciotto,
Che ogni uno
che mi parla, resta cotto.
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CORN.
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Non vorrei
che allorquando
Moglie mia
tu sarai,
Altri si
cucinasse al tuo bel foco.
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AUR.
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Se geloso
sarai, goderai poco.
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CORN.
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Basta; ne
parleremo. Ma io penso:
Se il signor
Filiberto
Ti ha
promesso la dote,
Sarà sì
generoso
Sol
coll'idea di divenir tuo sposo.
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AUR.
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Così sarà,
ma io
So fare il
fatto mio.
Della sua
negligenza
Profittarmi
saprò.
Forse gli
rapirò,
Col pretesto
di far la soscrizione
Al contratto
nuzial, la donazione.
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CORN.
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Oh gran
donna! oh gran donna! Io col tuo esempio
Propor vuò a
Filiberto
L'aggiustamento
della lite. A lui
Chiederò la
sua firma
Per chiudere
il contratto,
E quand'egli
mi creda, il colpo è fatto.
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AUR.
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Con ragion
ci ha congiunti
Amor sagace
e scaltro;
Nati siam
veramente uno per l'altro
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CORN.
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Ah, ch'io
non vedo l'ora,
Cara, che tu
sii mia
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AUR.
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Tua sarò, ma
non voglio gelosia.
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CORN.
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Dammi la
bella man. Lascia che almeno
Io me la
stringa al seno.
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AUR.
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Sì, caro,
ecco la man, se tu la vuoi;
Del mio core
e di me dispor tu puoi.
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