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SCENA UNDICESIMA
Camera
Reale.
La Regina, poi il Re
e Servi.
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REG.
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Possibile
che tanto
Possa lungi
da me star il mio sposo?
Ahi, che
meno amoroso io lo pavento.
Un solo, un
sol momento,
Lasciar non
mi solea. Pur troppo è vero:
Dopo quei
giorni di primier diletto,
Si stanca
l'uom del maritale affetto.
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RE
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Mia cara.
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REG.
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Ah, se tal fossi,
Men lontano
da me trarresti l'ore.
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RE
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Io mi
trattenni, o cara,
Con la
nostra Lisaura,
Frutto de' nostri coniugali amori;
Ella, ancorché bambina,
Mostra
spirto real ne' suoi prim'anni.
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REG.
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De' miei
penosi affanni
Più non mi dolgo,
se l'amata figlia,
Con
innocente amore,
Gli amplessi
mi usurpò del genitore.
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RE
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Lieto son io
del vostro amor; conosco,
Cara, quanto
mi amate, e quanta pena
Vi prendete per me. Grato ne sono;
Ma vorrei che l'affetto,
Disgiunto
dal sospetto,
Vi lasciasse goder tutto il contento,
Senza provar
di gelosia il tormento.
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REG.
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Impossibil
mi fia
Amarvi, e
non morir di gelosia.
Teneri
affetti miei,
Vi sento, sì, vi sento,
E in così fier momento
Provar mi fate, oh
Dei! La pena
del morir.
Ma voi tacete omai;
Sarà più
bella assai
La gioia
mia, se tanto
È fiero il
mio martir. (parte)
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