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Carlo Goldoni
L'amore paterno

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  • ATTO PRIMO
    • SCENA SECONDA   Camilla e detti.
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SCENA SECONDA

 

Camilla e detti.

 

CAM. Che cos'è questo rumore? Oh Arlecchino, ben tornato dalla campagna.

ARL. Giusto vu ve voleva.

CAM. Ma che cosa avete, figliuoli, fra di voi, che vi ho sentito gridare?

ARL. Colù l'è tornà a Parigi per farme precipitar.

SCAP. Colui! Cos'è questo colui? Se non fosse qui questa giovane...

ARL. Falo andar via de qua. Falo andar via, se no ti vol véder un precipizio.

CAM. Caro Scapino, fatemi il piacere...

ARL. (Caro Scapino? Ho paura... Ma no vôi dar da conosser la mia zelosia).

CAM. Andate, vi dico, andate, non mi obbligate a dirvelo un'altra volta. (a Scapino)

SCAP. Ma sentite la mia ragione.

CAM. Non voglio sentire altre ragioni, andate.

ARL. Va via de qua, che sarà megio per ti.

SCAP. In quanto a voi, me ne rido. Partirò per il rispetto che ho per Camilla. Ella è la padrona di questa casa, e la civiltà vuole ch'io l'obbedisca. (Egli è ch'io ne sono innamorato, e mi lusingo ancora di guadagnarla).

CAM. Via dunque, andate, che mi farete piacere.

SCAP. Signora sì, vado, non v'inquietate. (Chi mai avrebbe creduto, che una giovane come questa s'invaghisse a tal segno di un uomo così villano, come è Arlecchino?) (parte)

 

 

 




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