Carlo Goldoni
Il vero amico

ATTO SECONDO

SCENA VENTESIMA

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SCENA VENTESIMA

 

Florindo solo.

 

FLOR. Anche questo di più? Esser io obbligato a consigliarlo a far una cosa, che in ogni maniera per me ha da essere sempre di pregiudizio? Se lo consiglio a sposarla, faccio due mali, uno a lui, e uno a me. A lui, che per causa mia si mariterebbe senza la dote; a me, che perderei la speranza di poter conseguire Rosaura. Se lo consiglio a lasciarla, de’ mali ne faccio tre: uno rispetto a Lelio privandolo d’una donna che egli ama; uno rispetto a Rosaura, impedendo ch’ella si mariti; e l’altro riguardo a me, perché se la sposo, l’amico dirà che l’ho consigliato a lasciarla per prenderla io. Dunque, che far deggio? Io ho più bisogno d’esser assistito, d’esser illuminato. (parte)



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