Carlo Goldoni
Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno

ATTO SECONDO

SCENA QUINTA

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SCENA QUINTA

 

Il Re, la Regina, Erminio ed Aurelia

 

RE

Deh placate lo sdegno.

REG.

Itene lungi, indegno;

Ho veduto abbastanza:

Bella , bell'amor, bella costanza!

RE

Se scherzai con Menghina,

Perdon vi chiedo. Io non offesi, o cara,

L'amor mio, la mia . V'amo, v'adoro,

Voi siete il mio tesoro.

Deh mio bel nume irato,

Deh placate il rigor.

REG.

Siete un ingrato.

RE

S'io l'amo, se tradisco

L'affetto coniugale, Erminio il dica.

Ei che de' miei pensieri

Sempre a parte chiamai,

Vi dirà che son fido, e ch'io scherzai.

REG

Conosco l'arte, e invan vi lusingate

Ch'io presti fede al labbro lusinghiero.

Quel ch'io vidi ed intesi, è troppo vero.

RE

(E cedere non vuol? Partir conviene).

Adorato mio bene,

S'io v'offesi con voglia empia e impudica,

O se vi son fedele, Erminio il dica.

 

(Ah che nel dirle addio

Mi sento il cor dividere,

Parte del sangue mio,

Viscere del mio sen).

Spero che il vostro core

Non sarà meco ingrato;

Che per cangiar di stato,

Saprà gradirmi almen. (parte)

 

 

 


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