Carlo Goldoni
La vedova scaltra

ATTO TERZO

Scena Diciassettesima. Rosaura e Don Alvaro

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Scena Diciassettesima. Rosaura e Don Alvaro

 

Ros. Don Alvaro, mi maraviglio di voi, e meco dovrà maravigliarsi la Spagna tutta, che, posta in non cale l'illustre nobiltà della vostra prosapia, vogliate abbassarvi a sposare la figlia d'un vil mercante. A voi, che siete nato in Ispagna, non fa orrore questo nome di mercante? Ah, se la Duchessa vostra madre ne fosse intesa, morirebbe dalla disperazione. Don Alvaro, il vostro sangue, la vostra patria, la vostra nazione v'intimano il pentimento; e se tutto ciò non avesse forza per dissuadervi, ve lo comanda una incognita dama, la quale, avendovi concesso segretamente l'onore della sua grazia, ha acquistato il diritto di comandarvi. (tutto questo discorso molto grave e sostenuto)

Alv. ( Oimè! Son pieno di confusione. La voce di questa dama fa in me l'effetto che fece l'incantato scudo nell'animo di Rinaldo. Conosco l'errore, detesto la mia viltà. Rosaura è bella, ma non è nobile; merita affetto, ma non un castigliano.) Nobilissima dama, che tale vi dimostra la maniera con cui mi avete parlato, dal rossor del mio volto comprenderete la confusion del mio cuore, e se la vostra bontà mi offerisce l'occasione d'emendarmi...

Ros. Troppo presto pretendete d'aver purgata una macchia, che vi renderà il ridicolo delle Spagne. Si richiedono segni maggiori di pentimento.

Alv. Don Alvaro che non conosce altro sovrano che il Re suo signore, è pronto a sottomettersi all'impero di una eroina.

Ros. Per primo castigo del vostro vile e vergognoso affetto, dovete amarmi senza vedermi ed obbedirmi senza conoscermi.

Alv. Ah! Questo è troppo…

Ros. E' poco al vostro delitto Amar la figlia di un mercadante.

Alv. Avete ragione. Sì lo farò.

Ros. Dovete serbarmi fede coll'incertezza del premio.

Alv. Oimè voi mi fate tremare.

Ros. Dovete dipendere dai miei cenni, senza chiedermi la ragion del comando.

Alv. Sì, lo farò. (Ah! Che di sentimentigravi e nobili non son capaci se non le dame spagnuole.)

Ros. Vi seguirò dappertutto, in modo da non esser conosciuta se non quando vorrò approvare o disapprovare la vostra condotta. Datemi un segno per poter ciò eseguire senza parlarvi.

Alv. Tenete questa mia tabacchiera. (le quella che ebbe da Rosaura)

. È forse regalo di qualche bella?

Alv. È un cambio di Rosaura; appunto me ne privo, perché la sprezzo.

Ros. Or cominciate a piacermi.

Alv. Lode al cielo.

Ros. Don Alvaro, ricordatevi del vostro decoro e dell'amor mio.

Alv. Sarò fedele osservatore di mia parola.

Ros. Ci rivedremo.

Alv. Potessi almeno saper chi siete!

Ros. Quando voi lo saprete, vi prometto che stupirete.

Alv. Ah! certamente questa è una delle prime dame di Spagna. Questa è una principessa di me invaghita, zelante dell'onor mio. Amore. Amore, tu mi volevi avvilito, ma il nume tutelare della mia nobiltà mandò la bella incognita a salvare l'onore della mia illustre famiglia.

 


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