Carlo Goldoni
La vedova scaltra

ATTO PRIMO

Scena Terza. Arlecchino e detti, poi altri camerieri di locanda

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Scena Terza. Arlecchino e detti, poi altri camerieri di locanda

 

Arl. Lustrissimo, cossa comandela?

Mil. Vieni qui. (lo tira in disparte; gli altri tre restano a tavola, mostrando parlar fra di loro)

Arl. Son qui.

Mil. Conosci madama Rosaura, cognata di Pantalone dei Bisognosi?

Arl. La vedova? La cognosso.

Mil. Tieni questo anello, portalo a madama Rosaura. Dille che lo manda a lei milord Runebif. Dille che è quell’anello, che nella passata notte ella stessa mi ha lodato; e dille che questa mattina sarò da lei a bere la cioccolata.

Arl. Ma, signor, la vede ben....

Mil. Tieni, sei zecchini per te.

Arl. Obbligatissimo; no diseva per questo, ma no vorave che el sior Pantalon....

Mil. Vanne, o ti farò provare il bastone.

Arl. Co l’è cussì, no la s’incomoda. Anderò a servirla, e farò anca mi quel che se sol far da quasi tutti i camerieri delle locande. (parte)

Mil. Ehi? (vengono tre servitori di locanda) Prendi il lume. (ad uno de’ servitori, il quale porta un candelliere per servire il Milord) Amici, un poco di riposo.

(parte servito dal cameriere, come sopra)

Mon. Addio Milord. Andiamo a dormire per un momento anche noi. Credo non vi sarà bisogno di lume.

(tutti s’alzano)

Con. Se non ci vedremo nell’albergo, ci troveremo al caffè.

Mon. Questa mattina forse non mi vedrete.

Con. Siete impegnato?

Mon. Spero di esser da madama Rosaura.

Con. Questo è impossibile. Ella non riceve veruno.(parte seguito da un servitore col lume)

Mon. Sentite come si riscalda il Conte? Egli è innamorato più di noi, e forse gode quella corrispondenza che noi andiamo cercando.

Alv. Se fosse così, sarebbe molto geloso.

Mon. È italiano, e tanto basta. (parte seguito da un altro, come sopra)

Alv. Sia pur geloso quanto vuole, sia pur Rosaura fedele, i dobloni di Spagna sanno fare dei gran prodigi.

(parte anch’egli, servito da un altro).

 


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