Carlo Goldoni
Il prodigo

ATTO TERZO

SCENA QUATTORDICESIMA

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SCENA QUATTORDICESIMA

 

Beatrice e Clarice

 

BEAT. Credetemi, amica, ho una passioneforte per mio fratello, che non mi posso dar pace. Ci siamo amati sempre sin da bambini, e son forzata ad amarlo ad onta de' suoi disordini e dei dispiaceri che provar mi tocca per sua cagione. L'ho mortificato poc'anzi, e l'ho veduto rimanere stordito, e quasi mi pento di averlo fatto; pure, se credessi che le mie parole bastassero a farlo ravvedere, tornerei di bel nuovo a mortificarlo.

CLAR. Si vede che voi l'amate davvero, e convien dire che siate di cuore assai tenero, se seguitate ad amarlo, ancora quando meno lo merita.

BEAT. Se voi lo aveste conosciuto sei o sett'anni sono, lo avreste ritrovato degno d'amore. Non si un uomo di miglior cuore di lui. Egli non ha alcun vizio di quelli che fanno agli uomini disonore. Per un amico si getterebbe nel fuoco. Fa stima grande di tutti. Onora le persone di merito. Ama con tenerezza, con sincerità, con costanza. Compiacentissimo in tutto colle persone ch'ei tratta, e questa sua compiacenza è stata causa del suo precipizio. Rimasto solo, fu attorniato da gente trista, da falsi amici, adulatori, mendaci. Si è lasciato condurre da' suoi domestici, da un fattore briccone; in somma è un povero cieco, che corre al precipizio senz'avvedersene.

CLAR. Non si può dir meglio in di lui favore di quel che dite; ma il male si è troppo avanzato, e dubito non vi sia rimedio.

BEAT. Eppure io credo che con poco si potrebbe ricondurlo sulla prima strada. Siccome i suoi difetti non provengono da un cattivo animo, ma da una troppo facile condiscendenza, basterebbe ch'ei cambiasse la pratica delle persone che lo adulano, in altre sincere ed oneste, vorrei scommettere ch'ei si riduce come un agnello.

CLAR. Felice lui e felice voi, se ci aveste pensato prima! Ora che non ha più niente di suo, anche il suo pentimento potrebbe credersi disperazione, per non aver più il modo di scialacquare, com'ei faceva.

BEAT. Se si verificasse l'aggiustamento della sua lite, sarebbe egli ancora nel caso di far conoscere il suo cambiamento.

CLAR. Dubito che anche la lite andrà come il resto delle cose sue.

BEAT. Se va bene l'affare, vuò certo procurare di dargli moglie.

CLAR. Non vi riuscirà così facilmente.

BEAT. Con quattro mila ducati d'entrata, nel suo stato, può sperare un conveniente partito.

CLAR. Ed i suoi debiti?

BEAT. Sono di tal natura, che può con poco ricuperare gli effetti che ha ipotecato.

CLAR. Avrete in animo di procurargli una buona dote.

BEAT. No, amica. Vorrei cercar di trovargli soltanto una buona moglie, sendo io persuasa, che una donna di garbo in una casa sia la miglior dote, che possa un uomo desiderare.

CLAR. Quand'egli sia in istato di mantenerla, e dia segni di pentimento del suo costume passato, non vi sarà difficile il ritrovarla.

BEAT. Così voi foste di lui persuasa, come vi pregherei di secondare le mie intenzioni.

CLAR. Con qual animo mi consigliereste voi che io lo facessi? Non vi vuol poco per vederlo cambiato.

BEAT. Fatemi una grazia; ve la domando io per la nostra buona amicizia: non partite per ora. Trattenetevi qui qualche giorno.

CLAR. Ho detto di voler partire, ed il burchiello sarà allestito.

BEAT. Poco costa a dir che vi siete pentita.

CLAR. Voi mi vorreste esporre a delle scene maggiori.

BEAT. Chi è quegli? Il Dottore che è ritornato. Sentiamo che novità ci reca. Vediamolo noi prima di mio fratello. Ehi, ehi, signor Dottore, favorisca. (verso la scena)

 

 

 


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